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Malattia professionale

La malattia professionale si ha quando il lavoratore si ammala progressivamente per la costante interazione nello svolgimento dell’attività lavorativa di una cosiddetta causa lenta che nel tempo incide sulla salute del lavoratore,  come nel caso  dell’esposizione all’amianto, al benzene, o  all’aldeide formica.

La copertura assicurativa Inail ricomprende malattie  tabellate, ovvero  riconosciute e assistite da una presunzione di collegamento con l’attività professionale svolta. In questi casi, il lavoratore dell’erogazione dell’indennizzo, dovrà soltanto dimostrare di aver svolto mansioni direttamente ricollegabili a quelle tipiche comportanti la specifica malattia; nel caso in cui, invece, il lavoratore contragga una malattia professionale non tabellata, per poter ottenere le prestazioni Inail, è chiamato ad assolvere il più gravoso onere probatorio attinente alla dimostrazione in concreto del nesso causale tra la patologia accusata e le condizioni di lavoro.

Lo  studio legale Sposato,  grazie all’ausilio di  medici  legali  e primari ospedalieri in  convenzione, tutela i  diritti  del danneggiato valutando  i casi in  cui  ricorrano le condizioni per intraprendere azione di  risarcimento danni.

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Incidenti sul lavoro

Risarcimento per infortuni e decessi sul lavoro

Lo Studio Legale Sposato è stato fondato nel 1949 dall’avvocato Francesco Sposato, che all’età di 23 anni era il più giovane avvocato d’Italia, per fornire assistenza e supporto a chi subisce lesioni a seguito di gravi infortuni per responsabilità civile. Consolidata esperienza nel campo della responsabilità civile e del risarcimento del danno, sia per infortuni sul lavoro che in corso, tutelando i diritti del lavoratore vittima di un grave infortunio.

Nel corso degli anni abbiamo assistito con successo più di 5.000 clienti in tutta Italia e ottenuto milioni di indennizzi per i feriti, nonché, nei casi più gravi, azioni legali a tutela degli eredi per morte sul lavoro al fine di determinare la colpevolezza. , quantificazione e liquidazione del danno ai familiari.

L’avvocato Gianluca Sposato, figlio d’arte, è considerato a livello nazionale tra i professionisti più preparati in materia di responsabilità civile e risarcimento danni e assiste personalmente tutti i clienti che hanno subito macro infortuni e i familiari di coloro che hanno perso la vita durante il lavoro per motivi imputabili al lavoratore per lavori pericolosi svolti, senza adeguate misure di sicurezza, sia durante i turni di lavoro e le mansioni affidate che durante il tragitto casa-lavoro e viceversa.

Esame gratuito del caso di infortunio sul lavoro

Chi perde il lavoro o la vita a causa di un infortunio sul lavoro merita la massima tutela, per questo la nostra formula per il cliente prevede l’esame e lo studio del caso in maniera completamente gratuita.

Se riscontriamo le cause della responsabilità del lavoratore e decidiamo di assumerci l’incarico di citare in giudizio il danno a favore del lavoratore, il danneggiato riceve tutte le spiegazioni e il supporto necessari per gestire al meglio il proprio infortunio, con garanzia del pagamento. solo ed esclusivamente per ottenere un risarcimento.

Non richiediamo alcun costo anticipato e disponiamo solo dei migliori avvocati di fama nazionale per l’esame e la quantificazione del danno in termini di danno biologico per la certificazione dell’invalidità permanente e relativo impatto sulla capacità lavorativa del danneggiato.

Avvocato esperto di compensazione per infortuni sul lavoro e decessi sul lavoro

Lo Studio Legale Sposato è da sempre considerato il più affidabile della capitale per il settore della responsabilità civile e negli anni è stato scuola e punto di riferimento per molti colleghi avvocati.

Nel 2001 è passata nelle mani dell’avvocato Gianluca Sposato, figlio d’arte e uno dei massimi esperti nazionali in materia di responsabilità civile per la quantificazione del risarcimento del danno, nonché per la ricostruzione degli elementi processuali relativi alla nesso di causalità per la ”determinazione della responsabilità del datore di lavoro”.

L’avvocato Gianluca Sposato, che è stato consulente legale dell’INPDAP Istituto Nazionale per il Welfare dei Lavoratori della Pubblica Amministrazione, segue personalmente tutti i casi relativi a macrolesioni permanenti e decessi occorsi sul lavoro, al fine di offrire la migliore tutela possibile all’infortunato parte. a scopo risarcitorio.

Il danno del lavoratore biologico

Il danno è riconosciuto al lavoratore biologico che abbia subito un infortunio, o un infortunio sul lavoro, o si sia ammalato a causa delle precarie condizioni di salute sul luogo di lavoro. La materia è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000, recante disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, ai sensi dell’articolo 55, comma 1, della legge n. 144.

L’indennizzo corrisponde al lavoratore che dimostri il danno subito e il nesso di causalità tra gli infortuni e l’attività svolta, indipendentemente dalla copertura dell’Inail, sia che si tratti di rapporto di lavoro debitamente denunciato, o di lavoro nero.

Il danno morale del lavoratore

Chi è vittima di un infortunio sul lavoro, a causa di attività lavorative pericolose svolte senza precauzioni, in luoghi di lavoro non sicuri, o per esposizione a sostanze tossiche e velenose, come catrame, bitume, gas solido o inalazione, fumi di amianto, subisce danni alla salute che deve essere quantificata sotto diversi profili.

Oltre al danno biologico, ovvero lesioni accertabili in ambito forense in termini di invalidità permanente e temporanea del lavoratore, per l’esatto e completo computo del danno morale subito dal lavoratore, deve essere presa in considerazione anche la sofferenza subita dal lavoratore direttamente dal sinistro, risarcibile come danno morale.

La più recente giurisprudenza della Suprema Corte parla di personalizzazione del danno, con un aumento del 50% dell’invalidità permanente riconosciuta alla parte lesa. Tuttavia, ai fini della massima quantificazione e liquidazione del danno, oltre al nesso di causalità, sarà necessario provare l’effettivo danno subito dal lavoratore che abbia subito lesioni o malattia durante oa causa dell’esercizio della propria posizione. . attività in luoghi di lavoro malsani o non sicuri.

Risarcimento del danno al lavoratore inadempiente

Il nostro ordinamento tutela i lavoratori anche quando non sono nel pieno godimento dei loro diritti, prevedendo la possibilità di chiedere il risarcimento del danno in tutti i casi in cui l’evento dannoso abbia determinato condizioni di inabilità temporanea o permanente al lavoro, rispondendo al datore di lavoro, indipendentemente di obbligo assicurativo o previdenziale.

L’Inail riconosce un’indennità per gli infortuni sul lavoro che abbiano comportato un’invalidità compresa tra il 6% e il 15% e una rendita vitalizia diretta per i casi di laurea pari o superiore al 16%. L’indennizzo in capitale o in forma di rendita vitalizia per invalidità compresa tra il 6% e il 100% è calcolato sulla base delle tabelle del danno biologico Inail che tengono conto di coefficienti legati al sesso, all’età e al grado di invalidità subita.

La denuncia del l’Inail in  caso di morte del dipendente

In caso di decesso del lavoratore, ci occupiamo di espletare tutte le procedure necessarie per ottenere l’importo massimo erogabile previsto dalla legge per ciascun legittimo erede.

Il certificato di morte deve essere presentato all’INAIL dal datore di lavoro, o dagli eredi del lavoratore, secondo le modalità previste dalla legge.

Al fine di non commettere errori che possano pregiudicare l’accoglimento della domanda risarcitoria e il suo importo, è bene contattare immediatamente il nostro studio legale che dal 1949 assiste le famiglie di coloro che hanno perso la vita durante oa causa del lavoro svolto, nonché per malattia contratta sul lavoro.

Importi rimborsabili agli eredi del lavoratore

Il datore di lavoro ha il dovere di tutelare la salute e la sicurezza dei propri lavoratori, rispondendo anche penalmente in caso di inosservanza delle disposizioni di legge.

In caso di decesso dell’assicurato, l’assicuratore deve informare i parenti superstiti del loro diritto a richiedere anche la rendita vitalizia.

I parenti del lavoratore che hanno diritto al risarcimento del danno per la perdita del rapporto familiare sono: coniuge, figli, genitori e fratelli.

Gli importi relativi al danno morale che deve essere riconosciuto a ciascun legittimo erede, secondo la recente giurisprudenza della Suprema Corte, devono tenere conto dei seguenti fattori: età del lavoratore deceduto, età del familiare superstite e grado di parentela La convivenza o meno con il lavoratore deceduto è un elemento che può essere valutato ai fini della maggiore o minore importo da corrispondere.

Per fissare un appuntamento e affidare il vostro caso per ottenere il risarcimento del danno per un infortunio con ferite gravi o mortali sul lavoro all’avvocato Gianluca Sposato, potete chiamare il numero 06.3217639 o, per emergenze, il numero legale 24h 347.8743614 a cui assistete anche da WhatsApp

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Danno tanatologico

Il danno tanatologico è il danno connesso alla perdita della vita.

Secondo parte della giurisprudenza sarebbe ingiustificatamente non  risarcibile in quanto il soggetto che perde la vita non è in grado di acquistare un diritto risarcitorio, perché finché è in vita non vi è perdita e quando è morto da una parte non è titolare di alcun diritto e dall’altra non è in grado di acquistarne.  La cassazione cita addirittura il  filosofo  greco Epicuro  che nella sua lettera sulla felicità all’amico Meneceo, rassicurandolo sulla fine della vita, esorta a  non preoccuparsene perché quando  c’è  lei  non  ci  siamo  noi  e quando  ci  siamo  noi  non c’è lei.

Per sostenere tale impostazione il danno non patrimoniale è considerato danno-conseguenza e non più danno-evento: l’art. 2059 c.c. non delinea una distinta fattispecie di illecito produttiva di danno non patrimoniale, ma consente la riparazione anche dei danni non patrimoniali, nei casi determinati dalla legge, nel presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della struttura dell’illecito civile, che si ricavano dall’art. 2043 c.c.

Le argomentazioni fatte proprie dalla dottrina che invece è propensa a riconoscere la autonoma risarcibilità del danno da perdita della vita sono essenzialmente le seguenti:

– il diritto alla vita, in quanto fondamentale ed imprescindibile diritto dell’uomo, necessita di adeguata tutela: un sistema che riconosce rilevanza a lievi lesioni del diritto alla salute e nega tutela alla lesione del diritto alla vita dà vita ad irragionevoli storture ed iniquità;

– negare la risarcibilità del danno tanatologico porta a concludere che, dal punto di vista del danneggiante, è più conveniente uccidere che ferire;

– la tutela risarcitoria è la tutela minima riconosciuta a qualunque diritto; essa, pertanto, va a maggior ragione riconosciuta al supremo ed inviolabile diritto alla vita.

Si  aggiunga che per la cassazione la mera relazione di consanguineità non è da sola sufficiente ad integrare il danno risarcibile, gravando sui congiunti l’onere di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto (Cassazione, Sezione III, n. 12200/2019), in  netto  contrasto  con   quanto  stabilito dall’art. 32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo, stabilendo che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

In  attesa che la Consulta torni  a pronunciarsi  su questione di tal  rilievo,  impedendo che si possa deprezzare ulteriormente la vita umana,  le elaborazioni dottrinali in materia e gli escamotages giurisprudenziali, architettati al fine di corrispondere un adeguato risarcimento ai superstiti, testimoniano la necessità di ammettere la diretta risarcibiltà del bene vita in favore di chi l’ha perduta in conseguenza del fatto illecito altrui.

Grazie a un servizio di consulenza online, puoi esporre le tue problematiche specifiche.

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Danno patrimoniale

Il danno patrimoniale consiste nella lesione di un interesse patrimoniale, sia in termini di diminuzione del patrimonio (c.d. “danno emergente” ), sia in termini di mancato guadagno determinato dal fatto dannoso (c.d. “lucro cessante”); mentre il danno non patrimoniale include, invece, tutti i pregiudizi non immediatamente quantificabili economicamente, quali la sofferenza interiore, l’invalidità fisica e psichica, il peggioramento della qualità della vita di una persona.

Il danno patrimoniale viene, pertanto,  comunemente definito  come atipico, sul presupposto del principio generale dettato  dall’art. 2043 del  cod.  civ.,  essendo  sufficiente per il suo  risarcimento un danno ingiusto, ovvero  la lesione di un  diritto, o di un interesse protetto.

Il primo problema da affrontare in tema di  danno, ai  fini  della sua risarcibilità, riguarda il  nesso  di  causalità: i danni – ai sensi dell’art. 1223 c. c. – sono risarcibili se costituiscono la conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento verificatosi.

Il danno  emergente è il danno  che comporta una immediata diminuzione patrimoniale. Esistono due tipologie di risarcimento del danno emergente: il risarcimento per equivalente, che consiste nell’attribuzione al danneggiato di una somma di danaro, il cui scopo è quello di compensare il valore del bene distrutto, senza, però, ripristinare la situazione antecedente all’accadimento; il risarcimento in forma specifica, mezzo attraverso il quale il danneggiato ottiene la reintegra del bene della vita distrutto o della situazione giuridica lesa, in modo tale che venga ripristinata la situazione preesistente all’atto illecito.

Il lucro cessante è il guadagno che il soggetto colpito dall’illecito avrebbe potuto conseguire e che, invece, a causa dell’evento dannoso sofferto, non ha potuto realizzare. Ai sensi dell’art. 2056 secondo comma cod. civ. il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso. La quantificazione del mancato guadagno, infatti, non può essere accertata, differentemente da quella relativa al danno emergente. Per questo motivo, il legislatore ha previsto che il giudice possa, solo dopo che la vittima abbia provato l’esistenza quantomeno del danno emergente, valutare con equo apprezzamento l’entità del lucro cessante, ossia del così definito mancato guadagno e, quindi, conferirgli un valore economico.

Per approfondimenti sul danno patrimoniale, richiedere una consulenza online.

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Danno non patrimoniale

Il danno non patrimoniale  consiste nella violazione di un  diritto  della persona costituzionalmente garantito (diritto alla salute) e può essere di natura contrattuale, o extracontrattuale e, dunque, scaturire da un  fatto illecito.

Viene qualificato  dal legislatore come tipico perché, in base al disposto dell’art.  2059  del  cod.  civ., può essere risarcito  solo nel  casi previsti  dalla legge, diversamente dalla previsione di  cui  all’art. 2043, dello stesso codice,  per cui chiunque cagioni  ad altro un fatto ingiusto è tenuto  a risarcirlo.

Accade, poi, spesso che uno da uno stesso  evento dannoso scaturiscano sia danni patrimoniali, che danni non patrimoniali: ne sono  esempio tipico proprio i sinistri stradali, allorquando provocano oltre che danni a cose, lesioni. In tali casi saranno dovuti i danni patrimoniali subiti dal danneggiato relativi alla sua autovettura, oltre ai danni non patrimoniali che ha subito alla sua integrità psicofisica e, dunque, il danno biologico nella sua più ampia accezione, comprensivo del danno morale per la sofferenza patita.

Il risarcimento per il danno non patrimoniale svolge una funzione sanzionatoria e satisfattiva, in quanto oggetto del danno non è l’esatta compensazione di un valore monetario relativo ad una perdita economica subita, ma una sorta di riparazione che soddisfa una perdita valutabile economicamente soltanto in via equitativa da parte del giudice. Ed e’ proprio tale valutazione e determinazione del danno che dà luogo ad i più accesi dibattiti  e contrasti giurisprudenziali, sulla scorta di tecnicismi ed alternanza di orientamenti promossi dalle compagnie assicurative contro i danneggiati.

Per maggiori informazioni e casistiche particolari, è disponibile una assistenza online.

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Danno morale

Il danno morale è definito dalla giurisprudenza come “l’ingiusto turbamento dello stato d’animo del danneggiato, o anche nel patema d’animo, o stato d’angoscia transeunte generato dall’illecito” (Cass. n. 10393/2002).

Ai  fini della liquidazione di  tale posta di  danno, pertanto,  si  deve essere in presenza di un fatto illecito subito  e della violazione di  un  diritto  costituzionalmente garantito, come per esempio quello  alla salute tutelato  dall’art.  32 della Costituzione, per cui la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto  dell’individuo.

Pertanto, non tutti infatti possono chiedere il risarcimento del danno morale, essendo sottoposto a limiti molto stringenti e difficilmente i giudici lo concedono a priori, senza cioè la prova di un pregiudizio serio che si  è subito. In altri termini i danni morali scattano solo quando l’illecito è particolarmente grave e compromette dei diritti fondamentali della persona, ovvero se c’è prova del danno e se la lesione riguarda un diritto costituzionale, o un bene fondamentale della persona.

Naturalmente il  giudice potrà fare ricorso  anche a presunzioni per il relativo  riconoscimento,  atteso che risulta di particolare difficoltà, oltre che evidenzia limiti  di incostituzionalità, la prova dei propri  sentimenti o  del dolore subito (a riguardo  si  rimanda al  paragrafo inerente il danno da perdita parentale e catastrofale).

Una volta provato tale turbamento dello stato  d’animo a mezzo indagini medico legali o  anche attraverso la prova testimoniale,  la relativa liquidazione avviene a discrezionalità del giudice sulla base di  parametri  equitativi in rapporto  all’entità del  danno  biologico riscontrato.

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Danno esistenziale

Il danno esistenziale è il danno arrecato all’esistenza, quel danno che si traduce in un peggioramento della qualità della vita, pur non essendo inquadrabile nel danno alla salute. Viene, pertanto,  interpretato un tertium genus all’interno della responsabilità civile, quale insieme ben distinto sia dal tronco del danno patrimoniale, sia da quello del danno morale: una realtà incentrata sul “fare non reddituale” della persona tale da sconvolgere le sue abitudini di  vita, incidendo  nella normale estrinsecazione della sua personalità.

Su questa posta di danno, ovvero  su tale ulteriore richiesta di  liquidazione del danno la giurisprudenza si  è mossa  molto  timidamente e dopo le sentenze gemelle di  San Martino,  che hanno  enunciato il principio per cui  il danno  deve essere risarcito  nella sua interezza, ma senza duplicazioni  risarcitorie, è assai raro  che i  giudici tendano a  liquidarlo,  se non in presenza di prove inconfutabili  e rigorose.

Circa la relativa quantificazione vale, in  linea di massima il  discorso  relativo  al  danno morale,  rientrando  la relativa quantificazione nella ormai comune personalizzazione del danno operata dai  giudici  la cui forbice è molto  ristretta,  con liquidazione di importi spesso, purtroppo,  irrisori rispetto alla gravità  dei  danni  subiti se non assistiti da un avvocato specializzato.

Per esporre casi particolari è disponibile una assistenza online.

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Danno da perdita parentale

Il danno da perdita parentale, è un danno non patrimoniale iure proprio del congiunto della vittima, che si concreta  nello sconvolgimento dell’esistenza rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita conseguenti al decesso del congiunto, rappresentato dal vuoto costituito dal non potere più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno e perciò nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti tra moglie e marito, tra madre e figlio, tra fratello e fratello, nel non poter più fare ciò che per anni si è fatto, nonché nell’alterazione che una scomparsa del genere inevitabilmente produce anche nelle relazioni tra i superstiti.

La perdita di una persona cara rappresenta un evento doloroso ed irreparabile che si ripercuote nella quotidianità, traducendosi in un vuoto incolmabile e, in sostanza, in un profondo mutamento e sconvolgimento delle proprie abitudini di vita. Non esiste ristoro  economico che possa colmare tale vuoto;  la vita, infatti  è  un bene prezioso  ed irrinunciabile ed è inconcepibile pensare come la Cassazione, a sostegno  delle tesi caldeggiate dalle compagnie di  assicurazione, si sia più  volte pronunciata, in  elusione al  dettato  della Corte Costituzionale, giocando sul  filo  del danno  evento  e danno  conseguenza per giungere a considerare  il danno da perdita parentale non “in re ipsa”,  ovvero  non risarcibile  automaticamente,   ma da dovere provare di  volta in  volta.Per maggiori informazioni, attivare una consulenza online.

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Danno biologico

Il danno biologico consiste nella lesione alla integrità psicofisica della persona, suscettibile di accertamento medicolegale, ovvero in  quelle menomazioni permanenti o temporanee dell’integrità psicofisica comprensive degli aspetti personali e dinamico-relazionali, indipendentemente da ogni riferimento alla capacità di produrre reddito., come disposto dall’art. 5 comma 3 delle L. 5 marzo 2001 n.  57.

Il calcolo del danno biologico prende in considerazione diversi parametri:

– L’ I.T.A. invalidità temporanea assoluta, ovvero il computo dei giorni che intercorrono tra l’incidente e il completo ristabilimento del danneggiato, o il momento in cui si evinca che qualsiasi cura o terapia non migliorerebbe la situazione. Può essere assoluta, come nei casi di  ricovero ospedaliero  quando  il danneggiato, dunque, non è in grado minimamente di poter attendere alle proprie minime esigenze di  vita quotidiana, o parziale I.T.P. per esempio nel caso di  degenza a casa, o di ritorno  al lavoro  con  tutore ortopedico, o altri strumenti medicali ( collare) che ne limitino la normale mobilità ed operatività.

– L’invalidità permanente I.P. si ha quando le conseguenze del sinistro non sono eliminabili con cure o terapie. Il senso è qui più ampio di quello comune, nella misura in cui anche una frattura, anche se l’arto in questione tornerà ad essere utilizzato, segnerà per sempre la persona. L’accertamento viene effettuato da un medico legale sulla scorta dei principi  e dettami  della medicina legale.

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Danni da circolazione stradale

Lo Studio Sposato offre assistenza altamente tecnica e specializzata agli infortunati in  ambito  di  gravi incidenti  stradali,  ai  loro parenti  ed eredi, per conseguire elevato  risarcimento di  tutti i danni  subiti, patrimoniali  e non patrimoniali.

L’Avvocato Gianluca Sposato,  apprezzato  relatore congressuale sulle tecniche di liquidazione del  danno  ed autore di  numerose pubblicazioni  e monografie, ha ottenuto  condanne contro  compagnie di  assicurazione anche oltre il massimale di polizza assicurato ed è  Presidente dell’Associazione Difesa Infortunati  Stradali  che ha ottenuto  il  riconoscimento  della Presidenza del  Consiglio  dei Ministri  per il fattivo  contributo  volto  a tutelare i  soggetti danneggiati  da incidenti  stradali.

Lo  studio si  avvale dell’ausilio  di Primari  Ospedalieri e Professori Universitari per la parte medico legale, anticipando, ove necessario, ogni  spesa e richiedendo il  compenso  a garanzia del  cliente,  solo esclusivamente a conseguimento  del  risultato.

La responsabilità civile automobilistica riguarda  un ambito vasto e complesso che richiede una specifica preparazione in ambito assicurativo, con particolare riferimento  al  Codice delle assicurazioni private, oltre che una ferrata conoscenza in tema di responsabilità civile disciplinata dall’art. 2043 cod. civ. nonché, per casi  più articolati nozioni  di cinematica stradale

L’obbligo dell’assicurazione per la responsabilità civile degli autoveicoli è stata istituita con la Legge 24 dicembre 1969 n.990, che all’art. 1 sanciva l’obbligo di copertura assicurativa per qualsiasi autoveicolo a motore posto in circolazione. Il Codice delle Assicurazioni Private, introdotto  con il  decreto legislativo 7 settembre 2005 n. 209 all’art. 122 ha mantenuto tale onere pressoché immutato, dal momento che rappresenta l’unico strumento valido di tutela per le vittime di incidenti stradali garantendo l’operatività, per le compagnie di assicurazione, dell’obbligo a contrarre per la garanzia RCA.

La ricostruzione è fondamentale per l’attribuzione della responsabilità,  atteso  che non  sempre sono reperibili testimoni oculari  dei fatti, mentre non è del  tutto poco  frequente che le testimonianze risultino in  contrasto  con il verbale redatto  dalle autorità intervenute per effettuare i  rilievi.

Casistiche particolari  riguardano  gli incidenti  a pedoni,  incidenti in  bicicletta e lo  stato  di  bisogno  del  danneggiato.

E’ disponibile un servizio di consulenza online grazie al quale puoi esplicitare il tuo caso.