Via flaminia 466

00191 Roma

+39 06 321 7639

Per informazioni e appuntamenti

Lun - Ven : 9:00 - 18:30

Disponibilità per appuntamenti

Via flaminia 466

00191 Roma

+39 06 321 7639

Per informazioni e appuntamenti

Lun - Ven : 9:00 - 18:30

Disponibilità per appuntamenti

Categorie
Recupero crediti

Vendita in frode ai creditori

 

L’azione revocatoria è un mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale del debitore, consistente nell’attribuzione ai creditori di un’azione giudiziaria per ottenere la dichiarazione di inefficacia degli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore abbia recato oggettivamente pregiudizio alle ragioni creditorie. L’articolo  2902 del  codice civile prevede che il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia,  possa promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni  oggetto dell’atto impugnato. Inoltre, il terzo contraente che abbia verso il debitore ragioni di credito dipendenti dall’esercizio dell’azione revocatoria non può concorrere sul ricavato dei beni che sono stati oggetto dell’atto dichiarato inefficace se non dopo che il creditore è stato soddisfatto ”.

Le fattispecie possono  essere assai variegate: si pensi all’atto in frode ai creditori per il cui tramite si intende danneggiare specificamente costoro, sottraendo la garanzia generica costituita dagli elementi attivi presenti nel patrimonio del debitore; oppure alla costituzione di una garanzia reale in favore di un creditore che ne fosse stato originariamente privo.

L’effetto dell’azione pauliana non consiste nella dichiarazione di nullità degli atti di alienazione compiuti dal debitore ,  ma nella sua dichiarazione di inefficacia relativa,  nel senso che l’atto di alienazione non può essere opposto al solo creditore che ha agito, mentre nei riguardi del terzo acquirente e degli altri soggetti è perfettamente valido ed efficace.

Gli elementi essenziali dell’azione in commento tradizionalmente vengono ravvisati  nel  consilium fraudis e nell’eventus damni.  Ricorre il primo allorché sia ravvisabile la frode del debitore, ovvero  quando sia evidente la conoscenza del pregiudizio da parte di questi relativamente all’atto di disposizione posto in  essere  in danno al creditore.

A riguardo  è  importante precisare che se l’atto è stato compiuto prima che sia maturato il diritto di credito la legge impone, al fine dell’esperimento  dell’azione,  la necessità  che sia dolosamente preordinato al fine di danneggiare il futuro creditore. Circa il  secondo  elemento,  invece, bisogna tener conto che  l’atto di disposizione posto in essere dal debitore deve essere di natura tale da poter danneggiare gli interessi del creditore: di conseguenza se il patrimonio del debitore è composto da più cespiti di rilevante valore, la vendita di alcuni di essi non potrà danneggiare gli interessi del creditore poiché questi, in caso di inadempimento, potrà comunque rivalersi sugli altri beni. Rilevante,  poi, è  distingue se l’atto  di  disposizione posto in  frode al creditore sia a titolo oneroso  o  gratuito. Infatti se l’atto è a titolo oneroso per agire in revocatoria, oltre la frode e il danno sarà anche necessario che il terzo sia consapevole del pregiudizio che arreca alle ragioni del creditore, ovvero  che sia in  malafede, potendo  il giudice convincersi dell’esistenza di  tale requisito in base al basso prezzo corrisposto dal terzo acquirente per ottenere il bene.

Se l’atto, invece,  è a titolo gratuito per agire in revocatoria sarà sufficiente dimostrare l’esistenza della frode ed il prodursi del danno, essendo irrilevante l’eventuale buona fede del terzo che abbia acquisito il diritto. Dunque,  soltanto  il terzo sub acquirente vedrà fatte salve le sue ragioni se potrà  dimostrare di  essere  in buona fede al momento dell’acquisto;  mentre è  interessante osservare che la Suprema Corte con una recente pronuncia ( Cassazione civile, sez. III, sentenza n. 11573 del 14.05.2013 ) ha affermato  che l’accertamento del credito non sospende l’azione revocatoria che  si prescrive nel termine di cinque anni dal compimento dell’atto pregiudizievole.  (Riproduzione vietata tutti i  diritti  riservati  Sposatolaw – pubblicato  su  Messaggero)

 

Categorie
Recupero crediti

Il pignoramento presso terzi

 

Il pignoramento presso terzi è  una particolare procedura di  soddisfazione del  credito molto utilizzata, perché più rapida ed economica di  altre procedure esecutive, che avviene su  crediti  vantati dal  debitore  presso altri  soggetti,  come nel  caso  del pignoramento del  conto  corrente bancario, o  del  pignoramento del quinto  dello  stipendio direttamente al datore di lavoro del  debitore. Con tale procedura, come disposto dall’articolo 543 del codice di procedura civile, il creditore procede all’esecuzione forzata dei beni del debitore che si trovano in possesso di un soggetto terzo al suo rapporto creditorio.L’avvocato,  dopo  avere eseguito le opportune ricerche patrimoniali  sulla persona del  debitore,   provvede a notificare l’atto di pignoramento presso terzi a mezzo ufficiale giudiziario, consegnando il titolo attestante il  credito vantato, l’atto  di precetto notificato  al  debitore e l’originale dell’atto di pignoramento contenente la citazione del debitore a comparire ad udienza fissa,  con l’invito al terzo a rilasciare la relativa dichiarazione.  Ricevuta la dichiarazione del terzo e ritirato l’atto di pignoramento notificato, la causa dovrà  essere iscritta  a ruolo,  a pena  di inefficacia nel termine di  30  giorni, quindi la cancelleria del  tribunale  trasmetterà al legale  comunicazione relativa alla fissazione di udienza in  cui  il giudice verificherà la regolarità delle notifiche e, successivamente, analizzerà la dichiarazione resa dal terzo pignorato; se questa è positiva, e non ci sono opposizioni del debitore circa l’impignorabilità del bene, allora il giudice emetterà un provvedimento di assegnazione con il quale ordinerà al terzo di pagare al creditore procedente, quanto dovuto dal debitore, oltre alle spese di procedura.

Se, invece, la dichiarazione di terzo non arriva, o se arriva, è negativa, si prospetta uno  scenario più  complesso  e di  difficile pronta soluzione per il  recupero  del proprio  credito.

E’ disponibile un servizio di consulenza online che fornisce assistenza su casi personali.

Categorie
Recupero crediti

Pignoramento

 

Il pignoramento consiste in un’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al  debitore di  astenersi  da qualunque atto  diretto  a sottrarre alla garanzia del  credito esattamente indicato i  beni che si  assoggettano  all’espropriazione ed i relativi  frutti. La sua  funzione   è  quella di  determinare un  vincolo  di  destinazione su  uno o più  beni individuati  dal  debitore  affinché  essi, una volta liquidati  e cioè trasformati in  denaro, soddisfino il  credito  del  creditore procedente e di  quello dei  creditori eventualmente intervenuti,  rendendo  attuale la responsabilità  patrimoniale generica di  cui  all’articolo 2740  del  codice civile.

Il bene pignorato non è  in  regime di indisponibilità  assoluta e non  cessa di  appartenere al  patrimonio  del debitore,  con la conseguenza che l’eventuale atto di  disposizione su  di  esso compiuto  non è  nullo, o in  alcun modo invalido o affetto da inefficacia assoluta ma,  ai  sensi  dell’articolo  2913 del  codice civile, sarà  inopponibile al  creditore procedente e a quelli intervenuti, dovendosi parlare  di inefficacia relativa  degli  atti  di  disposizione  compiuti  sui beni pignorati da parte del  debitore esecutato. Molto  rilevanti  da un punto  di  vista pratico sono le novità  introdotte dalle Legge n. 80  del  2005.

Ferma restando  la centralità  dell’ingiunzione,  il nuovo secondo  comma dell’articolo 492 del  codice di  procedura civile ha stabilito che il pignoramento  debba contenere due  requisiti  formali:  l’invito ad eleggere domicilio in comune compreso nel circondario del tribunale, con avvertenza che altrimenti le successive notifiche e comunicazioni saranno effettuate presso la cancelleria e l’avvertimento della facoltà per il debitore di chiedere la conversione del pignoramento.

Tale ultima disposizione, dall’indubbia finalità garantistica, si  spiega anche in  considerazione della nuova formulazione del termine finale entro il quale possa essere richiesta la conversione,  la quale non è ammissibile se proposta dopo l’emissione dell’ordinanza che dispone la vendita. Gli ulteriori  commi introdotti dalla Legge n. 80/2005,  come riformata dalla Legge n. 52/06,   hanno finalità  volte ad introdurre meccanismi  di facilitazione della ricerca dei beni  da pignorare da parte del  creditore, prevedendo che l’ufficiale giudiziario quando  constati  che i beni  assoggettati  a pignoramento appaiano insufficienti per la soddisfazione del  creditore procedente, debba invitare il  debitore ad indicare i beni  utilmente pignorabili ed i luoghi in  cui questi si  trovino, ovvero le generalità  dei  terzi  debitori,  con l’avvertimento  delle sanzioni previste per il caso  della  mancata dichiarazione.

Sempre nel caso in  cui  non vengano  individuati beni  utilmente pignorabili, introducendo un  procedimento officioso di individuazione dei beni  da pignorare analogo  a quello previsto  nel  sistema francese,  la riforma ha disposto anche che l’ufficiale giudiziario possa  richiedere,  su  istanza del  creditore pignorante, indagini presso l’anagrafe tributaria o  altre banche dati pubbliche. (Riproduzione vietata tutti i  diritti  riservati  Sposatolaw – pubblicato  su  Messaggero )

Per avere maggiori dettagli sul pignoramento attiva un contatto di assistenza online.

 

Categorie
Recupero crediti

Intervento dei creditori

 

L’art. 498 del codice di procedura civile  stabilisce che dell’espropriazione devono  essere avvertiti i creditori  che sui beni pignorati hanno un  diritto  di prelazione risultante da pubblici registri. Il  successivo art. 499 prevede che possano intervenire nell’esecuzione i  creditori  che nei  confronti  del debitore hanno un credito fondato  su  titolo  esecutivo,  nonché quelli  che al momento del pignoramento avevano eseguito un sequestro sui beni pignorati, ovvero avevano un diritto di pegno o  di prelazione risultante da pubblici registri, o ancora erano titolari di un diritto di credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili di cui all’articolo 2214 del codice civile.

La disposizione  in  esame è  considerata una diretta conseguenza del principio della par condicio  creditorum  posto  dall’art.  2741 del  codice civile,  secondo il  quale, salve le cause legittime di prelazione, ciascun  creditore ha diritto  di  soddisfarsi  sui  beni  del  debitore. Il ricorso per intervento deve essere depositato prima che sia tenuta l’udienza in  cui  è  disposta la vendita o l’assegnazione e deve contenere l’indicazione del credito e quella del titolo da cui  esso ha origine. Occorre ricordare che l’intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo,  ammissibile prima della riforma introdotta dalla Legge n. 80  del  2005,  conserva efficacia se avvenuto prima del 1/3/2006, dovendosi applicare le nuove norme per gli interventi depositati oltre tale data.

La riforma in  questione ha inserito tra le disposizioni riguardanti l’intervento in generale  l’istituto dell’estensione del pignoramento precedentemente regolato dall’art. 527 c.p.c. Circa  gli effetti dell’intervento è  l’art. 500 dello  stesso  codice di  rito a disporre  che tale azione dà  diritto  a partecipare alla distribuzione della somma ricavata,  nonché all’espropriazione del bene pignorato e a provocarne i  singoli  atti.    In linea di  principio, i poteri  dei  creditori intervenuti dipendono  da molteplici  condizioni sia di  carattere  sostanziale che processuale, assumendo tra le prime rilievo la natura del  credito, privilegiato o  chirografario, quando non è assistito da alcun tipo di garanzia reale, ossia pegno e ipoteca, o personale, ossia fideiussione e anticresi.; mentre,  tra le seconde,  appaiono  rilevanti le circostanze che esso  sia supportato  o no da un  titolo  esecutivo e che l’intervento  sia tempestivo o tardivo,  a seconda che sia avvenuto prima o  dopo l’emissione dell’ordinanza di vendita.

L’intervento nel  giudizio  attribuisce, comunque, ai  creditori un  diritto  fondamentale: quello  di  partecipare alla distribuzione della somma ricavata, tale diritto  spetta a tutti i creditori  intervenuti, siano  essi tempestivi o tardivi, privilegiati o  chirografari,  titolati o meno,  sempre che vi  sia capienza nel progetto  di  distribuzione. L’unico limite è  quello che l’intervento  debba avvenire prima della distribuzione della somma, poiché  all’esito  della medesima le eventuali  somme residue, in mancanza di  altri  creditori, dovranno  essere  restituite al  debitore. (Riproduzione vietata tutti i  diritti  riservati  Sposatolaw – pubblicato  su  Messaggero)

Per casistiche personali puoi usufruire di una assistenza online.

 

Categorie
Recupero crediti

Decreto ingiuntivo

Il creditore a fronte del  diniego  di  pagamento  da parte del proprio  debitore deve rivolgersi  ad un  avvocato affinché ottenga la riscossione del proprio credito e possa incassare in tempi rapidi le somme a lui  dovute. A volte è  sufficiente l’inoltro  di  una semplice diffida ad adempiere e costituzione in mora del  debitore ai  sensi  dell’articolo  1219  del  codice civile,  ma il più  delle volte occorrerà promuovere una procedura di  riscossione per ottenere un titolo  esecutivo da parte dell’autorità  giudiziaria contro il  debitore.

Il  ricorso per decreto ingiuntivo è un procedimento speciale e sommario, con  cui il  creditore che vanta un  credito certo, liquido ed esigibile, fondato su prova scritta, richiede un provvedimento di ingiunzione di pagamento al giudice competente, il  quale ordina al debitore di adempiere all’obbligazione di pagamento ( o di consegna) entro quaranta giorni dalla notifica,  con l’avvertimento che entro il medesimo termine potrà proporre opposizione e che, in difetto, si procederà ad esecuzione forzata.

Il decreto ingiuntivo può  essere provvisoriamente esecutivo quando il credito sia fondato su una cambiale anche scaduta,  un assegno circolare,  un assegno bancario finanche scoperto,  un certificato di liquidazione di borsa,  un atto ricevuto da notaio, o da altro pubblico ufficiale autorizzato e quando si ritiene che, in caso di ritardo nel  pagamento, come nel caso  di una fattura inevasa,  si possa creare un grave danno per il  creditore che possa vedersi sottrarre le dovute garanzie nell’adempimento da parte del debitore. Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo consente al creditore di ottenere il pagamento del proprio  credito, o la consegna del bene a lui dovuto, senza dover attendere il termine ordinario di 40 giorni, vedendosi il  debitore obbligato  ad adempiere entro  10  giorni  dalla notifica dall’atto di precetto, con  cui  il  titolo viene notificato. Ove il  debitore contesti l’ingiunzione di  pagamento,  perché  infondata, illegittima, o perché vi ha già  adempiuto potrà proporre, nel termine di  40  giorni dalla notifica del  decreto ingiuntivo, a pena di  nullità,  relativa opposizione dinanzi lo  stesso  giudice competente che lo  ha emesso, notificando  un  atto  di  citazione al  creditore opposto  ed iscrivendo  la causa a ruolo, trasformando così il procedimento da sommario, in ordinario; viceversa l’opposizione a precetto  si  propone nel termine di  10  giorni,  ma non  sospende l’esecutorietà  del  titolo, fino  a quando, almeno,  non venga accolta l’istanza di  sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo  ai  sensi dell’articolo  624 del  codice di procedura civile.

L’opposizione  a decreto ingiuntivo ha spesso  carattere meramente dilatorio, con il  solo intento  di consentire  al  debitore di  prendere tempo e sottrarsi  al proprio  obbligo  di  adempiere, in particolare quando non è supportata da prova scritta, o di pronta soluzione, dovendosi intendere per “prova scritta” qualsiasi  documento idoneo a provare,  ai sensi  degli  artt.  2699 e seguenti del  codice civile, il fondamento dell’eccezione del debitore ingiunto e, quindi, l’inesistenza del diritto  del  creditore, mentre  per “pronta soluzione”  l’esistenza di mezzi  di  prova  posti  a sostegno  dell’opposizione tali, però,  da non dare vita ad una vera e propria istruttoria. La dottrina e la giurisprudenza maggioritarie affermano che il giudice istruttore, nell’esercizio del suo potere discrezionale di concedere l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, non deve limitarsi alla sola verifica del fatto che l’opponente abbia fondato l’opposizione su prova scritta, o se questa sia di pronta soluzione;  la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, ai sensi dell’articolo 648 del  codice di  procedura civile, può essere concessa in due diverse ipotesi dai presupposti fra loro autonomi e complementari:   1)  quando il creditore opposto abbia fornito la piena prova dei fatti costitutivi del credito e risulti la probabile infondatezza delle eccezioni dell’opponente; 2)  quando, a prescindere dalla particolare certezza del credito, possa allegare e provare il   periculum in mora”  che a lui deriverebbe dal ritardo nella decisione, qualificato dal fumus boni iuris”   del suo diritto.

Con il decreto ingiuntivo  telematico introdotto con il Decreto Legge 179/2012, che prevede il  deposito dei  documenti  con  modalità  telematiche,  i  tempi  di  emissione del decreto ingiuntivo  si  sono  abbassati mediamente  da 45 giorni  a 10  giorni con indubbi vantaggi per il  creditore di ottenere rapidamente un titolo  esecutivo  nei  confronti  del proprio  debitore.

Per casistiche particolari relative al decreto ingiuntivo è disponibile un servizio di consulenza online.

Categorie
Recupero crediti

Cumulo dei mezzi di espropriazione

L’art.  483 del  codice di procedura civile dispone che  il  creditore possa valersi  cumulativamente dei  diversi mezzi  di  espropriazione forzata previsti  dalle legge  ma,  su  opposizione del  debitore, il  Giudice dell’esecuzione,  con  ordinanza non impugnabile, può limitare l’espropriazione al mezzo  che il  creditore sceglie o, in mancanza, a quello  che il Giudice stesso determina.

Il presupposto  affinché il  debitore possa invocare la limitazione prevista dalla norma in  esame consiste nella eccessività del  ricorso ai vari mezzi  di  espropriazione,   attraverso i quali può  realizzarsi l’espropriazione forzata mobiliare presso il  debitore, immobiliare o  presso terzi,  consentendo la legge  al  creditore  di potere agire cumulativamente,   senza alcun  ordine di priorità,  con la sola eccezione per i beni sui  quali sia apposta  una garanzia reale ai  sensi  dell’art. 2911 del  codice civile.

La valutazione dell’eccessività  deve essere apprezzata dal Giudice di  volta in  volta,  tenuto  conto  degli interessi  del  creditore pignorante  e di  quelli  intervenuti, nonché del valore dei beni  esecutati  e dell’ammontare del credito  dell’istante,  dei  crediti  degli intervenuti  e di coloro  che vantino cause  legittime di prelazione. Parte della dottrina,  propende   per quella tesi  più garantista per il  creditore secondo  cui tale valutazione dovrebbe   tenere conto del  presumibile ricavato  della vendita,  nonché  delle probabilità  di  eventuali ulteriori interventi in  giudizio  da parte di creditori  che siano privilegiati.

Al  contrario una parte minoritaria sostiene che la norma in  esame costituisca una estrinsecazione del principio del minimo mezzo, ovvero  del principio  di  lealtà  e probità nel  compimento  degli  atti processuali.  In ogni caso,  è  bene sottolineare che il  maggior  valore  dei beni oggetto  dell’espropriazione,  rispetto  al  credito vantato,  di per sé  non  costituisca  eccesso  dei mezzi  di  espropriazione  tale da legittimare il  Giudice ad intervenire,  non potendosi  prescindere, a riguardo,   dalla formulazione di apposito reclamo da parte del  debitore esecutato. Al  di  fuori delle ipotesi  di  eccessività,  sono  ammessi più  procedimenti  di  stesso  tipo  per lo  stesso  credito,  tuttavia,  come ha sancito  la Suprema Corte con  sentenza n. 3786 del  1987,   il  creditore che sia stato  soddisfatto in uno  di  essi non può ottenere anche il  rimborso  delle spese di un  altro  procedimento. Dottrina e giurisprudenza sono  concordi  nel  ritenere  che sussista il  cumulo  dei mezzi  di  espropriazione  qualora si  promuovano  contro lo  stesso  debitore  più processi  esecutivi  di  diverso  tipo,   dovendo,  diversamente,  trovare applicazione l’articolo  496 del  codice di procedura civile che disciplina la riduzione del  pignoramento.  Quanto  alla natura ed alla forma dell’opposizione del  debitore,  essa  non può  inquadrarsi  nella categoria delle opposizioni in  senso  tecnico  ai  sensi  degli  articoli 615 e 617  del  codice di  procedura civile,  consistendo  in un mero  reclamo, non  soggetto  a termini  di  decadenza,  motivato da ragioni  di  opportunità  e convenienza,  da proporsi con  ricorso  o con  semplice dichiarazione a verbale di udienza.

Il Giudice chiamato  a decidere,  dovrà  disporre l’audizione delle parti interessate e provvederà  con  ordinanza non impugnabile, soggetta, tuttavia, a ricorso  straordinario in Cassazione ex art.  111  comma 7 della Costituzione.  Infine,  è importante ricordare come la Corte di Cassazione, con  sentenza n. 18533 del  2007,  abbia stabilito che in presenza di un  eccesso nell’impiego  del mezzo  esecutivo  connotato da dolo o colpa grave, sia giustificata non  solo  l’esclusione dall’esecuzione  dei  beni  ad essa sottoposti in  eccesso,  ma anche la condanna del  creditore procedente  per responsabilità processuale aggravata. (Riproduzione vietata tutti i  diritti  riservati  Sposatolaw – pubblicato  su  Messaggero)

Per ulteriori informazioni in merito, si può richiedere una assistenza online.

Categorie
Recupero crediti

Recupero crediti

 

Lo Studio Sposato grazie all’accesso immediato a banche dati è in grado di conoscere e valutare anticipatamente la situazione economica, finanziaria e patrimoniale del debitore al fine di intraprendere azione legale solo quando vi siano  elevate probabilità di successo, razionalizzando tempi  e costi.

Fornisce, inoltre, grazie a rapporti  con i principali Istituti  di  credito nazionali  ed esteri la cessione pro-soluto di crediti aziendali di certa inesigibilità,  utile  per eliminare dal bilancio le partite in sofferenza che non si riescono a riscuotere  che  concorrono a formare il reddito imponibile con conseguenza di aggravio di imposizione fiscale.

L’attività  viene esplicata per recupero  di  crediti  condominiali, crediti  da lavoro,  crediti  chirografari  ed assistiti  da privilegio,  anche attraverso  lo  strumento  del  cumulo  dei  mezzi  di  espropriazione prestando  particolare  interesse all’intervento  dei  creditori in procedure giudiziarie  già  in  corso ed attenzione  ad azioni volte a salvaguardare il  creditore da casi  di  vendita in  frode ai  creditori.

L’attività principale viene espletata attraverso il  conseguimento di  sentenze immediatamente esecutive, ottenimento  di  decreto ingiuntivo di pagamento  telematico,  notificazione  del  titolo e dell’atto  di  precetto  al  debitore, pignoramento presso terzi, pignoramento di immobili  ed ogni  altra attività utile all’esazione immediata del credito.

Le procedure utilizzate per il recupero del proprio credito  nei  confronti  del  debitore, ove la semplice diffida ad adempiere con  messa in mora non  abbia sortito alcun effetto,  variano  a seconda dell’esito delle ricerche effettuate sul patrimonio del debitore stesso,  anche ai  fini  dell’ottenimento  di un titolo  esecutivo  di  pagamento. Prestando  attenzione alle tempistiche e ai  costi della procedura di  recupero crediti,  l’avvocato potrà  propendere per richiedere un  decreto ingiuntivo  telematico, oppure, ottenuto il  titolo esecutivo, a fronte di  ulteriore insolvenza del  debitore, iscrivere a ruolo il pignoramento, il pignoramento presso  terzi,  ove il  debitore vanti  posizioni  creditorie nei  confronti  di  soggetti terzi  estranei  alla procedura e vi  sia sufficiente capienza, ovvero,  nel  caso  di  particolari beni di  pregio, avviare un  pignoramento  congiunto.