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Costi della separazione giudiziale

I  costi  della separazione giudiziale sono maggiori  rispetto  a quelli  della separazione consensuale, perché mentre quest’ultima, rientrando  nel procedimenti  di  volontaria giurisdizione (dovendosi limitare il giudice soltanto a prendere atto degli accordi raggiunti dalle parti) si  conclude in una unica udienza, la separazione giudiziale rientra nei  procedimenti di ordinaria cognizione e può a volte, addirittura,  sfociare in ulteriori azioni indipendenti, subordinate e connesse, come l’adozione di  provvedimenti cautelari  e d’urgenza.

Le spese da affrontare variano in  base alla complessità  ed al  valore della controversia  e,  salvo  diverso accordo  tra le parti,  sono regolate dal DM n.  55 del 2014, modificato  ed integrato  dal DM n. 37 del 2018,  che prevede un importo minimo, uno medio  ed uno massimo per  4 distinte fasi processuali.

È  dovuto all’avvocato un  compenso:

1) per la fase di  studio ed esame della documentazione;

2) per la fase introduttiva della causa, ovvero per la redazione del  ricorso ed  iscrizione a ruolo della causa con il  fascicolo di parte contenente tutti i  documenti;

3) per la fase istruttoria e/o di trattazione, per la redazione delle note ex art 183 comma 6 cod. proc.  civ., l’assunzione di  mezzi istruttori,  espletamento delle prove testimoniali, la partecipazione ed esame di eventuale CTU ad operazioni peritali disposti dal giudice ( come per es. nel caso  di  accertamento  da parte della Guardia di  Finanza );

4) per la fase decisionale,  ovvero per l’’assegnazione della causa a sentenza,  la redazione delle memorie conclusionali  e di  replica ex art 190  cod. proc.  civ. e disamina delle memorie avversarie.

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