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Infortunistica stradale

STATO DI BISOGNO DEL DANNEGGIATO E PROVVISIONALE

La provvisionale  in materia di responsabilità civile da circolazione stradale è un provvedimento di condanna contro l’assicurazione che non  vuole pagare, immediatamente esecutivo, per far fronte alle più immediate esigenze del danneggiato.

L’art. 147 Codice assicurazioni private prevede lo stato  di  bisogno  del  danneggiato  disponendo  che nel  corso  del  giudizio  di primo grado gli  aventi  al  diritto al  risarcimento,  dunque anche gli  eredi, che a causa del  sinistro vengano  a trovarsi in  stato di  bisogno,  ad esempio per avere perso il lavoro,  o per le spese sostenute e da sostenersi per le cure mediche, possono  chiedere,  con istanza motivata al  giudice, che sia loro  assegnata una somma a titolo di  acconto da imputarsi nella liquidazione definitiva del  danno, con  la sentenza di  condanna a carico  dell’assicurazione.

Condizione affinchè venga concessa  la provvisionale è la sussistenza di gravi elementi di responsabilità a carico del conducente, risultanti da un sommario accertamento,  dunque il superamento dell’an,  come nel caso  del  terzo  trasportato. Il  danneggiato deve,  inoltre, venirsi  a trovare in condizione di difficoltà economica: questo elemento, sebbene non più indispensabile per ottenere l’acconto, incide soltanto sull’entità della somma da liquidare in via provvisoria, potendo il giudice concedere la provvisionale, sia pure in misura inferiore, anche a chi non si trovi in stato di bisogno.

Dunque le effettive condizioni per la concessione della somma in acconto, da imputarsi nella liquidazione definitiva del danno, sono: che sia iniziata una causa risarcitoria nell’ambito esclusivo di un giudizio di primo grado; che siano state sentite le parti e da un sommario accertamento risultino gravi elementi di responsabilità a carico del conducente.

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diritto-di-famiglia

Rilascio e Rinnovo Passaporto dell’ex Coniuge

Rilascio e Rinnovo Passaporto dell'ex Coniuge

La materia è regolata dalla normativa sui passaporti, in particolare dagli artt. 3 e 12 della Legge 21/11/1967, n. 1185 e successive modifiche.

Il coniuge separato con figli minori che voglia recarsi in vacanza all’estero, può incontrare limiti nella volontà dell’altro coniuge che, da tale allontanamento, tema per il futuro il mancato mantenimento da parte di chi vi sia tenuto. Tuttavia, sia il rilascio che il ritiro del passaporto da parte di chi si trovi in Italia come all’estero sono subordinati alla prova, richiesta dall’avente diritto, che il titolare abbia adempiuto, e potrà per il futuro adempiere, agli obblighi di mantenimento verso i figli o verso il coniuge. In altre parole il giudice tutelare dovrà valutare si vi sia stata già una sentenza di condanna ex art. 570 c.p. per violazione degli obblighi di assistenza familiare, ovvero se l’omissione sia stata effettiva da parte dell’obbligato (ad esempio perché temporaneamente impedito), ovvero ancora se ragioni di lavoro e salute possono legittimare l’autorizzazione.

La CEDU nel  2014  ha chiarito  che è  illecito ritirare e/o negare il passaporto ad un padre perché non paga gli alimenti ai figli,  ravvisando una  ipotesi di violazione della libertà di movimento.

Il Giudice  deve valutare la corrispondenza del mancato assenso all’interesse del minore. In parole più semplici, il compito del Giudice è quello di esaminare i motivi posti a fondamento del mancato rilascio dell’assenso da parte di un genitore: se ritiene che il rilascio o rinnovo del passaporto sia pregiudizievole degli interessi del minore, il Giudice rigetterà l’istanza. Qualora invece ritenga che non vi siano pregiudizi per il minore o che, più semplicemente, il rifiuto di un genitore sia pretestuoso, allora accoglierà l’istanza ed emetterà un decreto autorizzativo con il quale superare il rifiuto di un genitore e permettere all’altro che ha depositato l’istanza di ottenere il rilascio, o il rinnovo del passaporto per sé e per  i figli.

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Incidenti sul lavoro

Risarcimento per infortuni e decessi sul lavoro

Lo Studio Legale Sposato è stato fondato nel 1949 dall’avvocato Francesco Sposato, che all’età di 23 anni era il più giovane avvocato d’Italia, per fornire assistenza e supporto a chi subisce lesioni a seguito di gravi infortuni per responsabilità civile. Consolidata esperienza nel campo della responsabilità civile e del risarcimento del danno, sia per infortuni sul lavoro che in corso, tutelando i diritti del lavoratore vittima di un grave infortunio.

Nel corso degli anni abbiamo assistito con successo più di 5.000 clienti in tutta Italia e ottenuto milioni di indennizzi per i feriti, nonché, nei casi più gravi, azioni legali a tutela degli eredi per morte sul lavoro al fine di determinare la colpevolezza. , quantificazione e liquidazione del danno ai familiari.

L’avvocato Gianluca Sposato, figlio d’arte, è considerato a livello nazionale tra i professionisti più preparati in materia di responsabilità civile e risarcimento danni e assiste personalmente tutti i clienti che hanno subito macro infortuni e i familiari di coloro che hanno perso la vita durante il lavoro per motivi imputabili al lavoratore per lavori pericolosi svolti, senza adeguate misure di sicurezza, sia durante i turni di lavoro e le mansioni affidate che durante il tragitto casa-lavoro e viceversa.

Esame gratuito del caso di infortunio sul lavoro

Chi perde il lavoro o la vita a causa di un infortunio sul lavoro merita la massima tutela, per questo la nostra formula per il cliente prevede l’esame e lo studio del caso in maniera completamente gratuita.

Se riscontriamo le cause della responsabilità del lavoratore e decidiamo di assumerci l’incarico di citare in giudizio il danno a favore del lavoratore, il danneggiato riceve tutte le spiegazioni e il supporto necessari per gestire al meglio il proprio infortunio, con garanzia del pagamento. solo ed esclusivamente per ottenere un risarcimento.

Non richiediamo alcun costo anticipato e disponiamo solo dei migliori avvocati di fama nazionale per l’esame e la quantificazione del danno in termini di danno biologico per la certificazione dell’invalidità permanente e relativo impatto sulla capacità lavorativa del danneggiato.

Avvocato esperto di compensazione per infortuni sul lavoro e decessi sul lavoro

Lo Studio Legale Sposato è da sempre considerato il più affidabile della capitale per il settore della responsabilità civile e negli anni è stato scuola e punto di riferimento per molti colleghi avvocati.

Nel 2001 è passata nelle mani dell’avvocato Gianluca Sposato, figlio d’arte e uno dei massimi esperti nazionali in materia di responsabilità civile per la quantificazione del risarcimento del danno, nonché per la ricostruzione degli elementi processuali relativi alla nesso di causalità per la ”determinazione della responsabilità del datore di lavoro”.

L’avvocato Gianluca Sposato, che è stato consulente legale dell’INPDAP Istituto Nazionale per il Welfare dei Lavoratori della Pubblica Amministrazione, segue personalmente tutti i casi relativi a macrolesioni permanenti e decessi occorsi sul lavoro, al fine di offrire la migliore tutela possibile all’infortunato parte. a scopo risarcitorio.

Il danno del lavoratore biologico

Il danno è riconosciuto al lavoratore biologico che abbia subito un infortunio, o un infortunio sul lavoro, o si sia ammalato a causa delle precarie condizioni di salute sul luogo di lavoro. La materia è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000, recante disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, ai sensi dell’articolo 55, comma 1, della legge n. 144.

L’indennizzo corrisponde al lavoratore che dimostri il danno subito e il nesso di causalità tra gli infortuni e l’attività svolta, indipendentemente dalla copertura dell’Inail, sia che si tratti di rapporto di lavoro debitamente denunciato, o di lavoro nero.

Il danno morale del lavoratore

Chi è vittima di un infortunio sul lavoro, a causa di attività lavorative pericolose svolte senza precauzioni, in luoghi di lavoro non sicuri, o per esposizione a sostanze tossiche e velenose, come catrame, bitume, gas solido o inalazione, fumi di amianto, subisce danni alla salute che deve essere quantificata sotto diversi profili.

Oltre al danno biologico, ovvero lesioni accertabili in ambito forense in termini di invalidità permanente e temporanea del lavoratore, per l’esatto e completo computo del danno morale subito dal lavoratore, deve essere presa in considerazione anche la sofferenza subita dal lavoratore direttamente dal sinistro, risarcibile come danno morale.

La più recente giurisprudenza della Suprema Corte parla di personalizzazione del danno, con un aumento del 50% dell’invalidità permanente riconosciuta alla parte lesa. Tuttavia, ai fini della massima quantificazione e liquidazione del danno, oltre al nesso di causalità, sarà necessario provare l’effettivo danno subito dal lavoratore che abbia subito lesioni o malattia durante oa causa dell’esercizio della propria posizione. . attività in luoghi di lavoro malsani o non sicuri.

Risarcimento del danno al lavoratore inadempiente

Il nostro ordinamento tutela i lavoratori anche quando non sono nel pieno godimento dei loro diritti, prevedendo la possibilità di chiedere il risarcimento del danno in tutti i casi in cui l’evento dannoso abbia determinato condizioni di inabilità temporanea o permanente al lavoro, rispondendo al datore di lavoro, indipendentemente di obbligo assicurativo o previdenziale.

L’Inail riconosce un’indennità per gli infortuni sul lavoro che abbiano comportato un’invalidità compresa tra il 6% e il 15% e una rendita vitalizia diretta per i casi di laurea pari o superiore al 16%. L’indennizzo in capitale o in forma di rendita vitalizia per invalidità compresa tra il 6% e il 100% è calcolato sulla base delle tabelle del danno biologico Inail che tengono conto di coefficienti legati al sesso, all’età e al grado di invalidità subita.

La denuncia del l’Inail in  caso di morte del dipendente

In caso di decesso del lavoratore, ci occupiamo di espletare tutte le procedure necessarie per ottenere l’importo massimo erogabile previsto dalla legge per ciascun legittimo erede.

Il certificato di morte deve essere presentato all’INAIL dal datore di lavoro, o dagli eredi del lavoratore, secondo le modalità previste dalla legge.

Al fine di non commettere errori che possano pregiudicare l’accoglimento della domanda risarcitoria e il suo importo, è bene contattare immediatamente il nostro studio legale che dal 1949 assiste le famiglie di coloro che hanno perso la vita durante oa causa del lavoro svolto, nonché per malattia contratta sul lavoro.

Importi rimborsabili agli eredi del lavoratore

Il datore di lavoro ha il dovere di tutelare la salute e la sicurezza dei propri lavoratori, rispondendo anche penalmente in caso di inosservanza delle disposizioni di legge.

In caso di decesso dell’assicurato, l’assicuratore deve informare i parenti superstiti del loro diritto a richiedere anche la rendita vitalizia.

I parenti del lavoratore che hanno diritto al risarcimento del danno per la perdita del rapporto familiare sono: coniuge, figli, genitori e fratelli.

Gli importi relativi al danno morale che deve essere riconosciuto a ciascun legittimo erede, secondo la recente giurisprudenza della Suprema Corte, devono tenere conto dei seguenti fattori: età del lavoratore deceduto, età del familiare superstite e grado di parentela La convivenza o meno con il lavoratore deceduto è un elemento che può essere valutato ai fini della maggiore o minore importo da corrispondere.

Per fissare un appuntamento e affidare il vostro caso per ottenere il risarcimento del danno per un infortunio con ferite gravi o mortali sul lavoro all’avvocato Gianluca Sposato, potete chiamare il numero 06.3217639 o, per emergenze, il numero legale 24h 347.8743614 a cui assistete anche da WhatsApp

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Rassegna Stampa

Danno da morte e risarcimento agli eredi

Danno da perdita del rapporto parentale: la prova della sofferenza per l’uccisione del proprio familiare viola principi costituzionalmente garantiti? La guerra intestina su quantificazione e prova del danno da morte e la questione di  legittimità  costituzionale sollevata relativamente alla sentenza 11200/19 della Cassazione.

Potrebbe sembrare assurdo per i non addetti ai lavori, ma è così: se un proprio congiunto viene ucciso in un incidente stradale i familiari della vittima devono documentare la loro sofferenza per la perdita del rapporto parentale per avere diritto al risarcimento del danno per l’uccisione del proprio caro; altrimenti possono anche non avere diritto ad alcun risarcimento.

Facciamo un esempio per essere più chiari: se il fratello di una persona uccisa mentre attraversava sulle strisce pedonali da un automobilista ubriaco chiede sic et simpliciter il risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale, potrebbe non avere diritto a vedersi riconoscere alcun risarcimento, o ad ottenere un indennizzo in misura ridotta rispetto minimi e massimi che fanno riferimento all’intensità  del rapporto  con la vittima e alla dimostrazione del dolore per la perdita subìta. Occorre precisare che, seppur ancora non se ne è parlato, con  riferimento alla prova relativa alla sofferenza per il  danno  conseguente la perdita del rapporto parentale è  stata sollevata una questione di  legittimità  costituzionale in un  giudizio  di  rinvio  (dopo due passaggi in Cassazione) inerente la sentenza 11200/19 per violazione degli  articoli 2, 3 e 32 della Costituzione della Repubblica italiana con  riferimento  agli articoli 2043 e 2059  del  codice civile,  nella parte in  cui la sentenza di cui  sopra afferma che: “ la mera relazione di  consanguineità non è da sola sufficiente ad integrare il danno  risarcibile,  gravando  sui  congiunti l’onere di provare in  concreto  l’esistenza di  rapporti  costanti  e di  reciproco  affetto  e solidarietà con il familiare defunto”. 

Il giudizio è ancora in corso, in fase decisionale, e non sappiamo se gli atti verranno trasmessi alla Consulta, o meno, per dirimere tanti dubbi e rispondere ai quesiti sollevati da chi scrive. Questa e altre sentenze di legittimità, a seguito dell’involuzione giurisprudenziale che ha elaborato la teoria del danno conseguenza a discapito del danno evento affermano che: “la liquidazione del danno non patrimoniale subìto dai congiunti  in  conseguenza dell’uccisione del  familiare non integra un danno in re ipsa ma deve essere provato in  concreto  dal  danneggiato”. Tuttavia, come ben noto alla medicina legale, che sul punto si è autorevolmente espressa con i suoi maggiori studiosi e rappresentanti, non può non evidenziarsi che il sentimento, il dolore, è qualcosa di interiore che può facilmente desumersi nel caso di perdita del rapporto parentale per fatto illecito, esprimendo perplessità su modalità standard assunte quali relativi mezzi  di prova. Autorevoli giuristi e studiosi del danno sostengono, poi, che l’onere della prova dovrebbe, semmai, incombere su chi intenda dimostrare un fatto che si discosti dal sentire umano e sociale, ovvero che si qualifichi come situazione eccezionale, come il non provare dolore, o provare un sentimento di sollievo, se non addirittura di  gioia e felicità,  per l’uccisione di un  proprio familiare.

Illogicità, incoerenza e arbitrarietà delle motivazioni per cui la sofferenza per l’uccisione di un familiare non è “in re ipsa”.

La giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale individua quali criteri  che valgono come indici dell’eccesso di potere legislativo quello dell’assoluta illogicità, incoerenza od arbitrarietà delle motivazioni della legge, o dell’atto ad esso equiparato e quello della irragionevolezza delle statuizioni legislative rispetto alla realizzazione concreta del  fine.

A prescindere dal valore e dal contenuto delle presunzioni legali, sembra che i giudici non vogliano tenere contro di quella che è la norma quando si deve affrontare la morte violenta di un proprio familiare, ovvero: sofferenza, dolore, vuoto incolmabile, sconforto, perdita della voglia di vivere per l’uccisione del proprio caro e come ogni diversa interpretazione e convincimento sia in contrasto e leda i princìpi sanciti negli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.

L’articolo 2 garantisce i  diritti  inviolabili  dell’uomo, mentre l’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono uguali davanti  alla legge: dovere dimostrare lo sconvolgimento della propria vita per l’uccisione di un familiare è in contrasto con tali principi, violando la dignità sociale che si  manifesta anche nel  rispetto  dell’altrui  dolore che non deve essere calpestato, o  trasformato in fenomeno da circo, né,  tantomeno può, senza riserva, costituire  oggetto  di prova nella generalità dei casi, attesa la natura interiore e strettamente personale del sentimento.

Ciò a prescindere dal fatto che un sentimento, come l’amore, l’amicizia, il dolore, non può essere provato, proprio perché indice di una spontaneità interiore caratterizzata dalla riservatezza ed esclusività e che qualunque mezzo di  prova rappresenta, piuttosto, una coercizione ed una violenza al  rispetto  della riservatezza e del  dolore per chi  subisca quanto  di più  atroce la vita possa riservare all’essere umano: la privazione dell’affetto  di un proprio caro a causa della morte violenta per un fatto illecito.

Quali documenti dovrebbe fornire la vittima di un reato per provare il  dolore per l’uccisione di un suo familiare?

A prescindere dal fatto che è in corso un aspro e ampio dibattito tra giuristi su quantificazione e prova del danno da morte,  occorre evidenziare che le ultime pronunce della Cassazione sembrano volere ristabilire un equilibrio  a favore del  danneggiato.

A cominciare dalla ordinanza n. 7748/2020 che ha chiarito come il pregiudizio patito dai prossimi congiunti sia configurabile come danno diretto e non riflesso, potendo desumersi presuntivamente, come è logico che sia,  anche dal legame parentale la sofferenza, lo  sconvolgimento  della propria esistenza per quanto  di più triste possa capitare ad una persona: sopravvivere al mondo senza l’affetto  di  chi  amava. Qualcuno ha, poi, paragonato alla sentenze di San Martino, per importanza ed impatto con l’attuale sistema risarcitorio in tema da danno da perdita parentale, le  3 sentenze della Suprema Corte Cass. 10579/21, Cass. 26300/21, Cass. 26301/21 nelle quali è stato, speriamo definitivamente, chiarito quali sono i criteri per determinare gli importi da liquidare a titolo risarcimento danno per la perdita del rapporto parentale agli eredi della vittima di un fatto illecito, con un richiamo esplicito ad abbandonare quanto  contenuto  nelle Tabelle Milanesi.

Con le pronunce sopra richiamate, ma anche con le successive 33055/21 e 38077/21,  la Suprema Corte ha voluto ricordare che per determinare le somme da corrispondere a ciascun congiunto della vittima di un fatto illecito si deve fare riferimento non soltanto al grado di parentela ed alla convivenza, o meno, con la vittima, ma anche all’età del defunto e all’età del congiunto superstite.

Tali  criteri,  sconvolti  solo  dalle Tabelle milanesi che, con il  Gruppo Danno alla Persona dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile, auspichiamo corra ai ripari per lo meno  sul divario della forbice prevista per gli importi  da liquidare ai  fratelli, come indicato nelle ultime Tabelle di liquidazione del danno del Tribunale di Roma, risalenti al 2019 sono gli unici  da applicare per determinare gli importi  da liquidare a ciascun erede per la morte di un proprio familiare: coniuge, figlio, genitore, fratello, nonno, nipote. Infatti, non può non tenersi conto di quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 26301 del 2021, che ha voluto sottolineare come: “Il vero danno nella perdita del rapporto parentale, è la sofferenza non la relazione. 

E’ il dolore, non la vita che cambia, se la vita è destinata, si, a cambiare, ma, in qualche modo, sopravvivendo a se stessi nel mondo”. Si tratta di una pronuncia che non lascia dubbi interpretativi e, richiamando il principio, già più volte invocato, delle presunzioni legali nell’ambito della prova dello sconvolgimento della vita a causa di un fatto illecito per la morte di un proprio familiare, chiarisce anche come  la sofferenza per la perdita del rapporto parentale deve essere provata e valutata dal giudice  per avere  diritto  al risarcimento del danno ed in  quale misura: “La sofferenza morale  allegata e poi provata, anche  a mezzo di  presunzioni semplici,  costituisce  l’aspetto più significativo del  danno.  Esiste, infatti, una radicale differenza tra  il danno  per la perdita  del  rapporto  parentale e quello  per la sua  compromissione  dovuta a  macro lesione del  congiunto  rimasto  in vita in cui è la vita di relazione a subire profonde modificazioni in peggio”.                  

La prova del dolore per l’uccisione di un familiare costituisce una violazione del  rispetto della persona?

Non può, infine, non richiamarsi l’art. 32 della Costituzione, secondo cui la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività e la legge non può, in nessun caso, violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Viene da chiedersi se costringere un genitore, che ha perso un figlio trasportato in auto in un incidente stradale, che a seguito di questa tragedia si chiuda in sé stesso e non voglia più parlare con nessuno, a fornire una prova del suo dolore non rappresenti una violazione del rispetto della sua persona, della sua privacy, una intrusione sgradita nel suo lutto familiare.

Ma vi è di più: vi è da chiedersi se questo gioco perverso che calpesta i diritti del  danneggiato, possa portare nel circo delle aule di giustizia ad indagini ed accertamenti peritali pericolosi ed inutili ai fini dell’equità e garanzia dei diritti,  tenuto  conto  che la legge deve garantire uguaglianza e non  disparità. Il principio secondo cui il danno per la perdita di un familiare non è “in re ipsa“ si  appalesa in netto  contrasto  e violazione della norma costituzionale richiamata. La perdita di un familiare rappresenta il più grande sconvolgimento che possa abbattersi nella vita di un essere umano, ponendo spesso fine alla voglia di vivere, una mancanza ed un dolore non sanabile nel tempo.

Una situazione che non si  augura a nessuno: solo chi ha vissuto un lutto familiare può comprendere come la salute risenta del vuoto incolmabile provocato dalla mancanza di un proprio caro e come ciò incida negativamente sulla qualità  della propria esistenza, venendo  meno  la voglia  di  vivere e divenendo  la vita un  dolore continuo  e costante. Per tale ragione il nostro legislatore ha previsto il risarcimento  di  un danno  di  carattere morale per determinate categorie di  congiunti a seguito  del  decesso  di  un familiare (finanche i nonni, i  cugini  e gli  zii nelle ultime tabelle di  liquidazione del danno elaborate dal  tribunale di  Roma 2019) cagionato da fatto illecito, non rappresentando l’assenza di convivenza, nel mondo in cui viviamo e con le tecnologie a disposizione,  un ostacolo  alla pienezza del  rapporto  affettivo  tra consanguinei,  tant’è vero che il giudice può ridurre (può, non deve) l’importo  riconosciuto  a titolo  di  danno da perdita parentale fino  alla metà.

Negare che l’uccisione di un proprio familiare costituisca violazione dei diritti, e dunque, dei danni, perlomeno non patrimoniali,  dei  congiunti superstiti è  nozione contraria ai principi basilari del sentire sociale e del diritto che è chiamato  a tutelare tali beni  supremi: la salute, la piena dignità  sociale e l’uguaglianza sostanziale dell’individuo  di  fronte alla legge; così  come anche non  riconoscere che il dolore possa essere provato e manifestato in maniera differente e soggetto  a valutazione equitativa da parte di organi giudicanti differenti e con propri distinti  convincimenti.

D’altronde il caos generato sui danni non patrimoniali da uccisione di un  congiunto,  con l’elaborazione della teoria del “danno  conseguenza” a scapito  del  “danno  evento”  non  tengono  conto  dell’unica considerazione meritevole di  tutela e cioè che: la vita e la salute sono  beni preziosi ed irrinunciabili costituzionalmente protetti  e garantiti e che l’evento e la conseguenza si  identificano nel  danno  stesso, non potendo avere distinta collocazione quali espressioni racchiuse nel dettame dell’articolo 2058  del  nostro  codice civile.

Negare che l’uccisione di un figlio non abbia ripercussioni nella vita e sulla salute dei genitori, che la morte di un fratello non sconvolga l’esistenza dei familiari superstiti è principio che contravviene al sentire sociale e a quelle nozioni  comuni proprie di uno Stato  che voglia definirsi garantista e di  diritto.

Avvocato Gianluca Sposato Gruppo Danno alla Persona Osservatorio Sulla Giustizia Civile. 

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Management artistico

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Tutela  ai diritti  degli  artisti

L’Avvocato Gianluca Sposato  è Socio della S.I.A.E. ed ha una passione innata per il  modo dell’arte sin  dai  tempi  del liceo  classico dove si è distinto  come migliore alunno dell’Istituto San Giuseppe De Merode di  Roma,  unico ad avere 10 in  storia dell’arte. Questa sua sensibilità e empatia con gli  artisti, coniugata agli studi in materie giuridiche ed economiche ed un gran senso  di praticità, si abbinano  alla perfezione per offrire ampia tutela ai diritti  degli  artisti, spesso poco  inclini  a seguire i propri  affari poiché concentrati sul loro lavoro, in ambito  civile e commerciale,  comprendendone le ragioni e tutelando i loro interessi.

Supporto legale nel  mondo  artistico

Sono numerosi  i nostri  clienti, tra cui anche  artisti  di  fama nazionale ed internazionale, musicisti,  compositori, chitarristi, cantanti, attori,  registi televisivi, ballerine, presentatori e presentatrici  televisive, conduttori di  telegiornali, stilisti, influencer,  fashion blogger, registi  cinematografici, pittori, fotografi che si rivolgono da ogni parte del  mondo all’Avvocato Gianluca Sposato  per avere supporto legale nel  mondo  artistico, tutelare i  loro interessi e diritti.

Ambito di  operatività avvocato degli  artisti

Sposatolaw si  occupa di redazione  ed esame dei  contratti degli  artisti, contratti di lavoro, contratti pubblicitari, contratti  di  compravendita,  contratti  di locazione, inadempimento contrattuale, consulenza legale in materia commerciale, rappresentanza giuridica, management artistico volto alla tutela dell’immagine dell’artista e valorizzazione del  suo profilo, assistenza giudiziaria in ambito civile, diritto  di  famiglia,  materia successoria e testamentaria. Per dettagli supplementari sul management artistico, richiedi una assistenza online.
 
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Diritto industriale e nuove tecnologie

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Contraffazione marchi  e brevetti

La contraffazione di marchi e brevetti consiste nella violazione del diritto di proprietà intellettuale perpetrata attraverso la riproduzione illecita di un bene e la relativa commercializzazione al posto  dell’originale, in violazione di un diritto di proprietà intellettuale e/o industriale, come marchi d’impresa, brevetti, modelli di utilità, industrial design, denominazioni di origine e diritti d’autore. Attraverso tali condotte illecite di produzione non autorizzata e commercializzazione di merci  contraffatte che recano un marchio identico ad un marchio registrato, ivi comprendendo la produzione di beni che costituiscono riproduzione illecita di prodotti coperti da copyright, viene perpetrata quella che si  configura come pirateria, di modelli e disegni.

Violazione della proprietà intellettuale

La violazione dei  diritti della proprietà industriale, o contraffazione, è uno dei fenomeni maggiormente diffusi a livello globale e colpisce indiscriminatamente tutti i settori merceologici, dalla moda con i beni  di lusso, agli alimenti, dai medicinali ai supporti digitali. La disciplina in materia di concorrenza sleale vede coinvolti lo  Stato, le principali associazioni  di  categoria e la Guardia di  Finanza. In ambito privatistico valgono  le regole generali relative alla individuazione dei  soggetti  responsabili, prova della loro  responsabilità,  quantificazione dei  danni  ed ottenimento  del relativo risarcimento in via stragiudiziale, o instaurando un  contenzioso ove non possibile. Per maggiori informazioni è disponibile un servizio di consulenza online.
 
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Diritto d’immagine

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Tutela del  diritto  d’immagine

Nel caso in  cui la propria immagine venga utilizzata senza il proprio  consenso,  violando accordi, o in maniera inappropriata, occorre individuare l’autore responsabile della violazione, al fine di  fare rimuovere il contenuto e richiedere il  risarcimento  dei  danni. L’abuso del diritto d’immagine è regolamentato dall’articolo 10 del codice civile e prevede che, qualora l’immagine di una persona, o dei  suoi genitori, sia esposta, o  pubblicata, fuori  dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è consentita dalla legge, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione, l’autorità  giudiziaria, può richiedere che cessi l’abuso,  salvo il  risarcimento  dei  danni. La domanda si propone  in via d’urgenza in tribunale per richiedere l’oscuramento del sito internet e delle immagini pubblicate.

Violazione del diritto d’immagine

Nell’era moderna con la digitalizzazione e semplificazione delle tecnologie del mondo informatico, la violazione del  diritto  d’immagine costituisce un problema frequente non solo per personaggi famosi, gente dello spettacolo, politici,  calciatori, modelle ed imprenditori, ma anche per utilizzatori di internet, con la conseguenza che il diritto della persona a che la propria immagine non venga divulgata, esposta, o pubblicata, senza il proprio consenso fuori dai casi previsti dalla legge, non sempre è rispettato. In questi  casi  è importante affidarsi  subito  ad un avvocato per tutelare i propri  diritti, evitare cattiva pubblicità, diffamazione e richiedere i danni.

Uso improprio di materiale fotografico

Sposatolaw offre assistenza legale in campo  artistico nell’ambito  del  diritto  di  immagine e di  reputazione, per violazioni  di termini contrattuali, uso improprio di materiale fotografico e video, anche su internet, nel  rispetto  della normativa sulla privacy ed al fine dell’individuazione del responsabile dell’illecito per  conseguimento del  risarcimento  dei  danni. Per esporre un caso relativo alla tutela del diritto d’immagine è possibile richiedere una consulenza online o prenotare un appuntamento a studio  con l’Avv. Gianluca Sposato, chiamando il numero 06.3217639
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Copyright e Plagio

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Normativa sul  diritto  d’autore

Il diritto d’autore non tutela un’idea in sé, ma nasce con la creazione dell’opera, del cui diritto l’autore dispone purchè sia inedita. L’autore dell’opera detiene il diritto esclusivo di utilizzare l’opera, o  copyright,  e può autorizzarne o rifiutarne la riproduzione, la distribuzione, l’esecuzione, o la rappresentazione: in mancanza del consenso esplicito da parte dell’autore che ne autorizzi l’utilizzo non è consentito appropriarsi di un’opera e diffonderla.

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Plagio, salvaguardia del  copyright

Il plagio di opera è l’appropriazione, tramite copia totale, o parziale, della paternità di un’opera dell’ingegno altrui.

In campo   artistico,  specialmente musicale,  è piuttosto  frequente e la registrazione del  brano  musicale e/o del  testo  letterario presso  la S.I.A.E. in data certa anteriore costituisce prova inconfutabile per l’attribuzione dell’opera.

La pubblicazione di un brano ufficiale, ossia registrato alla Siae e coperto dai diritti d’autore, costituisce violazione del copyright. L’unico modo per non violare la legge nel  rispetto  e salvaguardia del  diritto  d’autore è ottenere una licenza, o acquistare il  diritto  d’autore dell’opera. In caso  di plagio la richiesta di  risarcimento del  danno deve tener conto  sia del mancato  guadagno  che del danno  subito.

Noi  di  Sposatolaw ci occupiamo di  copyright e plagio  artistico, nei  diversi  ambiti  del diritto  d’autore.

Affidarsi  a noi è una scelta sicura e responsabile tenuto  conto  dei  molteplici  ambiti  di  diritto  correlati  ed esperienza maturata in ambito del risarcimento  del  danno per plagio  e violazione del  copyright.

Per approfondimenti in merito è disponibile un servizio di assistenza online.

 

 

 

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Diritto d’autore e dello spettacolo

Diritto d’autore e dello spettacolo

Lo  Studio Legale Sposato ha un reparto  dedicato alla tutela della proprietà intellettuale e presta assistenza  legale nel campo  del  diritto  d’autore e dei  diritti ad esso connessi nei  suoi principali  settori: cinema, televisione,  spettacolo, musica, pittura, fotografia, legislazione dello spettacolo, lavoro artistico, pubblicità, tutela degli interessi artistici, nuove tecnologie e diritto industriale.

Il diritto d’autore è un ramo del diritto privato che si  occupa specificamente della tutela dell’attività intellettuale attraverso il riconoscimento all’autore originario dell’opera di una serie di diritti di carattere sia morale che patrimoniale ed il riconoscimento dei diritti economici di copyright maturati e maturandi di un opera (brano musicale, libro, sceneggiatura,  fotografia,  etc. )  da attribuirsi all’autore, oltre al maggior danno per plagio e sfruttamento economico, ove  non espressamente autorizzato.

Lo  studio dell’Avv. Gianluca Sposato, inoltre, presta attività  di Talent Scout e Management artistico,  finalizzati  alla valorizzazione dell’artista ed  a tutela dell’immagine e della professione artistica, occupandosi  di  redazione dei  contratti,  cura  e salvaguardia dei  diritti  d’immagine, oltre che nei settori musicale, pubblicitario, televisivo  e cinematografico, con  particolare attenzione alle nuove tecnologie e forme di  espressione intellettuale artistica.

 

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Diritto fallimentare

Gestione della crisi d’impresa

Gestione della crisi d’impresa

 

Soluzioni per evitare il fallimento

Il tribunale fallimentare è investito dell’intera procedura e provvede alla nomina, revoca o sostituzione degli organi del fallimento che sono rappresentati dal giudice delegato, dal curatore fallimentare e dal comitato dei creditori. La gestione della crisi d’impresa non può prescindere dalle difficoltà economiche in cui versa l’imprenditore e dalla possibilità di  evitare il fallimento, come previsto dal Codice della crisi e dell’insolvenza, con lo strumento della procedura di  allerta,  prevista per la risoluzione della crisi in via stragiudiziale ai  fini dei evitare l’insolvenza dell’imprenditore, o con la liquidazione giudiziale in  caso di  fallimento della procedura di  allerta.

Ottimizzazione costi della fasi liquidatorie

Noi di Sposatolaw,  grazie alla nostra visione strategica ed esperienza consolidata nel mondo  dell’impresa,  siamo in grado di fornire un quadro chiaro e completo della situazione di insolvenza aziendale e delle soluzioni  da intraprendere,  al  fine di  limitare i  danni, ottimizzando i  costi e gestendo  le varie fasi  procedurali  e liquidatorie. Il nostro team è costituito dai migliori avvocati d’impresa, consulenti aziendali, curatori fallimentari, revisori legali, dottori commercialisti e revisori contabili del fallimento, coordinati  dall’Avvocato Gianluca Sposato,  titolare dello Studio  e Revisore dei Conti  dell’I.S.L.E. Istituto per gli Studi e la Documentazione Legislativa che opera sotto  l’Alto Patronato  del Presidente della Repubblica, collaborando alla impostazione tecnica e alla documentazione delle attività legislative del Parlamento e degli altri organo  costituzionali  dello Stato. Per ulteriori dettagli sulla crisi di impresa richiedi una consulenza online.