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Danno da morte iure proprio e jure hereditario

Danno da morte jure proprio e jure hereditario: guida al risarcimento

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L’Avvocato Gianluca Sposato, Rappresentante di Interessi alla Camera dei Deputati, offre assistenza legale specializzata in casi di morte per incidente stradale, o decesso per responsabilità civile medica.

In questo articolo viene spiegato quando spetta il danno da morte, gli importi per ciascun erede, di quali voci si compone e chi sono i familiari che hanno diritto al risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale.

Quali sono le voci del danno da morte?

Parlando di danno da morte, la prima distinzione riguarda i danni jure proprio, in quanto danni riflessi derivanti dalla perdita del rapporto parentale, dai danni jure hereditario, acquisiti dalla vittima prima del decesso, come il danno da premorienza ed il danno terminale.

La perdita di un familiare a seguito di un incidente stradale, o per decesso dovuto ad errore medico, è materia regolata dal Codice delle Assicurazioni Private e rappresenta uno dei momenti più drammatici della vita.

In questi casi, il nostro ordinamento giuridico riconosce il danno da perdita del rapporto parentale, offrendo tutela ai parenti più stretti.

Cos’è il danno da perdita del rapporto parentale?

Il danno parentale è il risarcimento riconosciuto ai familiari  di una persona deceduta a causa di un fatto illecito, come un incidente stradale, o una morte causata da errore medico.

Questo tipo di “pregiudizio” si configura come danno non patrimoniale e mira a compensare il dolore, la sofferenza e lo sconvolgimento della vita relazionale provocati dalla perdita del proprio caro.

La giurisprudenza di legittimità ha chiarito più volte che tale posta di danno non spetta automaticamente, non trattandosi di danno evento.

Il danno da morte, infatti, si configura come danno conseguenza, per cui è richiesta la prova della sofferenza per la perdita del rapporto affettivo, affinchè maturi il diritto al risarcimento agli eredi per il danno da morte.

Tale prova, tuttavia, grazie soprattutto al mio intervento come membro del Gruppo “Danno alla Persona” dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile, a tutela dei familiari delle vittime di  reato, può essere acquisita anche presuntivamente, come nel caso di uno stretto legame e convivenza con la vittima.

Cosa è il danno jure proprio?

Il danno jure proprio è quel tipo di pregiudizio sofferto direttamente dai familiari della vittima a causa della perdita del proprio familiare.

Non deriva dalla posizione del defunto, ma è un danno autonomo che consiste nel dolore e nella compromissione del rapporto affettivo venuto a mancare per l’uccisione del proprio caro.

È riconosciuto, per esempio, ai familiari delle vittime della strada, sia che siano conviventi, o meno, purchè possano dimostrare il venir meno del vincolo affettivo.

La categoria dei familiari che hanno diritto al risarcimento del  danno jure proprio per la perdita del rapporto parentale sono:

  • coniuge

  • figli

  • genitori

  • fratelli e sorelle 

  • conviventi more uxorio, in presenza di una relazione affettiva stabile e duratura

  • nonni, nipoti

Il risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale è tabellare, nel senso che viene attribuito un valore monetario ad ogni punto, proporzionato alla:

  • qualità e intensità del legame affettivo con la vittima
  • età del defunto e del superstite

  • convivenza o meno con la vittima

  • eventuale presenza di altri congiunti risarcibili

Rientrano, dunque, nella categoria dei danni jure proprio tanto i danni riflessi, di tipo morale per la sofferenza causata dalla perdita del proprio caro, che il danno biologico, danno esistenziale ed anche il danno patrimoniale, ove possa essere dimostrato il nesso di causalità.

Cosa è il danno jure hereditario?

Il danno jure hereditario si riferisce all’autonomo danno e sofferenza vissuta dalla vittima prima della morte, nel periodo intercorrente tra la lesione ed il decesso.

La Cassazione al riguardo distingue tra, due differenti poste di danno che sono:

  1. danno biologico terminale
  2. danno morale terminale

Nei casi in cui la morte non è istantanea, ma avviene dopo un certo periodo di tempo ai fini della trasmissione dei diritti jure hereditario ai parenti della vittima è richiesta la lucida agonia, ovvero la consapevolezza della imminente morte da parte del proprio familiare poi deceduto e si risarcisce:

  • il dolore psico-fisico patito dalla vittima

  • purché vi sia la consapevolezza della morte imminente da parte della vittima

I danni jure hereditario entrano nel patrimonio del defunto e sono trasmissibili agli eredi, purché la vittima sia sopravvissuta per un lasso di tempo apprezzabile dopo il fatto lesivo, tanto che la giurisprudenza parla di “danno  cronometrico”.

Sebbene sul punto c’è chi sostenga che la “lucida agonia”  e consapevolezza dell’imminente fine della propria vita debba perdurare per lo meno 24 ore, la Corte di Cassazione ha chiarito che non è necessario un tempo minimo, ma serve coscienza e consapevolezza del patimento (Cass. Civ. n. 15350/2015).

Cosa è il danno da premorienza?

Il danno da premorienza è la perdita anticipata della vita da parte della vittima che sopravvive all’evento lesivo per un certo tempo.

Si configura come danno jure hereditario, perchè può essere trasmesso agli eredi.

Il danno da premorienza si verifica quando la vittima, a seguito di una lesione gravissima, come nelle lesioni per incidente stradale, non muore subito, ma dopo un certo periodo.

Il danno da premorienza è legato alla perdita delle aspettative di vita, cioè agli anni che la vittima avrebbe potuto vivere se non fosse intervenuto l’illecito.

Per il calcolo del risarcimento del danno da premorienza si considera l’abbreviazione della vita futura, sulla base dell’età e della qualità della vita residua.

Presupposti essenziali per avere diritto al risarcimento del danno da premorienza sono i seguenti:

  • La vittima non muore immediatamente, ma dopo un certo periodo.

  • Durante questo periodo, può o non può essere lucida.

  • La sofferenza non è requisito centrale: ciò che rileva è l’accorciamento dell’esistenza.

Gli importi spettanti agli eredi jure hereditario per il danno da premorienza vanno da un minimo di 26.000,00 euro fino a un massimo di 385.000,00 euro, in funzione della durata della sopravvivenza della vittima e della consapevolezza della morte imminente.

La durata massima considerata per la liquidazione del danno da premorienza è di 1000 giorni, pari a circa 2 anni e 9 mesi.

Cos’è il danno terminale?

Il danno terminale è una particolare forma di danno jure hereditario e consiste nella sofferenza psico-fisica intensa e consapevole provata dalla vittima tra la lesione e il decesso, nelle sue ultime ore o giorni di vita.

Riguarda la sofferenza della vittima nel tempo che intercorre tra la lesione e la morte, purché sia cosciente e consapevole del proprio stato.

È in questo lasso di tempo che può maturare un ulteriore diritto jure hereditario in favore dei familiari della vittima e precisamente:

  • un danno biologico terminale patito dalla vittima

  • un danno da morte anticipata per la perdita delle aspettative di vita

L’Osservatorio sulla Giustizia Civile riconosce il diritto al risarcimento per il danno derivante dalla perdita anticipata della vita in condizioni di sofferenza psicofisica, configurando un danno trasmissibile agli eredi jure hereditario.

Elementi valutativi fondamentali e criteri risarcitori del danno da premorienza si basano su:

  • Durata del lasso di tempo tra la lesione e la morte
    (anche se breve, purché apprezzabile)

  • Stato di coscienza e lucidità della vittima
    (è fondamentale che vi sia consapevolezza della fine imminente)

  • Sofferenza psico-fisica sopportata
    (valutata anche in via presuntiva)

  • Età della vittima
    (a parità di condizioni, un’età più giovane può implicare un valore risarcitorio maggiore)

  • Condizioni cliniche durante il periodo intermedio
    (es. agonia prolungata, interventi chirurgici, ricoveri intensivi)

I valori orientativi per il risarcimento del danno da premorienza avvengono in via equitativa, ma le Tabelle di Milano 2024 forniscono una forbice risarcitoria orientativa:

  • da un minimo di 15.000 euro

  • fino a un massimo di 35.000 euro o oltre
    nei casi di agonia protratta, forte sofferenza, lucidità mantenuta, giovane età e drammaticità delle circostanze.

Vi  sono, poi casi di esclusione per cui non è configurabile il danno da premorienza:

  • se il decesso è istantaneo o la vittima era priva di coscienza

  • se manca ogni prova, anche presuntiva, della sofferenza e consapevolezza della morte imminente

Sul punto è doveroso richiamare l’insegnamento della Cassazione secondo cui il danno terminale o da premorienza può essere provato anche in via presuntiva, purché vi siano indizi concreti della coscienza e sofferenza della vittima (Cass. Civ. Sez. Un. n. 15350/2015).

Quali sono le differenze tra danno da premorienza e danno terminale?

L’Osservatorio di Milano distingue nettamente tra queste due tipologie di danno jure hereditario.

Il danno da premorienza riguarda il valore della vita persa, mentre il danno terminale si focalizza sul dolore e sull’angoscia della morte vissuta consapevolmente.

Spesso i due danni possono coesistere, ma devono essere liquidati separatamente e con motivazione specifica da parte del giudice, in base agli elementi clinici e temporali accertati.

Tabella comparativa del danno da premorienza e del danno terminale

AspettoDanno da premorienzaDanno terminale
Base del dannoPerdita delle aspettative di vitaSofferenza fisica e psichica consapevole
Tempo richiestoSopravvivenza apprezzabile dopo l’eventoAnche poche ore, ma con consapevolezza
Stato mentale vittimaPuò anche non essere coscienteDeve essere lucida e consapevole
ProvaFattori oggettivi di sopravvivenzaProva (anche presuntiva) di sofferenza e angoscia
Danno ereditabile?Sì, jure hereditarioSì, jure hereditario
Importi tipici (2024)Variabili secondo età e vita residuaDa 23.000 a 35.000 euro (anche di più se aggravato)

L’orientamento della Cassazione sui criteri liquidatori del danno biologico terminale

La Cassazione, con la sentenza n. 21799 del 29.7.2025, ha chiarito che la liquidazione del danno terminale non può essere meramente simbolica e, soprattutto, non può consistere nel risultato di una applicazione meccanica tabellare.

Il metodo di risarcimento del danno biologico terminale richiede un approccio valutativo più sofisticato, che sappia cogliere le peculiarità del caso concreto attraverso una motivazione analitica e non stereotipata delle ragioni che giustificano una liquidazione personalizzata rispetto ai parametri tabellari standard.

La Cassazione richiede che il giudice di merito non si limiti alla sola applicazione tabellare, occorrendo invece che proceda a una valutazione personalizzata adeguatamente motivata, basata in sostanza sulla massima considerazione delle peculiarità del singolo caso concreto.

Il danno biologico terminale presenta caratteristiche ontologiche che non possono essere catturate da parametri tabellari standardizzati, ma deve essere ispirata ad una impostazione apprezzabilmente coerente con il principio costituzionale di integrale riparazione del danno e con la natura stessa del danno terminale, che indubbiamente rappresenta una delle forme più acute di pregiudizio non patrimoniale.

L’applicazione meccanica delle Tabelle, in questi casi,  infatti, rischia di tradursi in una sostanziale sottovalutazione del pregiudizio effettivamente subito, contraddicendo il principio della restitutio in integrum del danneggiato.

Come si calcola il danno parentale? Criteri e Tabella di risarcimento

Il calcolo per il risarcimento del danno parentale jure proprio si basa sulle Tabelle integrate a punti  elaborate dal  “Gruppo Danno alla Persona” dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile.

L’Osservatorio sulla Giustizia Civile ha introdotto un sistema a “punteggio” e forbice economica, che consente una personalizzazione del danno ai fini della relativa liquidazione in base al caso concreto.

I criteri principali per il calcolo del danno parentale sono:

  1. Grado di parentela

  2. Età della vittima

  3. Età del danneggiato

  4. Convivenza

  5. Intensità e qualità del legame familiare

  6. Numero e qualità degli altri superstiti

  7. Eventuali aggravanti  dell’illecito (errore medico, incidente con colpa grave)

  8. Condizioni psicologiche e personali del danneggiato

A questi criteri si applica una valutazione puntuale e combinata, che consente al giudice di individuare un valore equo e proporzionato.

Nel caso di più superstiti, si applica un criterio proporzionale che evita duplicazioni e consente una ripartizione equa.

Rapporto parentaleForbice risarcitoria 2024 (€)
Genitore per perdita del figlioda 185.800 a 371.600
Figlio per perdita del genitoreda 165.800 a 331.600
Coniuge o conviventeda 165.800 a 331.600
Fratello/Sorellada 24.000 a 163.100
Nonno per perdita del nipoteda 24.000 a 163.100
Nipote per perdita del nonno/nonnada 24.000 a 163.100

Il giudice determina l’importo:

  • all’interno della forbice

  • valutando convivenza, assenza di altri parenti, trauma psicologico

  • con possibilità di aumento fino al 30-50% in casi eccezionali

Calcolo del danno da morte e personalizzazione

Il giudice può aumentare o ridurre gli importi base del risarcimento danno da morte fino al 50% nei casi in cui emergano circostanze eccezionali, come:

  • modalità particolarmente traumatiche dell’evento

  • gravissimo sconvolgimento della vita relazionale

  • storia familiare particolarmente intensa o fragile

Questo approccio è stato validato anche dalla Cassazione (Cass. Civ. n. 12408/2011), che ha riconosciuto le Tabelle di Milano come parametro legittimo per la liquidazione equitativa.

Chi ha perso un familiare per colpa altrui ha diritto a essere risarcito per i danni morali e relazionali subiti.

È importante rivolgersi a un avvocato esperto in responsabilità civile per:

  • individuare la forma di danno risarcibile

  • raccogliere documentazione e prove (certificati medici, relazioni affettive, testimonianze)

  • avviare la corretta procedura legale, sia in ambito stragiudiziale che giudiziale

FAQ sul danno da perdita parentale

Chi ha diritto al risarcimento del danno da perdita parentale?
Coniuge, figli, genitori, fratelli e conviventi, se il legame affettivo è provato.

È necessaria la convivenza per ottenere il risarcimento?
No, ma la convivenza può aumentare l’importo risarcibile.

Cosa significa danno jure proprio?
È il danno subito personalmente dal familiare per la perdita del rapporto affettivo.

Cosa significa danno jure hereditario?
È il danno subito dalla vittima tra la lesione e la morte, ereditato dai familiari.

Il danno è automatico o va dimostrato?
Va provato, ma può anche essere presunto in base a elementi oggettivi.

Quanto tempo si ha per chiedere il risarcimento?
In genere 5 anni, ma dipende dal tipo di responsabilità (penale, civile, sanitaria).

Il risarcimento può essere cumulato con altri danni?
Sì, ad esempio con danno biologico, danno patrimoniale o da incapacità lavorativa.

Quanto vale mediamente il danno da perdita parentale?
Da 100.000,00 a 380.000,00 euro per i casi più gravi, ma è personalizzabile in base a fattori soggettivi.

Qual è la differenza tra danno da premorienza e danno terminale?
Entrambi si riferiscono al dolore vissuto dalla vittima prima della morte, ma il danno terminale si concentra sulla consapevolezza della fine imminente.

Le Tabelle di Milano sono obbligatorie per il  risarcimento del danno da morte?
No, ma sono ampiamente utilizzate dai Tribunali italiani come criterio orientativo per il calcolo del danno da morte.

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Stragi stradali, appello dell’Avv. Gianluca Sposato

Stragi stradali: appello dell’Avv Gianluca Sposato per fermare le morti negli incidenti

Fonte Agenzia Parlamentare

Un appello indirizzato al Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Matteo Salvini, riaccende i riflettori sull’allarmante fenomeno delle stragi stradali in Italia.

A firmarlo è l’Avv. Gianluca Sposato, Presidente dell’A.D.I.S.M. – Associazione Difesa Infortunati Stradali e Malasanità – che da anni si batte per la sicurezza stradale e tutelare i diritti delle vittime della strada.

Con tono diretto e preoccupato, l’Avv. Sposato denuncia l’inefficacia delle attuali misure istituzionali nel contrastare quella che definisce una vera e propria emergenza nazionale: la morte per incidente stradale, in particolare tra i più giovani.

“È angosciante pensare che gli incidenti stradali rappresentino ancora oggi la prima causa di morte tra i giovani”, si legge nel documento. “Non possiamo più tollerare che la distrazione, la velocità, l’alcol e l’uso del cellulare alla guida continuino a mietere vittime in silenzio”.

Un vademecum per salvare le vite negli incidenti stradali

In vista dell’imminente esodo estivo, il Presidente dell’A.D.I.S.M. chiede al Ministero di diffondere un vademecum di prevenzione composto da cinque regole semplici ma fondamentali:

  1. Rispettare i limiti di velocità, specialmente nei centri urbani.
  2. Non utilizzare il cellulare alla guida.
  3. Non assumere alcol e droghe prima di mettersi al volante.
  4. Usare sempre casco e cinture di sicurezza, anche nei sedili posteriori.
  5. Rispettare segnaletica e precedenze, con particolare attenzione ad incroci e strisce pedonali.

Un appello alla responsabilità collettiva che coinvolge non solo gli automobilisti, ma anche media, case automobilistiche, compagnie assicurative e istituzioni pubbliche.

L’impegno dell’A.D.I.S.M. al fianco delle istituzioni

Nel documento inviato al Ministro delle Infrastrutture, l’Avv. Sposato rinnova la piena disponibilità dell’Associazione Infortunati Stradali a collaborare con le Istituzioni.

Non solo per promuovere campagne di sensibilizzazione, ma anche per partecipare a commissioni tecniche che si occupino concretamente di ridurre l’incidentalità stradale, anche con l’introduzione di sistemi di guida avanzati.

“Non serve solo denunciare. Serve agire. Noi ci siamo e siamo pronti a fare la nostra parte”.

Il messaggio è chiaro: le stragi stradali non possono più essere considerate eventi ineluttabili.

Serve un cambio di mentalità e un’azione coordinata e costante nel tempo.

Una battaglia di civiltà per evitare le morti negli incidenti stradali

L’A.D.I.S.M., riconosciuta per il suo impegno anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, opera da anni a tutela delle vittime della strada e dei casi di malasanità.

Insieme all’I.S.L.E. – Istituto per la Documentazione e gli Studi Legislativi – porta avanti attività di ricerca, formazione e supporto normativo, sul tema dell’omicidio stradale.

La richiesta inviata al Ministro Salvini mira a far sì che la sicurezza stradale diventi una priorità nazionale, soprattutto nei periodi più critici, come nei fini settimane e durante le festività.

Leggi l’articolo completo qui

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Assicurazione auto e incidente stradale

Assicurazione auto e incidente stradale

Agenzia Parlamentare 16 giugno  2025

Assicurazione auto: come funziona la sospensione automatica della polizza e quali sono i limiti temporali? Intervista all’Avv. Gianluca Sposato

L’obbligo assicurativo e i riferimenti normativi

In Italia, l’assicurazione per la responsabilità civile  per i danni da circolazione da circolazione stradale è obbligatoria ai sensi dell’art. 122 del Codice delle Assicurazioni Private (D. Lgs. 209/2005) e dell’art. 193 del Codice della Strada.

A tal riguardo è bene ricordare che i veicoli non in circolazione, parcheggiati su suolo pubblico devono essere coperti da polizza assicurativa per la responsabilità civile automobilistica.

L’obbligo esiste per tutelare i terzi danneggiati, come nel caso del passeggero trasportato, del  pedone investito, o di incidente stradale al ciclista.

In caso di incidente stradale con lesioni, il danneggiato ha sempre diritto a un risarcimento del danno, anche quando sorgono problematiche relative alla validità della copertura assicurativa.

Incidente stradale durante sospensione della polizza assicurativa

Se l’incidente avviene mentre la polizza è sospesa, per mancato pagamento del premio, trascorsi i 15 giorni di tolleranza in cui permane la copertura assicurativa (art. 1901 c.c.), la compagnia non è tenuta al risarcimento del danno.

In tal caso, il proprietario del veicolo risponde personalmente dei danni, anche in caso di lesioni gravi, o di incidente stradale mortale, solidalmente con il Fondo di Garanzia delle Vittime della Strada, gestito  dalla Consap SpA.

Sul punto si rammenta la pronuncia della Cassazione Civile, Sez. III, sentenza n. 10414/2021: “in assenza di copertura assicurativa, l’autore dell’incidente è obbligato in solido con il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, che potrà successivamente esercitare l’azione di rivalsa”.

Incidente con veicolo rubato: quando interviene il Fondo di Garanzia?

In caso di veicolo rubato, se il mezzo causa un sinistro stradale con danni a persone o cose, la vittima può agire contro il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, previsto dall’art. 283 del Codice delle Assicurazioni Private.

Il Fondo interviene nei casi in cui il responsabile sia ignoto, o non assicurato,  a meno che il furto non sia stato denunciato e l’incidente sia sia verificato entro le 24 ore dal furto stesso.

Infatti, in questi casi, la copertura assicurativa del mezzo rubato permane nelle 24 ore dal  furto; tuttavia se la denuncia di furto è  successiva alle 24 ore dall’incidente la copertura assicurativa cessa.

In base all’art. 292 del Codice delle Assicurazioni, poi, il Fondo può rivalersi sul proprietario del veicolo, se vi è stata colpa nella custodia del mezzo.

È, quindi, fondamentale denunciare tempestivamente il furto e adottare ogni misura idonea a prevenirlo.

Guida non autorizzata e responsabilità assicurativa

La polizza RCA copre generalmente chiunque guidi il veicolo con il consenso del proprietario.

Tuttavia, se il conducente non è abilitato alla guida, ha la patente sospesa o revocata, o se agisce contro la volontà del proprietario, la compagnia, oltre ad eccepire la mancanza di copertura assicurativa, può rivalersi su di lui.

Lo ha chiarito la Cassazione con sentenza n. 15383/2019, stabilendo che: “l’assicuratore ha diritto di regresso nei confronti dell’assicurato se la circolazione è avvenuta contro la sua volontà e al di fuori delle condizioni contrattuali”.

Quando rivolgersi a un avvocato esperto in lesioni da incidente stradale?

Quando ci sono lesioni fisiche gravi derivanti da incidente stradale, o si  è verificato un omicidio stradale, è essenziale l’intervento di un avvocato specializzato, capace sin da subito di gestire i rapporti con le Autorità,  le assicurazioni, periti e medici legali.

Principalmente per tutelare i propri diritti ed per ottenere giustizia, oltre che per il per il risarcimento del danno danno biologico, danno morale e danno esistenziale, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Anche in casi critici, come furto del veicolo o guida non autorizzata, la legge garantisce una tutela risarcitoria alle vittime della strada.

Tuttavia, per far valere i propri diritti e ottenere il massimo risarcimento possibile, è cruciale agire con tempestività e con l’assistenza di un Avvocato specializzato in incidenti stradali.

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Danno differenziale

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Cos’ è il danno differenziale?

Il danno differenziale, è una modalità di calcolo del danno biologico che tiene conto della preesistenza di menomazioni, o patologie, in un individuo prima di un evento lesivo. 

Si tratta di valutare il danno biologico permanente, non solo in termini di menomazione causata dal nuovo evento, ma anche in relazione alla perdita di capacità funzionali rispetto allo stato di salute preesistente.

Quando una persona, che è già affetta da una menomazione fisica, subisce un ulteriore danno alla salute, il risarcimento del danno non viene calcolato sommando semplicemente i due eventi.

In questi casi entra in gioco un concetto centrale nel diritto assicurativo e medico-legale: quello di danno differenziale.

Questa tipologia di danno non patrimoniale serve a stabilire quanto effettivamente peggiora la condizione di salute del danneggiato dopo il secondo evento lesivo per liquidare correttamente l’ulteriore risarcimento.

Infortuni sul lavoro, danno differenziale e Inail

Il danno differenziale, nell’ambito degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, è la differenza tra il risarcimento integrale cui il lavoratore ha diritto e quanto già corrisposto dall’INAIL a titolo di indennizzo.

In sostanza, è la parte residua del danno non coperta dall’intervento INAIL, che può essere richiesta al datore di lavoro, o a terzi civilmente responsabili.

L’INAIL, infatti,  garantisce una tutela indennitaria in particolare per quanto  attiene al danno patrimoniale, ma non risarcisce l’intero pregiudizio subito dal lavoratore.

Restano escluse, in tutto o in parte, alcune voci di danno come il danno biologico, il danno morale ed il danno  esistenziale.

Il danno differenziale corrisponde, dunque, a questa parte non indennizzata, che può essere oggetto di autonoma richiesta risarcitoria in sede civile.

Come si calcola il danno differenziale?

Immaginiamo una persona che, a seguito di un primo incidente stradale a piedi, abbia un’invalidità permanente del 30% accertata.

A distanza di anni subisce un altro sinistro stradale in motocicletta che porta la sua invalidità al 60%.

Il risarcimento per le lesioni stradali in questo caso non copre il 60% della menomazione totale, ma solo la differenza tra il nuovo stato e il precedente, cioè il 30% di aggravamento: questo è il danno differenziale.

Il calcolo si effettua attraverso un algoritmo a scalare: non si tratta di una semplice sottrazione percentuale, ma di una formula che tiene conto del residuo di integrità psicofisica.

In pratica, si valuta nell’ambito dell’accertamento delle lesioni fisiche quanto valore residuo aveva l’integrità della persona prima del nuovo evento, e quanto ne ha perso dopo.

Sul punto un chiarimento importante è stato fornito recentemente dalla Cassazione con la sentenza n. 11319 del 29 aprile 2025 che attribuisce maggiore libertà al giudice per un indennizzo equitativo.

Quando si parla di danno differenziale?

Il danno differenziale è rilevante in tutti i contesti assicurativi: incidenti stradali, infortuni sul lavoro, responsabilità medica, eventi traumatici di vario tipo scaturiti da reato.

È particolarmente importante nei soggetti già fragili o affetti da patologie, per i quali anche un piccolo aggravamento può avere gravi ricadute funzionali in termini di danno morale e di danno esistenziale.

La menomazione preesistente può essere concorrente, o coesistente col maggior danno causato dall’illecito.

Le menomazioni coesistenti sono di norma irrilevanti ai fini della liquidazione; le menomazioni concorrenti vanno di norma tenute in considerazione.

Per questo è importante sapere come calcolare il risarcimento del danno biologico per chi ha una menomazione fisica pregressa.

La Tabella di liquidazione del danno differenziale

Per liquidare il danno biologico, i giudici e le compagnie assicurative utilizzano delle Tabelle a punti che assegnano un valore economico a ogni punto percentuale di invalidità permanente, in base all’età del danneggiato.

Nel danno differenziale, il medico-legale individua la nuova percentuale complessiva e quella preesistente.

Stabilito il grado di invalidità permanente effettivo e quello presumibile se il sinistro non si fosse verificato, la liquidazione non può avvenire sottraendo il secondo dal primo,  ovvero applicando erroneamente il criterio del frazionamento della causalità materiale.

Il risarcimento del danno alla salute, infatti, avviene con modalità tali che il quantum debeatur cresce in modo più che proporzionale rispetto alla gravità dei postumi.

In altre parole: ad invalidità doppie corrispondono risarcimenti più che doppi.

L’Avvocato esperto per risarcimento incidenti stradali o il giudice applica l’algoritmo del danno differenziale e calcola l’importo spettante utilizzando le tabelle aggiornate.

Le Tabelle di calcolo del danno biologico ai fini della personalizzazione del danno tengono conto anche del dinamico-relazionale e della sofferenza soggettiva ove provati.

Danno pregresso: non è ammessa la duplicazione di poste risarcitorie

Il concetto di danno differenziale garantisce equità risarcitoria.

Una persona già portatrice di una disabilità non può ricevere un risarcimento come se fosse in perfette condizioni fisiche.

Ma, allo stesso tempo, ha diritto a essere risarcita per l’effettivo peggioramento subito.

Questo approccio consente di evitare sovrapposizioni e doppie liquidazioni, mantenendo il risarcimento aderente alla realtà clinica.

Nel caso di incidente con feriti per ottenere un risarcimento corretto, è essenziale una perizia medico-legale dettagliata.

Il medico legale deve accertare e valutare correttamente:

  • la situazione antecedente (invalidità preesistente)
  • la condizione post-evento
  • la percentuale di menomazione differenziale

Solo con una valutazione accurata si può applicare correttamente la formula del danno differenziale e arrivare a una liquidazione equa.

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Costituzione trust

Costituzione trust

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In questo articolo spiego quando e come si può ricorrere alla costituzione del trust nel diritto ereditario e l’applicazione dell’istituto nell’ambito della pianificazione patrimoniale familiare post mortem.

Il trust è utilizzato per pianificare e gestire il patrimonio ereditario in modo efficace proteggendo determinati soggetti deboli, o per perseguire scopi meritevoli di tutela giuridica.

Per chi intende garantire una successione senza conflitti e una gestione ottimale dei beni ereditari, il trust rappresenta la soluzione ideale.

Tuttavia, richiede una conoscenza approfondita delle norme del codice civile e del diritto successorio ed una valutazione attenta anche relativamente alle spese da sostenere.

Per ricevere consulenza giuridica in materia ereditaria è possibile effettuare la prenotazione con l’Avv. Gianluca Sposato nella pagina Assistenza Legale24h.

Costituzione del trust per tutelare il patrimoniale familiare

Il trust è un istituto giuridico con cui un soggetto (disponente) trasferisce i suoi beni a un altro soggetto (trustee) affinché li amministri nell’interesse di un beneficiario, o per uno scopo determinato.

In Italia, il trust non trova una regolamentazione interna specifica, ma è riconosciuto attraverso la Convenzione dell’Aia del 1° luglio 1985.

Nonostante i vantaggi economici, i limiti dell’istituto nel nostro diritto civile, si pongono sostanzialmente in relazione a:

  1. rispetto della legittima: il trust non può ledere i diritti dei legittimari, ossia quei parenti stretti che hanno diritto a una quota minima dell’eredità.
  2. controllo fiscale: le autorità italiane monitorano attentamente i trust per evitare utilizzi abusivi, come l’elusione fiscale.

La costituzione del trust è utile per gestire beni immobili di famiglia di particolare pregio, assicurando che la proprietà immobiliare venga mantenuta per generazioni future evitando compravendite immobiliari.

Trust ereditario e divieto dei patti successori

Un problema particolare si pone, poi, in ordine ai limiti di confine dell’istituto con il  divieto dei patti successori conosciuto nel nostro impianto successorio.

A riguardo la Cassazione, con sentenza n. 18831/2019,  ha chiarito la natura giuridica dell’istituto, inquadrando il trust nel diritto successorio come atto tra vivi.

In tal modo la costituzione del trust diventa lecita ed utilizzabile nel diritto ereditario, rimanendo giuridicamente distinto dagli atti mortis causa.

L’articolo 458 del codice civile, infatti, stabilisce che è nulla ogni convenzione con cui si dispone della propria successione.

E’, altresì, nullo ogni atto con il quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi.

La Cassazione, pur rammentando il divieto dei patti successori, ha chiarito che tale strumento resta valido per trasmettere il patrimonio del disponente ai beneficiari alla sua morte, trattandosi di atto inter vivos.

Quali sono le caratteristiche del trust familiare?

Le caratteristiche del trust familiare, sono da rinvenire nella separazione patrimoniale, flessibilità, durata dell’istituto e vantaggi fiscali sulle imposte di successione.  

La separazione patrimoniale consente di conseguire come effetto che i beni trasferiti al trust non appartengono più al disponente, né al trustee, ma diventano parte del patrimonio oggetto del trust.

In tal modo determinati beni vengono vincolati ad esclusivo interesse e vantaggio del beneficiario.

Ciò è possibile grazie e attraverso l’amministrazione del trustee, quale soggetto chiamato ad adempiere alle istruzioni impartite dal disponente.

La flessibilità nella costituzione del trust consente di rispondere a esigenze specifiche, come la tutela di minori e disabili, conseguendo anche dei benefici in termini fiscali.

Quanto alla durata, il trust può essere temporaneo, o perpetuo, a seconda di quanto stabilito dal disponente, revocabile per sopraggiunte condizioni, come la maggiore età, o irrevocabile e perpetuo.

Quando è utile ricorrere alla costituzione del trust nel diritto ereditario?

Il trust è un istituto giuridico anglosassone che, a seguito della Convenzione dell’Aia del 1985, trova applicazione anche nel nostro ordinamento giuridico.

Rappresenta una soluzione alternati, ma non esclusiva, a quella operata con la successione testamentaria, potendo convivere anche con il testamento.

Nel contesto della pianificazione patrimoniale familiare e con riguardo alle successioni ereditarie, il trust è utilizzato per ottimizzare la pianificazione patrimoniale, tutelando soggetti deboli.

Ricorrendo all’istituto è possibile pianificare la distribuzione dei propri beni dopo la morte, mirando ad una gestione patrimoniale ottimale, in casi specifici relativi a:

  • Protezione di eredi minori, disabili, o incapaci.
  • Creazione di rendita vitalizia per i beneficiari.
  • Garanzia che il patrimonio ereditario sia gestito rispettando la volontà del disponente.

Inoltre il trust consente di tutelare il proprio patrimonio da azioni legali da parte di creditori degli eredi.

In definitiva, dunque, per famiglie con patrimoni di particolare consistenza, il trust semplifica la gestione e distribuzione, evitando frammentazioni, o dispute ereditarie.

Trust testamentario e trust inter vivos

Il trust è una valida alternativa al testamento, sia esso testamento olografo,  o pubblico ed il suo utilizzo è frequente in ambito successorio.

Il trust testamentario viene utilizzato per garantire la solidità economica del coniuge superstite, o per provvedere ai figli e diventa operativo solo al decesso del disponente.

Il trust inter vivos, invece, acquista validità mentre il disponente è ancora in vita e consente di trasferire beni in modo graduale agli eredi, assicurandosi che vengano utilizzati correttamente.

Sia nell’uno che nell’altro caso la costituzione del trust è ideale per la tutela di soggetti deboli, disabili, o incapaci.

Garantendo loro risorse economiche attraverso una gestione oculata del patrimonio.

Vantaggi del trust nel diritto ereditario

L’utilizzo del trust in ambito successorio presenta dei vantaggi rispetto ad altre soluzioni tradizionali:

  • flessibilità: consente di adattare la distribuzione dei beni alle esigenze specifiche dei beneficiari.
  • protezione patrimoniale: i beni sono separati dal patrimonio personale degli eredi.
  • riservatezza: garantisce una gestione privata del patrimonio, evitando che le disposizioni testamentarie diventino pubbliche.
  • efficienza fiscale: in alcuni casi, il trust può ottimizzare il carico fiscale legato al trasferimento di beni.

In termini pratici i vantaggi e svantaggi del trust devono essere esaminati caso per caso e possono riassumersi nei seguenti punti:

  1. costi elevati: la costituzione e gestione di un trust, dati i tecnicismi e la complessità delle operazioni da svolgere, comporta sempre spese ragguardevoli.
  2. complessità legale: l’applicazione dell’istituto richiede l’assistenza di professionisti qualificati, non potendosi prescindere da una attenta analisi di tutti gli aspetti giuridici.
  3. abusi fiscali: in alcuni casi, il trust potrebbe configurare elusione fiscale,  aspetto da evitare per non incorrere in sanzioni ed abusi.

Quali beni possono essere trasferiti in un trust?

Il trust non necessariamente viene utilizzato per sostituire il testamento, ma può integrarlo, offrendo maggiore flessibilità e protezione per consistenti patrimoni ereditari.

Nel trust, infatti, possono rientrare tutti i beni: immobili, denaro, azioni, opere d’arte, e persino diritti contrattuali.

L’istituto è frequentemente utilizzato per tutelare un figlio minorenne, o disabile e garantirgli un futuro privo di preoccupazioni di carattere economico.

Ai genitori è consentito istituire un trust testamentario per garantire che il patrimonio venga amministrato a favore del figlio minorenne fino al raggiungimento della maggiore età, o di un figlio disabile in maniera perpetua.

Il trust può essere utilizzato anche per tutelare i propri discendenti da eredi con debiti senza necessità di accettazione di eredità con beneficio di inventario.

Ciò per evitare che i beni ereditari siano aggrediti dai creditori di un erede, mantenendo separati i beni che formano oggetto del trust dal patrimonio dell’erede indebitato.

E’ sempre consigliato rivolgersi ad un avvocato per eredità e successioni per garantire il rispetto e la validità di quanto regolamentato.

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Testamento senza data

Testamento senza data

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In questo articolo spiego, secondo l’orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità, in quali casi un testamento senza data può essere annullato.

Testamento senza data, quando è annullabile?

Un testamento olografo privo di data ha validità per la successione testamentaria, o deve comunque aprirsi la successione legittima?

La mancanza di tale elemento nel testamento olografo è un errore formale sanabile?

Ai sensi dell’art. 602 del codice civile la data è un elemento essenziale per la validità del testamento olografo, al pari della firma e scrittura autografa del testatore.

Nel diritto ereditario anche un dettaglio può compromettere la invalidità di una disposizione testamentaria.

Ciò quando pregiudica i diritti di altri eredi e, per tale ragione, il testamento privo di data è annullabile.

Testamento olografo: quali sono i requisiti per la sua validità?

Il testamento olografo è una delle forme testamentarie più semplici e accessibili.

È disciplinato dall’articolo 602 del codice civile, che stabilisce i tre requisiti essenziali:

  • la scrittura autografa
  • la firma
  • la data

Questi tre elementi devono essere presenti congiuntamente perché il testamento sia valido.

L’assenza dell’ indicazione del momento in  cui è stato redatto il testamento, dunque, non è un dettaglio trascurabile.

Tale violazione di legge rende il testamento annullabile e, qualora contestato, non idoneo a produrre  i suoi effetti.

L’importanza del momento temporale in cui è stato redatto il testamento

Perché la legge richiede la certezza del momento temporale in  cui è stato redatto il testamento?

La certezza del momento temporale serve a determinare la cronologia della volontà del testatore, soprattutto nel caso in cui:

  • esistano più testamenti e sia necessario individuare l’ultimo valido
  • vi siano dubbi sulla capacità di intendere e di volere del testatore in un dato momento
  • si sospetti che il testamento sia stato redatto sotto minaccia o pressione psicologica

La data consente di verificare che la volontà del testatore è stata espressa in un momento di piena lucidità mentale, e senza vizi del consenso.

Allora cosa accade se la certezza di tale momento temporale manca, oppure è illeggibile?

Quando la mancanza di data compromette l’autenticità, o comprensibilità della volontà testamentaria per la Cassazione si può procedere all’impugnazione del testamento.

Infatti, la Suprema Corte con sentenza n. 9466/2012 ha precisato che il testamento olografo privo di data non è invalido.

Purché quest’ultima non sia necessaria a risolvere in via presuntiva questioni che dipendono dal tempo di compimento dell’atto.

Annullabilità o nullità del testamento senza data?

La distinzione tra nullità e annullabilità del testamento privo di data è fondamentale in particolare nel casi di testamento con erede universale.

  • La nullità è assoluta e può essere rilevata d’ufficio.
  • L’annullabilità, invece, può essere fatta valere solo da chi ha interesse, entro determinati termini.

Secondo la giurisprudenza prevalente, la mancanza della data non comporta la nullità automatica del testamento olografo.

Piuttosto lo rende annullabile su richiesta dell’erede interessato, poiché  la data è determinante per l’efficacia dell’atto.

Giurisprudenza sul testamento senza data

La Cassazione ha affermato che la data è necessaria non in sé, ma per la sua funzione di chiarire la successione cronologica degli atti e la capacità del testatore (Cass. n. 3078 del 10 aprile 1997).

L’omissione dell’indicazione del momento temporale, infatti, rende il testamento annullabile soltanto qualora da essa derivi incertezza sul momento in cui è stata formata la volontà del testatore.

Il testamento privo  didata può anche essere valido, se non vi è contestazione tra più atti, o dubbi sulla capacità mentale del testatore (Cass. n. 487 del 25 aprile 2002).  

L’annullabilità è subordinata alla prova che, in concreto, la mancanza della data incide sulla validità della disposizione.

Cassazione n. 13455 del 3 giugno 2010: non ogni difetto di data invalida automaticamente il testamento, ma solo quello che incide sulla capacità, o sull’autenticità della dichiarazione.

In quali casi il testamento senza indicazione cronologica è annullabile?

Riassumendo quanto detto finora, il testamento senza data è annullabile nei seguenti casi:

  • vi sono più testamenti e la data serve a stabilire quale prevale
  • ci sono dubbi sulla capacità del testatore
  • si sospetta una manipolazione o alterazione dell’atto
  • si discute la veridicità della firma o della scrittura

In assenza di questi elementi, anche un testamento privo di data può essere considerato valido, se ritenuto autografo, sincero e non contestato.

L’impugnazione può essere proposta da:

  • eredi legittimi esclusi dal testamento
  • coeredi che contestano la validità dell’atto
  • qualunque soggetto con interesse giuridico diretto

La legittimazione spetta solo a chi può ottenere un vantaggio dall’annullamento dell’atto.

L’azione di annullamento del testamento olografo è soggetta a un termine di cinque anni dalla data di apertura della successione, ai sensi dell’articolo 598 c.c.

Superato questo termine, il testamento, pur viziato, non può più essere annullato.

Testamento con data falsa o errata

Anche una data errata o manifestamente falsa può dare luogo a contestazione.

Se, ad esempio, la data indica un giorno in cui il testatore era già deceduto, il testamento sarà sicuramente nullo.

Se la data è palesemente anticipata o posticipata, la validità sarà valutata in base alla congruità e agli elementi di fatto.

Si può ricostruire la data mancante nel testamento olografo?

La giurisprudenza è divisa su questo punto.

In alcuni casi, è stata ammessa la prova per testi o presunzioni per ricostruire il periodo in cui il testamento è stato redatto.

In altri casi, si è ritenuto che la mancanza assoluta della data impedisca ogni validazione dell’atto.

Il principio guida resta la certezza giuridica: se è possibile stabilire quando è stato scritto, anche approssimativamente, l’atto può essere considerato valido.

Importanza della collocazione temporale per la certezza della volontà del testatore

La presenza della collocazione temporale del testamento non è solo un adempimento formale, ma un elemento sostanziale che consente:

  • di proteggere la volontà del testatore
  • di risolvere conflitti tra più atti
  • di garantire la trasparenza nella successione

Tuttavia, la sua mancanza non comporta automaticamente la nullità del testamento, ma può dare luogo ad annullamento, in presenza di motivi giuridici fondati.

Per evitare contenziosi e incertezze, è sempre consigliabile redigere il testamento con cura, possibilmente con l’assistenza di un avvocato esperto in successioni.

FAQ su testamento senza data e annullabilità

Un testamento senza data è sempre invalido?
No, è annullabile solo se la mancanza della data crea incertezza sulla volontà del testatore o sulla cronologia degli atti.

La data può essere ricostruita con testimoni?
In alcuni casi la giurisprudenza lo ha ammesso, ma solo se esistono elementi gravi, precisi e concordanti.

Chi può chiedere l’annullamento di un testamento senza data?
Qualsiasi soggetto con interesse diretto, come un erede legittimo o un coerede.

È meglio evitare il testamento olografo?
Non necessariamente. Ma va redatto con attenzione, includendo sempre firma, data e scrittura autografa.

Cosa succede se esistono due testamenti, uno datato e uno no?
Prevale quello con data, a meno che non vi siano prove che quello senza data sia più recente.

Quanto tempo si ha per impugnare un testamento non datato?
Cinque anni dalla data di apertura della successione.

La Cassazione ha mai annullato un testamento non datato?
Sì, in casi in cui la data era decisiva per valutare la validità o l’autenticità dell’atto.

Serve un avvocato per impugnare un testamento?
Sì, è fortemente consigliato per gestire correttamente tempi e modalità dell’impugnazione.

Il notaio può intervenire su un testamento olografo privo  dell’elemento cronologico temporale?
No, il notaio non può modificare o integrare un testamento olografo.

Meglio testamento pubblico. o olografo?
Dipende dal caso. Il testamento pubblico offre maggiore sicurezza legale, ma richiede l’intervento di un notaio.

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Diritto Ereditario

Clausola di non impugnazione nel testamento

clausola non impugnazione testamento

Clausola di penalità nel testamento

Clausola non impugnazione del testamento

Le clausole di penalità nel testamento rappresentano uno strumento giuridico potente, ma delicato che richiede sempre il parere di un  avvocato specializzato in diritto successorio.

Le clausole testamentarie possono contribuire a preservare l’intento del testatore e limitare il contenzioso ereditario, ma devono essere redatte con attenzione, per non incorrere nella nullità.

Chi desidera inserire questo tipo di previsione nel proprio testamento dovrebbe farlo sempre con l’assistenza di un avvocato esperto in diritto ereditario.

Per una consulenza legale in materia testamentaria è possibile effettuare la prenotazione con l’Avvocato Gianluca Sposato, esperto in  diritto  successorio, nell’area Assistenza Legale24h selezionando il servizio dedicato.

Clausola di penalità in caso di impugnazione del testamento

Nella successione testamentaria in materia di disposizioni testamentarie, una delle clausole più controverse ma diffuse è quella che prevede penalità per chi impugna il testamento.

Questa particolare previsione, spesso utilizzata per garantire la risoluzione di liti familiari e il rispetto delle volontà del defunto, solleva interrogativi sia sul piano giuridico, che su quello costituzionale.

Una delle principali obiezioni riguarda il presunto contrasto tra la clausola e gli articoli 2 e 24 della Costituzione, che garantiscono il diritto alla tutela giurisdizionale.

Tuttavia, la dottrina prevalente afferma che la clausola è compatibile con la Costituzione, poiché non incide su diritti indisponibili ma solo su interessi privati e disponibili.

Il beneficiario può scegliere se accettare il lascito e rinunciare a impugnare, oppure esercitare l’azione giudiziale rinunciando però al beneficio.

Clausola di penalità nel testamento: definizione e contesto

La clausola di penalità in caso di impugnazione del testamento è una disposizione con cui il testatore stabilisce che un erede o legatario perderà in tutto o in parte ciò che gli è stato attribuito, se deciderà di contestare il testamento.

Questa previsione nasce con l’intento di evitare contenziosi tra i beneficiari e tutelare l’unità familiare dopo la morte del testatore.

Ovviamente la clausola di non impugnare il testamento deve essere lecita e non ledere le quote ereditarie dei legittimari, tenuto conto in particolare dell’istituto della collazione ereditaria.

Validità giuridica della clausola di non impugnare il testamento: quando è lecita

La giurisprudenza e la dottrina sono concordi nel ritenere ammissibili le clausole di penalità nel testamento, a condizione che non violino diritti fondamentali, o norme imperative.

Infatti, l’art. 634 del Codice Civile prevede la nullità delle condizioni testamentarie solo se sono impossibili, o illecite.

La clausola di penalità in caso di impugnazione del testamento è ritenuta lecita quando riguarda azioni giudiziarie di natura privatistica, come ad esempio contenziosi tra coeredi, o questioni patrimoniali non connesse alla quota di legittima.

Negli altri casi, come in presenza di testamento con erede universale che non tiene conto della quota di legittima l’erede pretermesso potrà esperire l’azione di riduzione per ottenere la reintegra.

Clausola risolutiva nel testamento e decadenza del lascito

In molti casi, il testatore collega la clausola di penalità nel testamento a una condizione risolutiva.

Ciò significa che se l’erede impugna il testamento, decade automaticamente dal beneficio ricevuto,  come nel caso di dispensa dalla collazione per donazione indiretta e lesione della quota legittima degli eredi.

Questo meccanismo ha una funzione sia preventiva, ovvero di evitare cause ereditarie, che sanzionatoria, costituita dal punire la trasgressione.

rappresenta, pertanto, una forma indiretta di “coazione psicologica” accettata dalla legge quando non limita i diritti indisponibili dell’individuo.

Quando la clausola di non impugnare il testamento è considerata illecita

Esistono, però, limiti precisi alla validità della clausola di penalità in caso di impugnazione del testamento, che devono essere valutate con un avvocato esperto in materia testamentaria.

La clausola di penalità nel caso di impugnazione del testamento è considerata illecita se:

  • impedisce l’azione di riduzione da parte di un legittimario
  • vieta l’impugnazione per vizi di forma, o di volontà
  • preclude l’accesso alla giustizia in casi di violazione di norme imperative
  • viene usata per aggirare il diritto successorio di eredi legittimi

In tali ipotesi, la clausola apposta al testamento è nulla e non produce effetti, anche se esplicitamente prevista nel testamento.

Quando la clausola di non impugnazione del testamento è parzialmente lecita

Molti testatori adottano clausole testamentarie parzialmente lecite, che si riferiscono esclusivamente all’azione su beni eccedenti la legittima.

In questo modo si può prevedere, ad esempio, che l’erede perda solo la quota disponibile, se decide di impugnare il testamento, ma mantenga la legittima.

Questo compromesso è spesso tollerato dalla giurisprudenza, poiché non incide su diritti indisponibili e mantiene la libertà di autodeterminazione del testatore.

Clausole testamentarie e arbitrato: una forma alternativa

In materia ereditaria la mediazione è obbligatoria prima di promuovere una causa se non  si  raggiunge un accordo per la divisione ereditaria.

Alcuni testatori optano per la clausola di arbitrato testamentario, in cui stabiliscono che eventuali liti tra eredi siano risolte da arbitri, anziché dal giudice ordinario.

Questa clausola è anch’essa ritenuta lecita, purché il testamento contenga una chiara volontà in tal senso.

Clausole di diseredazione e invalidità

Una forma estrema di penalizzazione è la diseredazione in caso di impugnazione del testamento.

Tuttavia, tale clausola è spesso dichiarata illecita se diretta ad eludere diritti dei legittimari, o a impedire il controllo giurisdizionale della validità del testamento.

La giurisprudenza più recente sottolinea che la validità di queste clausole testamentarie deve essere valutata caso per caso.

Il giudice analizza il contenuto specifico della disposizione, l’oggetto dell’azione giudiziaria, e l’equilibrio tra interesse del testatore e diritti del beneficiario.

Clausola di penalità nel testamento, domande frequenti  (FAQ)

Cosa succede se impugno un testamento che contiene una clausola di penalità? Se la clausola è valida e riguarda beni disponibili, potresti perdere il beneficio previsto dal testamento.

Posso perdere anche la legittima? No, la clausola non può mai ledere il diritto alla legittima, pena la nullità.

La clausola è sempre valida? No, viene ritenuta illecita se viola norme imperative, l’ordine pubblico o diritti indisponibili.

Posso contestare la validità della clausola? Sì, un giudice può sempre valutarne la validità e dichiararla nulla se contraria alla legge.

Qual è la differenza tra clausola di penalità e diseredazione? La prima prevede una decadenza condizionata, la seconda un’esclusione totale. La diseredazione è più problematica giuridicamente.

Serve un avvocato per inserire una clausola del genere? È fortemente consigliato affidarsi a un esperto per evitare nullità e contenziosi futuri.

Si può usare la clausola per evitare cause tra fratelli? Sì, ma solo se non limita diritti costituzionali o successori inderogabili.

Posso imporre che le cause vadano in arbitrato? Sì, la clausola arbitrale testamentaria è ritenuta valida se chiara e coerente con le volontà del testatore.

Un erede può rifiutare il testamento e impugnare comunque?
Sì, ma in tal caso rinuncerà anche a ciò che gli era stato lasciato.

La clausola può essere parzialmente valida?
Sì, una parte della clausola può essere dichiarata valida e un’altra nulla.

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Rassegna Stampa

Tabella Unica Nazionale del danno non patrimoniale

La Tabella Unica Nazionale del danno non patrimoniale

Avvocato Infortunistica Stradale

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Agenzia Parlamentare, 5 marzo  2025 

L’Avvocato Gianluca Sposato parla delle novità introdotte con la Tabella Unica Nazionale delle Lesioni di Non Lieve Entità.

Dal 5 marzo 2025 entra in vigore la Tabella Unica Nazionale per la determinazione del risarcimento delle macro lesioni, ovvero delle lesioni fisiche permanenti pari o superiori a 10 punti di danno biologico.

Questa novità introduce importanti cambiamenti nei criteri di liquidazione del risarcimento danni, con una riduzione dei valori liquidatori rispetto al passato ed in particolare alla Tabelle di calcolo del danno biologico del Tribunale di Roma.

Vediamo  come opera la riduzione del “valore punto” del danno biologico ed i nuovi criteri del risarcimento del danno non patrimoniale.

Come avviene la liquidazione del danno non patrimoniale con la Tabella Unica Nazionale?

Con la nuova Tabella Unica Nazionale, il valore base del punto di partenza per le invalidità permanenti delle macro lesioni è equiparato a quello delle micro lesioni ed è fissato in euro 947,30.

Con la Tabella Unica Nazionale la liquidazione del danno non patrimoniale varierà in funzione di tre fattori principali:

  1. Grado di Invalidità Permanente

Il valore del punto di invalidità permanente aumenta proporzionalmente alla gravità del danno biologico accertato, attraverso un coefficiente moltiplicatore biologico.

  1. Età del Danneggiato

Il valore del risarcimento diminuisce all’aumentare dell’età del danneggiato, in funzione delle aspettative di vita, attraverso un coefficiente demoltiplicatore demografico.

  1. Danno Morale

Il danno morale non viene più liquidato automaticamente ma può essere personalizzato in base alla sofferenza effettivamente subita, che dovrà essere dimostrata attraverso quattro parametri: nessuno, minimo, medio e massimo.

Il risarcimento del danno non patrimoniale potrà, dunque, essere aumentato tramite un moltiplicatore morale con tre livelli di intensità.

E’ previsto un valore minimo, medio e massimo, a discrezione del giudice, con incrementi che vanno dal 25% al 55% del valore del danno biologico.

Personalizzazione del Danno Morale

Con la nuova Tabella Unica Nazionale, la determinazione del danno morale cambia radicalmente.

Non sarà più automaticamente calcolato in base al danno biologico, ma dovrà essere dimostrato caso per caso.

Questa modifica cambia significativamente le richieste di risarcimento, rendendo necessaria documentazione dettagliata che attesti la sofferenza subita dal danneggiato.

E’ possibile leggere l’articolo completo sul sito dell’Agenzia parlamentare:

Ecco la Tabella Unica nazionale delle Macro Lesioni 

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Risarcimento del Danno

Danno riflesso

Danno riflesso

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Il danno riflesso è una tipologia di danno che colpisce indirettamente soggetti terzi rispetto alla vittima diretta di un fatto illecito.

Si verifica quando una persona subisce un pregiudizio a causa del danno subito da un suo familiare con cui ha un particolare legame affettivo.

I danni riflessi si manifestano in casi di incidente stradale mortale, malasanità o atti illeciti che causano la sofferenza, o morte di una persona cara.

In questo articolo spiego cosa è il danno riflesso, a chi spetta, come si quantifica in termini di risarcimento e cosa bisogna fare per ottenerlo.

Cosa è il danno riflesso?

Il danno riflesso, o danno da rimbalzo, è una voce autonoma di danno alla persona che spetta ai familiari del danneggiato, per le conseguenze e ripercussioni che l’illecito provoca alla loro salute ed esistenza.

Si distingue dal danno diretto perché non è subìto immediatamente dalla vittima dell’illecito, ma da soggetti terzi che ne risentono in modo significativo.

I danni riflessi sono quei danni che traggono origine da un fatto illecito compiuto verso un proprio familiare, le cui ripercussioni causano sofferenza e sconvolgimento delle abitudini di vita.

Pensiamo alle lesioni stradali gravi, o gravissime, che hanno provocato paraplegia al proprio coniuge, figlio, genitore, o fratello ed alle conseguenze in termini di danno esistenziale.

Un danno di tale intensità ha ripercussioni anche sul nucleo familiare del danneggiato che ha diritto al risarcimento del danno  che si riflette nella loro sfera personale ed esistenziale.

Chi ha diritto al danno riflesso?

Hanno diritto al risarcimento del danno riflesso i familiari del danneggiato che hanno riportato un autonomo danno morale, o un danno biologico suscettibile di accertamento medico legale.

Il giudice valuta caso per caso se esiste un rapporto affettivo o economico solido tra la vittima primaria e il familiare che richiede il risarcimento.

Il calcolo del danno viene effettuato in base alle Tabelle del Tribunale di Roma, rientrando questa tipologia di pregiudizio sofferto nella più ampia concezione dei danni morali.

La Tabella del Tribunale di Roma segue un sistema a punti tanto per il danno  soggettivo, quanto per lo sconvolgimento della vita.

I valori, aggiornati al 2025, prevedono per ogni punto euro 3.474,00 che si riduce ad euro 2.450,00 in presenza di diritto di assistenza, o indennità da parte dello Stato.

La Tabella prevede 20 punti di partenza per genitori, coniuge, convivente e 15 punti per i figli; non vengono menzionati i fratelli che, tuttavia, possono essere assimilati ai conviventi. 

Sono, poi, previsti ulteriori punti in aumento in base alla giovane età del danneggiato e del parente, da sommarsi al punto base.

Come per il danno da morte, o danno tanatologico, viene riconosciuta importanza ed attribuito valore a parametri quali la convivenza e mancanza di altri parenti nel nucleo familiare.

Quando spetta il danno riflesso ai familiari del danneggiato?

Il danno riflesso, secondo l’orientamento della Cassazione, spetta in presenza di lesioni permanenti superiori al 36% di invalidità totale.

Il danno morale ed esistenziale deve essere provato e documentato dai familiari che ne fanno richiesta.

Questo perché i danni riflessi sono danni conseguenza e non danno evento e non spettano automaticamente per il solo e semplice accadimento dell’illecito, sebbene possono comportare anche una malattia qualificabile come danno biologico.

Il danno morale per la sofferenza in relazione alle lesioni gravi di un proprio caro,  dunque, va sempre provato.

Così per fare un  esempio al figlio di 28 anni che vede il padre di 36 anni costretto in sedia a rotelle per un incidente stradale vengono riconosciuti 32 punti pari ad euro 189.568,00.

Tale conteggio  tiene conto di euro 111.168,00 per il danno soggettivo ed euro 78.400,00 per lo sconvolgimento vita, ove il danneggiato sia percettore di indennità di accompagno.   

Come si calcola il danno riflesso?

Il calcolo del danno morale per la sofferenza dovuta ad un evento traumatico, come può essere l’amputazione di un arto a seguito di un sinistro stradale, non è una operazione automatica.

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale per il danno biologico, inteso come danno alla salute si applica la Tabella Unica Nazionale delle lesioni di non lieve entità.

I danni riflessi, il danno da perdita parentale. il danno morale, il danno esistenziale, non rientrano in questo ambito valutativo, poiché non sono suscettibili di accertamento medico legale.

In tema di danni riflessi bisogna, pertanto, distinguere:

1. danno morale riflesso che si verifica quando la sofferenza psicologica per la perdita o la grave menomazione di un familiare influisce sulla qualità di vita del richiedente.

2. danno biologico riflesso: quando il dolore per la condizione della vittima principale provoca una patologia psicofisica certificata nel familiare, come depressione o disturbi post-traumatici.

3. danno patrimoniale riflesso: quando l’illecito causa un danno economico indiretto, come la perdita di un reddito familiare dovuto alla morte o all’invalidità della vittima.

Il calcolo del danno riflesso, dunque, dipende da caso a caso e la relativa quantificazione deve tenere conto di tutte le sofferenze e ripercussioni sulla subìte dal richiedente.

Come provare il danno riflesso dei familiari?

Provare ed ottenere il risarcimento per i danni  da rimbalzo non è semplice in  quanto bisogna dimostrare:

  1. il nesso causale tra l’illecito subito dalla vittima principale e il danno sofferto dal soggetto terzo.
  2. il legame affettivo o economico con la vittima primaria.
  3. l’esistenza e quantificazione del pregiudizio subito, attraverso documentazione medica, perizie psicologiche e documentazione reddituale.

L’assistenza di un avvocato esperto in risarcimento danni e diritto delle assicurazioni è fondamentale per valutare il caso e quantificare il risarcimento spettante.

In tema di lesioni conseguenti a sinistro stradale, il danno iure proprio subito dai congiunti della vittima non è limitato al solo totale sconvolgimento delle loro abitudini di vita.

Il danno riflesso può consistere anche in un patimento d’animo o in una perdita vera e propria di salute.

Questi pregiudizi possono essere dimostrati per presunzioni, fra le quali assume rilievo il rapporto di stretta parentela esistente fra la vittima ed i suoi familiari.

Il grado di parentela fa ritenere, secondo un criterio di normalità sociale, che  i familiari soffrano per le gravissime lesioni riportate dal loro prossimo congiunto (Cassazione n. 35663 del 20 dicembre 2023).  

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Diritto Ereditario

Testamento erede universale

Testamento erede universale

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Esclusione degli eredi legittimi nel testamento, quando è possibile?

Nel caso di testamento con erede universale che istituisce un unico erede ed esclude i legittimari, cosa bisogna fare?

L’erede universale, nella successione testamentaria, incontra i limiti delle quote riservate ai legittimari, i quali sono chiamati ad esperire l’azione di riduzione per acquisire la qualità di eredi e chiedere la reintegra nella quota pretermessa.

L’argomento è tra i più controversi e delicati della materia successoria, con implicazioni di carattere familiare e patrimoniale che richiedono sempre assistenza legale altamente specializzata per tutelare appieno i propri diritti.

In questo articolo affronto il tema dell’erede universale e le problematiche cui si va incontro quando ci sono eredi legittimi esclusi nel testamento.

Nella mia lunga esperienza di Avvocato esperto in diritto ereditario, chiarisco cosa dice la legge quando si devono affrontare situazioni che comportano ingiustizie nella famiglia, all’apertura della successione.

Gli eredi legittimi infatti possono essere esclusi nel testamento solo quando abbiano già ricevuto in vita, attraverso donazioni da parte del de cuius, la quota di eredità  loro riservata per legge.

Chi è l’erede universale?

L’erede universale è colui che subentra in tutti i beni e diritti del defunto, compresi i debiti, quando ciò è previsto nel testamento o, in caso di unico erede, nella successione legittima 

Nella successione testamentaria, l’erede universale è espressamente designato dal testatore, che conferisce al beneficiario nel testamento la totalità del suo patrimonio.

L’accettazione di eredità può avvenire puramente e semplicemente o, ai sensi dell’art. 470 del codice civile, col beneficio di inventario per separare il proprio patrimonio da quello del defunto e non rispondere dei debiti oltre il valore dell’eredità. 

Quando c’è un solo erede a cui è devoluto l’intero patrimonio ereditario, il chiamato all’eredità subentra nell’universalità dei beni del defunto.

Erede universale in presenza di legittimari

L’erede acquisisce l’intero patrimonio dell’eredità, assumendo la titolarità di tutti i diritti e obbligazioni del de cuius, senza dovere concorrere con altri eredi.

Tuttavia, non sempre può darsi piena attuazione alla volontà del de cuius, ma è fatta salva la quota di legittima riservata ai legittimari.

Il successore universale, in presenza di legittimari, incontrerà sempre il limite di  dovere concorrere con gli altri eredi, subentrando necessariamente in una quota indivisa nell’eredità, fintanto non interviene la divisione ereditaria.

Differentemente dal legatario, istituito con legato testamentario, che subentra a titolo particolare in una specifica determinazione attribuitagli e non risponde di debiti ereditari.

Come si diventa erede universale?

Si diventa erede universale, sostanzialmente in  due modi: nella successione legittima se non vi sono altri eredi, oppure nella successione testamentaria quando viene designato un unico erede.

Nella successione ereditaria può esserci un solo erede perché non ci sono altri eredi legittimi.

Ciò si verifica, nella successione legittima, per il figlio unico di un genitore, o per il coniuge senza figli quando mancano gli ascendenti e nessuno può agire in rappresentazione ereditaria.

Oppure, nella successione testamentaria, si può essere istituito unico erede, quando il de cuius ha devoluto l’intera eredità nel testamento ad una sola persona.

I problemi maggiori si riscontrano quando è pretermessa la quota dei legittimari con un testamento con erede universale, che la legge consente seppur con i limiti e problemi che spesso ne derivano.

Tuttavia, bisogna tenere presente che la quota disponibile del testatore non può mai essere superiore ad 1/3 del valore dell’ eredità.

Sebbene l’erede universale con l’accettazione esclude gli eredi pretermessi, fintanto questi non ottengano la reintegra nell’eredità  con l’azione di riduzione che va sempre trascritta onde evitare vendite fraudolente.

Infatti il Notaio, come Pubblico Ufficiale, deve trascrivere il testamento e volturare i beni immobili a favore dell’erede universale che ne faccia richiesta, dando  atto  dell’atto di provenienza.

L’erede universale, pertanto, incontra limiti a tutela degli eredi pretermessi ove non rispetti le quote dei legittimari con atti fraudolenti e compravendita con lesione di legittima.

Testamento olografo con erede universale

La nomina di un unico erede può avvenire per testamento pubblico, testamento segreto, o con testamento olografo.

I problemi del testamento olografo sono riconducibili a vizi di forma, o sostanziali, oltre che per ipotesi di violenza, o dolo.

Il testamento che pretermette altri eredi, ad esclusione di cause di indegnità a succedere, può essere impugnato nel termine ordinario di 10 anni dagli eredi esclusi.

Il testatore, infatti, sebbene la legge gli attribuisce pieni poteri e consente di nominare un solo erede, deve rispettare le quote ereditarie con e senza testamento.

Se, con l’istituzione dell’erede universale, le quote ereditarie riservate ai legittimari non sono state rispettate, il testamento si considera valido nei limiti della quota disponibile.

Infatti l’art. 554 del codice civile stabilisce che le disposizioni testamentarie che eccedono la quota disponibile del testatore sono soggette a riduzione nei limiti della quota stessa.

Per ricostruire la massa ereditaria, che è costituita dal relictum e dal donatum, bisogna imputare all’eredità, per effetto della collazione, tutti i beni ricevuti in vita dal testatore.

Pertanto, è necessario esaminare il rapporto tra donazioni ed eredità e verificare che l’istituzione di un solo erede nel testamento non sia l’effetto di una disposizione volta a riequilibrare il rapporto tra eredi.

Nomina di un unico erede e lesione di legittima

In tema di successioni ereditarie la nomina di un unico erede nel testamento, quando causa lesione di legittima, da luogo a differenti problemi, non  sempre di  facile soluzione.

Oltre a ripercuotersi nel vissuto familiare, i risvolti economici rappresentano una preoccupazione che deve essere affrontata con l’aiuto di un avvocato specializzato in diritto ereditario per l’impugnazione del testamento.

Infatti, se l’erede universale pubblica il testamento, il Notaio deve dare esecuzione alle disposizioni ivi contenute, anche se lesive della quota di legittima di altri eredi.

In questo caso, gli eredi pretermessi dovranno agire d’urgenza, chiedendo un sequestro conservativo cautelare per evitare il trasferimento degli immobili ereditati a terzi.

Ciò, tuttavia, non è possibile fintanto non viene esperita l’azione di riduzione ed acquisita la qualità di erede mediante accettazione dell’eredità.

Ferma restando l’importanza dell’assistenza nella mediazione obbligatoria in materia ereditaria, nel caso del testamento con erede universale che  estromette i figli, o il coniuge, per conseguire un accordo tra eredi. 

Impugnazione del testamento con erede universale

L’impugnazione del testamento che istituisce un unico erede è l’unica strada per gli eredi pretermessi, quando sia la trattativa, che la mediazione civile non hanno portato ad un accordo di reintegra tra eredi.

Infatti il testamento quando lede i diritti dei legittimari può essere impugnato.

Il testatore può disporre sempre di ¼ del suo patrimonio, ma non può eccedere per liberalità la quota disponibile che la legge gli riconosce.

Gli atti di liberalità che eccedono la quota disponibile del de cuius sono soggetti  all’azione di riduzione, che si prescrive nel termine ordinario di 10 anni.

L’azione di  riduzione delle disposizioni del testamento è subordinata all’esperimento della mediazione obbligatoria in materia ereditaria, condizione di procedibilità per impugnare il testamento con erede universale.

Testamento con erede universale e compravendita immobiliare

Se un testamento nomina un erede universale e non vi sono legittimari (coniuge, figli, o genitori), la successione si svolge senza particolari ostacoli, soprattutto se il testamento è pubblico.

Tuttavia, se il testamento esclude i legittimari, la situazione si complica e bisogna affidarsi ad un un Avvocato esperto diritto ereditario, per evitare che possano insorgere dispute ereditarie.

Gli eredi legittimari pretermessi, quando non si raggiunge un accordo divisorio con l’erede universale devono impugnare il testamento, dando il via spesso a contenziosi legali su più fronti.

Una volta pubblicato il testamento, l’erede universale può volturare gli immobili a suo nome, ma deve provvedere al pagamento delle imposte di successione.

La compravendita immobiliare di beni dell’erede universale che non rispetta le quote dei legittimari determina responsabilità per il Notaio che deve effettuare le ricerche e informare i compratori.

Occorre sempre verificare la validità del testamento anche sul piano sostanziale e, dunque, la presenza di legittimari esclusi, per evitare il rischio di revoca della compravendita immobiliare.

Cosa fare in presenza di un testamento con erede universale?

In presenza di un testamento che istituisce un unico erede escludendo i legittimari si deve verificare la validità del testamento con un Avvocato esperto in successioni ereditarie e materia testamentaria.

L’Avvocato esperto in eredità, una volta accertato che non vi siano legittimari pretermessi, per evitare impugnazione del testamento, assiste l’erede in tutte le attività volte al conseguimento della quota ereditaria.

Nel caso di eredi legittimi esclusi dal testamento, la soluzione ideale è raggiungere un accordo con l’erede universale per evitare azioni legali volte a conseguire la reintegra nell’eredità.

L’ erede universale potrebbe potrebbe compiere atti fraudolenti con la compravendita di immobili pervenuto dall’eredità e rischi di vario genere in ordine alla titolarità del bene.

In queste situazioni, particolarmente delicate, la scelta dell’Avvocato specializzato in  diritto ereditario è fondamentale per tutelare i propri diritti, per questo è bene rivolgersi ad un professionista di spessore con esperienza.