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Rassegna Stampa

Danno da morte e risarcimento agli eredi

Danno da perdita del rapporto parentale: la prova della sofferenza per l’uccisione del proprio familiare viola principi costituzionalmente garantiti? La guerra intestina su quantificazione e prova del danno da morte e la questione di  legittimità  costituzionale sollevata relativamente alla sentenza 11200/19 della Cassazione.

Potrebbe sembrare assurdo per i non addetti ai lavori, ma è così: se un proprio congiunto viene ucciso in un incidente stradale i familiari della vittima devono documentare la loro sofferenza per la perdita del rapporto parentale per avere diritto al risarcimento del danno per l’uccisione del proprio caro; altrimenti possono anche non avere diritto ad alcun risarcimento.

Facciamo un esempio per essere più chiari: se il fratello di una persona uccisa mentre attraversava sulle strisce pedonali da un automobilista ubriaco chiede sic et simpliciter il risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale, potrebbe non avere diritto a vedersi riconoscere alcun risarcimento, o ad ottenere un indennizzo in misura ridotta rispetto minimi e massimi che fanno riferimento all’intensità  del rapporto  con la vittima e alla dimostrazione del dolore per la perdita subìta. Occorre precisare che, seppur ancora non se ne è parlato, con  riferimento alla prova relativa alla sofferenza per il  danno  conseguente la perdita del rapporto parentale è  stata sollevata una questione di  legittimità  costituzionale in un  giudizio  di  rinvio  (dopo due passaggi in Cassazione) inerente la sentenza 11200/19 per violazione degli  articoli 2, 3 e 32 della Costituzione della Repubblica italiana con  riferimento  agli articoli 2043 e 2059  del  codice civile,  nella parte in  cui la sentenza di cui  sopra afferma che: “ la mera relazione di  consanguineità non è da sola sufficiente ad integrare il danno  risarcibile,  gravando  sui  congiunti l’onere di provare in  concreto  l’esistenza di  rapporti  costanti  e di  reciproco  affetto  e solidarietà con il familiare defunto”. 

Il giudizio è ancora in corso, in fase decisionale, e non sappiamo se gli atti verranno trasmessi alla Consulta, o meno, per dirimere tanti dubbi e rispondere ai quesiti sollevati da chi scrive. Questa e altre sentenze di legittimità, a seguito dell’involuzione giurisprudenziale che ha elaborato la teoria del danno conseguenza a discapito del danno evento affermano che: “la liquidazione del danno non patrimoniale subìto dai congiunti  in  conseguenza dell’uccisione del  familiare non integra un danno in re ipsa ma deve essere provato in  concreto  dal  danneggiato”. Tuttavia, come ben noto alla medicina legale, che sul punto si è autorevolmente espressa con i suoi maggiori studiosi e rappresentanti, non può non evidenziarsi che il sentimento, il dolore, è qualcosa di interiore che può facilmente desumersi nel caso di perdita del rapporto parentale per fatto illecito, esprimendo perplessità su modalità standard assunte quali relativi mezzi  di prova. Autorevoli giuristi e studiosi del danno sostengono, poi, che l’onere della prova dovrebbe, semmai, incombere su chi intenda dimostrare un fatto che si discosti dal sentire umano e sociale, ovvero che si qualifichi come situazione eccezionale, come il non provare dolore, o provare un sentimento di sollievo, se non addirittura di  gioia e felicità,  per l’uccisione di un  proprio familiare.

Illogicità, incoerenza e arbitrarietà delle motivazioni per cui la sofferenza per l’uccisione di un familiare non è “in re ipsa”.

La giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale individua quali criteri  che valgono come indici dell’eccesso di potere legislativo quello dell’assoluta illogicità, incoerenza od arbitrarietà delle motivazioni della legge, o dell’atto ad esso equiparato e quello della irragionevolezza delle statuizioni legislative rispetto alla realizzazione concreta del  fine.

A prescindere dal valore e dal contenuto delle presunzioni legali, sembra che i giudici non vogliano tenere contro di quella che è la norma quando si deve affrontare la morte violenta di un proprio familiare, ovvero: sofferenza, dolore, vuoto incolmabile, sconforto, perdita della voglia di vivere per l’uccisione del proprio caro e come ogni diversa interpretazione e convincimento sia in contrasto e leda i princìpi sanciti negli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.

L’articolo 2 garantisce i  diritti  inviolabili  dell’uomo, mentre l’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono uguali davanti  alla legge: dovere dimostrare lo sconvolgimento della propria vita per l’uccisione di un familiare è in contrasto con tali principi, violando la dignità sociale che si  manifesta anche nel  rispetto  dell’altrui  dolore che non deve essere calpestato, o  trasformato in fenomeno da circo, né,  tantomeno può, senza riserva, costituire  oggetto  di prova nella generalità dei casi, attesa la natura interiore e strettamente personale del sentimento.

Ciò a prescindere dal fatto che un sentimento, come l’amore, l’amicizia, il dolore, non può essere provato, proprio perché indice di una spontaneità interiore caratterizzata dalla riservatezza ed esclusività e che qualunque mezzo di  prova rappresenta, piuttosto, una coercizione ed una violenza al  rispetto  della riservatezza e del  dolore per chi  subisca quanto  di più  atroce la vita possa riservare all’essere umano: la privazione dell’affetto  di un proprio caro a causa della morte violenta per un fatto illecito.

Quali documenti dovrebbe fornire la vittima di un reato per provare il  dolore per l’uccisione di un suo familiare?

A prescindere dal fatto che è in corso un aspro e ampio dibattito tra giuristi su quantificazione e prova del danno da morte,  occorre evidenziare che le ultime pronunce della Cassazione sembrano volere ristabilire un equilibrio  a favore del  danneggiato.

A cominciare dalla ordinanza n. 7748/2020 che ha chiarito come il pregiudizio patito dai prossimi congiunti sia configurabile come danno diretto e non riflesso, potendo desumersi presuntivamente, come è logico che sia,  anche dal legame parentale la sofferenza, lo  sconvolgimento  della propria esistenza per quanto  di più triste possa capitare ad una persona: sopravvivere al mondo senza l’affetto  di  chi  amava. Qualcuno ha, poi, paragonato alla sentenze di San Martino, per importanza ed impatto con l’attuale sistema risarcitorio in tema da danno da perdita parentale, le  3 sentenze della Suprema Corte Cass. 10579/21, Cass. 26300/21, Cass. 26301/21 nelle quali è stato, speriamo definitivamente, chiarito quali sono i criteri per determinare gli importi da liquidare a titolo risarcimento danno per la perdita del rapporto parentale agli eredi della vittima di un fatto illecito, con un richiamo esplicito ad abbandonare quanto  contenuto  nelle Tabelle Milanesi.

Con le pronunce sopra richiamate, ma anche con le successive 33055/21 e 38077/21,  la Suprema Corte ha voluto ricordare che per determinare le somme da corrispondere a ciascun congiunto della vittima di un fatto illecito si deve fare riferimento non soltanto al grado di parentela ed alla convivenza, o meno, con la vittima, ma anche all’età del defunto e all’età del congiunto superstite.

Tali  criteri,  sconvolti  solo  dalle Tabelle milanesi che, con il  Gruppo Danno alla Persona dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile, auspichiamo corra ai ripari per lo meno  sul divario della forbice prevista per gli importi  da liquidare ai  fratelli, come indicato nelle ultime Tabelle di liquidazione del danno del Tribunale di Roma, risalenti al 2019 sono gli unici  da applicare per determinare gli importi  da liquidare a ciascun erede per la morte di un proprio familiare: coniuge, figlio, genitore, fratello, nonno, nipote. Infatti, non può non tenersi conto di quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 26301 del 2021, che ha voluto sottolineare come: “Il vero danno nella perdita del rapporto parentale, è la sofferenza non la relazione. 

E’ il dolore, non la vita che cambia, se la vita è destinata, si, a cambiare, ma, in qualche modo, sopravvivendo a se stessi nel mondo”. Si tratta di una pronuncia che non lascia dubbi interpretativi e, richiamando il principio, già più volte invocato, delle presunzioni legali nell’ambito della prova dello sconvolgimento della vita a causa di un fatto illecito per la morte di un proprio familiare, chiarisce anche come  la sofferenza per la perdita del rapporto parentale deve essere provata e valutata dal giudice  per avere  diritto  al risarcimento del danno ed in  quale misura: “La sofferenza morale  allegata e poi provata, anche  a mezzo di  presunzioni semplici,  costituisce  l’aspetto più significativo del  danno.  Esiste, infatti, una radicale differenza tra  il danno  per la perdita  del  rapporto  parentale e quello  per la sua  compromissione  dovuta a  macro lesione del  congiunto  rimasto  in vita in cui è la vita di relazione a subire profonde modificazioni in peggio”.                  

La prova del dolore per l’uccisione di un familiare costituisce una violazione del  rispetto della persona?

Non può, infine, non richiamarsi l’art. 32 della Costituzione, secondo cui la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività e la legge non può, in nessun caso, violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Viene da chiedersi se costringere un genitore, che ha perso un figlio trasportato in auto in un incidente stradale, che a seguito di questa tragedia si chiuda in sé stesso e non voglia più parlare con nessuno, a fornire una prova del suo dolore non rappresenti una violazione del rispetto della sua persona, della sua privacy, una intrusione sgradita nel suo lutto familiare.

Ma vi è di più: vi è da chiedersi se questo gioco perverso che calpesta i diritti del  danneggiato, possa portare nel circo delle aule di giustizia ad indagini ed accertamenti peritali pericolosi ed inutili ai fini dell’equità e garanzia dei diritti,  tenuto  conto  che la legge deve garantire uguaglianza e non  disparità. Il principio secondo cui il danno per la perdita di un familiare non è “in re ipsa“ si  appalesa in netto  contrasto  e violazione della norma costituzionale richiamata. La perdita di un familiare rappresenta il più grande sconvolgimento che possa abbattersi nella vita di un essere umano, ponendo spesso fine alla voglia di vivere, una mancanza ed un dolore non sanabile nel tempo.

Una situazione che non si  augura a nessuno: solo chi ha vissuto un lutto familiare può comprendere come la salute risenta del vuoto incolmabile provocato dalla mancanza di un proprio caro e come ciò incida negativamente sulla qualità  della propria esistenza, venendo  meno  la voglia  di  vivere e divenendo  la vita un  dolore continuo  e costante. Per tale ragione il nostro legislatore ha previsto il risarcimento  di  un danno  di  carattere morale per determinate categorie di  congiunti a seguito  del  decesso  di  un familiare (finanche i nonni, i  cugini  e gli  zii nelle ultime tabelle di  liquidazione del danno elaborate dal  tribunale di  Roma 2019) cagionato da fatto illecito, non rappresentando l’assenza di convivenza, nel mondo in cui viviamo e con le tecnologie a disposizione,  un ostacolo  alla pienezza del  rapporto  affettivo  tra consanguinei,  tant’è vero che il giudice può ridurre (può, non deve) l’importo  riconosciuto  a titolo  di  danno da perdita parentale fino  alla metà.

Negare che l’uccisione di un proprio familiare costituisca violazione dei diritti, e dunque, dei danni, perlomeno non patrimoniali,  dei  congiunti superstiti è  nozione contraria ai principi basilari del sentire sociale e del diritto che è chiamato  a tutelare tali beni  supremi: la salute, la piena dignità  sociale e l’uguaglianza sostanziale dell’individuo  di  fronte alla legge; così  come anche non  riconoscere che il dolore possa essere provato e manifestato in maniera differente e soggetto  a valutazione equitativa da parte di organi giudicanti differenti e con propri distinti  convincimenti.

D’altronde il caos generato sui danni non patrimoniali da uccisione di un  congiunto,  con l’elaborazione della teoria del “danno  conseguenza” a scapito  del  “danno  evento”  non  tengono  conto  dell’unica considerazione meritevole di  tutela e cioè che: la vita e la salute sono  beni preziosi ed irrinunciabili costituzionalmente protetti  e garantiti e che l’evento e la conseguenza si  identificano nel  danno  stesso, non potendo avere distinta collocazione quali espressioni racchiuse nel dettame dell’articolo 2058  del  nostro  codice civile.

Negare che l’uccisione di un figlio non abbia ripercussioni nella vita e sulla salute dei genitori, che la morte di un fratello non sconvolga l’esistenza dei familiari superstiti è principio che contravviene al sentire sociale e a quelle nozioni  comuni proprie di uno Stato  che voglia definirsi garantista e di  diritto.

Avvocato Gianluca Sposato Gruppo Danno alla Persona Osservatorio Sulla Giustizia Civile. 

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Diritto d’autore e dello spettacolo

Management artistico

 

Tutela  ai diritti  degli  artisti

L’Avvocato Gianluca Sposato  è Socio della S.I.A.E. ed ha una passione innata per il  modo dell’arte sin  dai  tempi  del liceo  classico dove si è distinto  come migliore alunno dell’Istituto San Giuseppe De Merode di  Roma,  unico ad avere 10 in  storia dell’arte.

Questa sua sensibilità e empatia con gli  artisti, coniugata agli studi in materie giuridiche ed economiche ed un gran senso  di praticità, si abbinano  alla perfezione per offrire ampia tutela ai diritti  degli  artisti, spesso poco  inclini  a seguire i propri  affari poiché concentrati sul loro lavoro, in ambito  civile e commerciale,  comprendendone le ragioni e tutelando i loro interessi.

Supporto legale nel  mondo  artistico

Sono numerosi  i nostri  clienti, tra cui anche  artisti  di  fama nazionale ed internazionale, musicisti,  compositori, chitarristi, cantanti, attori,  registi televisivi, ballerine, presentatori e presentatrici  televisive, conduttori di  telegiornali, stilisti, influencer,  fashion blogger, registi  cinematografici, pittori, fotografi che si rivolgono da ogni parte del  mondo all’Avvocato Gianluca Sposato  per avere supporto legale nel  mondo  artistico, tutelare i  loro interessi e diritti.

Ambito di  operatività avvocato degli  artisti

Sposatolaw si  occupa di redazione  ed esame dei  contratti degli  artisti, contratti di lavoro, contratti pubblicitari, contratti  di  compravendita,  contratti  di locazione, inadempimento contrattuale, consulenza legale in materia commerciale, rappresentanza giuridica, management artistico volto alla tutela dell’immagine dell’artista e valorizzazione del  suo profilo, assistenza giudiziaria in ambito civile, diritto  di  famiglia,  materia successoria e testamentaria.

Per dettagli supplementari sul management artistico, richiedi una assistenza online.

 

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Diritto d’autore e dello spettacolo

Diritto industriale e nuove tecnologie

 

Contraffazione marchi  e brevetti

La contraffazione di marchi e brevetti consiste nella violazione del diritto di proprietà intellettuale perpetrata attraverso la riproduzione illecita di un bene e la relativa commercializzazione al posto  dell’originale, in violazione di un diritto di proprietà intellettuale e/o industriale, come marchi d’impresa, brevetti, modelli di utilità, industrial design, denominazioni di origine e diritti d’autore.

Attraverso tali condotte illecite di produzione non autorizzata e commercializzazione di merci  contraffatte che recano un marchio identico ad un marchio registrato, ivi comprendendo la produzione di beni che costituiscono riproduzione illecita di prodotti coperti da copyright, viene perpetrata quella che si  configura come pirateria, di modelli e disegni.

Violazione della proprietà intellettuale

La violazione dei  diritti della proprietà industriale, o contraffazione, è uno dei fenomeni maggiormente diffusi a livello globale e colpisce indiscriminatamente tutti i settori merceologici, dalla moda con i beni  di lusso, agli alimenti, dai medicinali ai supporti digitali.

La disciplina in materia di concorrenza sleale vede coinvolti lo  Stato, le principali associazioni  di  categoria e la Guardia di  Finanza. In ambito privatistico valgono  le regole generali relative alla individuazione dei  soggetti  responsabili, prova della loro  responsabilità,  quantificazione dei  danni  ed ottenimento  del relativo risarcimento in via stragiudiziale, o instaurando un  contenzioso ove non possibile.

Per maggiori informazioni è disponibile un servizio di consulenza online.

 

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Diritto d’autore e dello spettacolo

Diritto d’immagine

Tutela del  diritto  d’immagine

Nel caso in  cui la propria immagine venga utilizzata senza il proprio  consenso,  violando accordi, o in maniera inappropriata, occorre individuare l’autore responsabile della violazione, al fine di  fare rimuovere il contenuto e richiedere il  risarcimento  dei  danni.

L’abuso del diritto d’immagine è regolamentato dall’articolo 10 del codice civile e prevede che, qualora l’immagine di una persona, o dei  suoi genitori, sia esposta, o  pubblicata, fuori  dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è consentita dalla legge, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione, l’autorità  giudiziaria, può richiedere che cessi l’abuso,  salvo il  risarcimento  dei  danni.

La domanda si propone  in via d’urgenza in tribunale per richiedere l’oscuramento del sito internet e delle immagini pubblicate.

Violazione del diritto d’immagine

Nell’era moderna con la digitalizzazione e semplificazione delle tecnologie del mondo informatico, la violazione del  diritto  d’immagine costituisce un problema frequente non solo per personaggi famosi, gente dello spettacolo, politici,  calciatori, modelle ed imprenditori, ma anche per utilizzatori di internet, con la conseguenza che il diritto della persona a che la propria immagine non venga divulgata, esposta, o pubblicata, senza il proprio consenso fuori dai casi previsti dalla legge, non sempre è rispettato.

In questi  casi  è importante affidarsi  subito  ad un avvocato per tutelare i propri  diritti, evitare cattiva pubblicità, diffamazione e richiedere i danni.

Uso improprio di materiale fotografico

Sposatolaw offre assistenza legale in campo  artistico nell’ambito  del  diritto  di  immagine e di  reputazione, per violazioni  di termini contrattuali, uso improprio di materiale fotografico e video, anche su internet, nel  rispetto  della normativa sulla privacy ed al fine dell’individuazione del responsabile dell’illecito per  conseguimento del  risarcimento  dei  danni.

Per esporre un caso relativo alla tutela del diritto d’immagine è possibile richiedere una consulenza online o prenotare un appuntamento a studio  con l’Avv. Gianluca Sposato, chiamando il numero 06.3217639

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Diritto d’autore e dello spettacolo

Copyright e Plagio

 

Normativa sul  diritto  d’autore

Il diritto d’autore non tutela un’idea in sé, ma nasce con la creazione dell’opera, del cui diritto l’autore dispone purchè sia inedita. L’autore dell’opera detiene il diritto esclusivo di utilizzare l’opera, o  copyright,  e può autorizzarne o rifiutarne la riproduzione, la distribuzione, l’esecuzione, o la rappresentazione: in mancanza del consenso esplicito da parte dell’autore che ne autorizzi l’utilizzo non è consentito appropriarsi di un’opera e diffonderla.

La normativa sul  diritto  d’autore è disciplinata dalla Legge n. 633/1941 sul diritto d’autore aggiornata con le modifiche apportate dalla Legge n. 37/2019 .

Plagio, salvaguardia del  copyright

Il plagio di opera è l’appropriazione, tramite copia totale, o parziale, della paternità di un’opera dell’ingegno altrui.

In campo   artistico,  specialmente musicale,  è piuttosto  frequente e la registrazione del  brano  musicale e/o del  testo  letterario presso  la S.I.A.E. in data certa anteriore costituisce prova inconfutabile per l’attribuzione dell’opera.

La pubblicazione di un brano ufficiale, ossia registrato alla Siae e coperto dai diritti d’autore, costituisce violazione del copyright. L’unico modo per non violare la legge nel  rispetto  e salvaguardia del  diritto  d’autore è ottenere una licenza, o acquistare il  diritto  d’autore dell’opera. In caso  di plagio la richiesta di  risarcimento del  danno deve tener conto  sia del mancato  guadagno  che del danno  subito.

Noi  di  Sposatolaw ci occupiamo di  copyright e plagio  artistico, nei  diversi  ambiti  del diritto  d’autore.

Affidarsi  a noi è una scelta sicura e responsabile tenuto  conto  dei  molteplici  ambiti  di  diritto  correlati  ed esperienza maturata in ambito del risarcimento  del  danno per plagio  e violazione del  copyright.

Per approfondimenti in merito è disponibile un servizio di assistenza online.

 

 

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Diritto d’autore e dello spettacolo

Diritto d’autore e dello spettacolo

Lo  Studio Legale Sposato ha un reparto  dedicato alla tutela della proprietà intellettuale e presta assistenza  legale nel campo  del  diritto  d’autore e dei  diritti ad esso connessi nei  suoi principali  settori: cinema, televisione,  spettacolo, musica, pittura, fotografia, legislazione dello spettacolo, lavoro artistico, pubblicità, tutela degli interessi artistici, nuove tecnologie e diritto industriale.

Il diritto d’autore è un ramo del diritto privato che si  occupa specificamente della tutela dell’attività intellettuale attraverso il riconoscimento all’autore originario dell’opera di una serie di diritti di carattere sia morale che patrimoniale ed il riconoscimento dei diritti economici di copyright maturati e maturandi di un opera (brano musicale, libro, sceneggiatura,  fotografia,  etc. )  da attribuirsi all’autore, oltre al maggior danno per plagio e sfruttamento economico, ove  non espressamente autorizzato.

Lo  studio dell’Avv. Gianluca Sposato, inoltre, presta attività  di Talent Scout e Management artistico,  finalizzati  alla valorizzazione dell’artista ed  a tutela dell’immagine e della professione artistica, occupandosi  di  redazione dei  contratti,  cura  e salvaguardia dei  diritti  d’immagine, oltre che nei settori musicale, pubblicitario, televisivo  e cinematografico, con  particolare attenzione alle nuove tecnologie e forme di  espressione intellettuale artistica.

 

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Diritto fallimentare

Gestione della crisi d’impresa

 

Soluzioni per evitare il fallimento

Il tribunale fallimentare è investito dell’intera procedura e provvede alla nomina, revoca o sostituzione degli organi del fallimento che sono rappresentati dal giudice delegato, dal curatore fallimentare e dal comitato dei creditori.

La gestione della crisi d’impresa non può prescindere dalle difficoltà economiche in cui versa l’imprenditore e dalla possibilità di  evitare il fallimento, come previsto dal Codice della crisi e dell’insolvenza, con lo strumento della procedura di  allerta,  prevista per la risoluzione della crisi in via stragiudiziale ai  fini dei evitare l’insolvenza dell’imprenditore, o con la liquidazione giudiziale in  caso di  fallimento della procedura di  allerta.

Ottimizzazione costi della fasi liquidatorie

Noi di Sposatolaw,  grazie alla nostra visione strategica ed esperienza consolidata nel mondo  dell’impresa,  siamo in grado di fornire un quadro chiaro e completo della situazione di insolvenza aziendale e delle soluzioni  da intraprendere,  al  fine di  limitare i  danni, ottimizzando i  costi e gestendo  le varie fasi  procedurali  e liquidatorie.

Il nostro team è costituito dai migliori avvocati d’impresa, consulenti aziendali, curatori fallimentari, revisori legali, dottori commercialisti e revisori contabili del fallimento, coordinati  dall’Avvocato Gianluca Sposato,  titolare dello Studio  e Revisore dei Conti  dell’I.S.L.E. Istituto per gli Studi e la Documentazione Legislativa che opera sotto  l’Alto Patronato  del Presidente della Repubblica, collaborando alla impostazione tecnica e alla documentazione delle attività legislative del Parlamento e degli altri organo  costituzionali  dello Stato.

Per ulteriori dettagli sulla crisi di impresa richiedi una consulenza online.

 

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Diritto Successorio

Azione di riduzione donazione indiretta

AZIONE DI RIDUZIONE DI DONAZIONI E DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE

 

 

L’articolo  533 del  codice civile concede una ampia tutela all’erede,  disponendo  che possa chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti, o parte dei beni ereditari a titolo di erede, o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. L’azione, peraltro,  è  imprescrittibile, salvi gli effetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni.

L’azione di riduzione  è un’azione che la legge concede ai legittimari per ottenere la reintegrazione della legittima, detta anche quota di riserva,  mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre, cosiddetta disponibile.

L’azione è attivabile anche contro le donazioni eccedenti la quota disponibile e le donazioni indirette, o  vendite simulate  dagli  eredi  legittimi è può  essere azionata anche a seguito  di riconoscimento  di  paternità  o maternità  postumo.

COMPRAVENDITA DI IMMOBILE E DONAZIONE INDIRETTA

L’asse ereditario è composto dal relictum  e dal donatum, ciò  significa che ai  fini  del  computo della massa ereditaria da distribuire tra gli eredi legittimi bisogna tenere conto non solo di quanto resta alla morte del defunto, ma anche di quanto da questi disposto in vita.

Se nel corso della sua esistenza, infatti,  il de cuius ha compiuto negozi giuridici che hanno avvantaggiato un erede rispetto agli altri, come avviene con l’acquisto di un immobile per il coniuge, o per il figlio, con  denaro proprio, le donazioni indirette rientrano nel computo  dei beni che compongono la massa ereditaria;  a meno  che non si  tratti di  disposizione di liberalità posta in  essere con le formalità richieste dalla legge ( dispensa dalla collazione ereditaria )  nel rispetto dei  limiti della quota di riserva di cui può disporsi e senza che venga intaccata la quota di riserva dei  legittimari.

L’intestazione di un immobile al coniuge, o al figlio, costituisce una tipica donazione indiretta ed è molto frequente, anche per evitare il pagamento di imposte di successione. Tuttavia, la regola è  che le quote degli eredi legittimi devono tenere conto della collazione ereditaria, ovvero devono  confluire nella massa ereditaria anche i  frutti  delle disposizioni compiute in  vita dal  de cuius.

LA COLLAZIONE EREDITARIA

La collazione ereditaria consiste nell’aggiunta all’eredità di tutti i beni ricevuti in dono durante la vita del parente defunto ai figli,  ai i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione. I quali,  ai  sensi  dell’art. 737 del  codice civile,   devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente, o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati,  tenuto  conto,  come detto,  che la dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile. Anche nel caso  di  successione testamentaria deve essere rispettato il  vincolo  che garantisce al  coniuge ed ai  figli, in  qualità di  legittimari la quota loro  riservata per legge, operando  la dispensa da collazione solo limitatamente alla quota disponibile del  testatore.

Occorre comunque tenere presente che sono  escluse dalla collazione  le spese di mantenimento e di educazione, le spese sostenute per malattia, le spese ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze, purché non  eccedenti  le possibilità economiche del defunto, le donazioni fatte per riconoscenza, o per i servizi resi ed i beni periti per cause che non sono imputabili al donatario (per esempio un’opera d’arte che sia stata rubata, o un appartamento distrutto da un terremoto).

DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE CHE ESCLUDONO O DANNEGGIANO UN EREDE

Qualora si  verifichino situazioni che ledano i  diritti  dell’erede è  fondamentale, per salvaguardare la propria posizione di  erede,   essere assistiti  da un  Avvocato che abbia lunga esperienza nel  ramo del diritto  successorio, che possa tutelare nel modo migliore i  diritti dell’erede pretermesso,  danneggiato da disposizioni testamentarie a lui sfavorevoli, od  da atti  compiuti  da altri  eredi che ledano  i suoi  diritti.

L’ Avvocato Gianluca Sposato esperto in  diritto  ereditario,  successioni  e materia testamentaria, da oltre 25 anni  assiste in tutta Italia  clienti  anche per eredità  internazionali.

E’ possibile ricevere una prima assistenza online con la quale approfondire maggiormente l’argomento di proprio interesse, o  prenotare un  appuntamento per una consulenza in studio chiamando  i numeri 06.3217639, o legale24h 347.8743614

AZIONE DI RIDUZIONE DI DONAZIONI E DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE

L’articolo  533 del  codice civile concede una ampia tutela all’erede,  disponendo  che possa chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti, o parte dei beni ereditari a titolo di erede, o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. L’azione, peraltro,  è  imprescrittibile, salvi gli effetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni.

L’azione di riduzione  è un’azione che la legge concede ai legittimari per ottenere la reintegrazione della legittima, detta anche quota di riserva,  mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre, cosiddetta disponibile.

L’azione è attivabile anche contro le donazioni eccedenti la quota disponibile e le donazioni indirette, o  vendite simulate  dagli  eredi  legittimi è può  essere azionata anche a seguito  di riconoscimento  di  paternità  o maternità  postumo.

COMPRAVENDITA DI IMMOBILE E DONAZIONE INDIRETTA

L’asse ereditario è composto dal relictum  e dal donatum, ciò  significa che ai  fini  del  computo della massa ereditaria da distribuire tra gli eredi legittimi bisogna tenere conto non solo di quanto resta alla morte del defunto, ma anche di quanto da questi disposto in vita.

Se nel corso della sua esistenza, infatti,  il de cuius ha compiuto negozi giuridici che hanno avvantaggiato un erede rispetto agli altri, come avviene con l’acquisto di un immobile per il coniuge, o per il figlio, con  denaro proprio, le donazioni indirette rientrano nel computo  dei beni che compongono la massa ereditaria;  a meno  che non si  tratti di  disposizione di liberalità posta in  essere con le formalità richieste dalla legge ( dispensa dalla collazione ereditaria )  nel rispetto dei  limiti della quota di riserva di cui può disporsi e senza che venga intaccata la quota di riserva dei  legittimari.

L’intestazione di un immobile al coniuge, o al figlio, costituisce una tipica donazione indiretta ed è molto frequente, anche per evitare il pagamento di imposte di successione. Tuttavia, la regola è  che le quote degli eredi legittimi devono tenere conto della collazione ereditaria, ovvero devono  confluire nella massa ereditaria anche i  frutti  delle disposizioni compiute in  vita dal  de cuius.

LA COLLAZIONE EREDITARIA

La collazione ereditaria consiste nell’aggiunta all’eredità di tutti i beni ricevuti in dono durante la vita del parente defunto ai figli,  ai i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione. I quali,  ai  sensi  dell’art. 737 del  codice civile,   devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente, o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati,  tenuto  conto,  come detto,  che la dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile. Anche nel caso  di  successione testamentaria deve essere rispettato il  vincolo  che garantisce al  coniuge ed ai  figli, in  qualità di  legittimari la quota loro  riservata per legge, operando  la dispensa da collazione solo limitatamente alla quota disponibile del  testatore.

Occorre comunque tenere presente che sono  escluse dalla collazione  le spese di mantenimento e di educazione, le spese sostenute per malattia, le spese ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze, purché non  eccedenti  le possibilità economiche del defunto, le donazioni fatte per riconoscenza, o per i servizi resi ed i beni periti per cause che non sono imputabili al donatario (per esempio un’opera d’arte che sia stata rubata, o un appartamento distrutto da un terremoto).

DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE CHE ESCLUDONO O DANNEGGIANO UN EREDE

Qualora si  verifichino situazioni che ledano i  diritti  dell’erede è  fondamentale, per salvaguardare la propria posizione di  erede,   essere assistiti  da un  Avvocato che abbia lunga esperienza nel  ramo del diritto  successorio, che possa tutelare nel modo migliore i  diritti dell’erede pretermesso,  danneggiato da disposizioni testamentarie a lui sfavorevoli, od  da atti  compiuti  da altri  eredi che ledano  i suoi  diritti.

L’ Avvocato Gianluca Sposato esperto in  diritto  ereditario,  successioni  e materia testamentaria, da oltre 25 anni  assiste in tutta Italia  clienti  anche per eredità  internazionali.

E’ possibile ricevere una prima assistenza online con la quale approfondire maggiormente l’argomento di proprio interesse, o  prenotare un  appuntamento per una consulenza in studio chiamando  i numeri 06.3217639, o legale24h 347.8743614

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Scioglimento della comunione ereditaria

LO SCIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE EREDITARIA

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Lo scioglimento della comunione ereditaria

 

Parliamo della comunione ereditaria  e dei problemi  che può  comportare con l’Avvocato Gianluca Sposato patrocinante in Cassazione esperto in diritto successorio  e testamentario, Presidente di  Commissione dell’ultima sessione dell’esame di  Stato per Avvocato a Roma, che ha affrontato e risolto numerose questioni ereditarie a Roma ed in tutta Italia nel corso della sua lunga carriera.

Avvocato Gianluca Sposato, lei è stato Presidente dell’ultima sessione dell’esame per avvocato  a Roma,  quali sono i rischi legati alla comunione ereditaria?

I rischi della comproprietà di quote sono legati non soltanto alla gestione e conservazione del patrimonio immobiliare, ma comportano anche il rischio di insolvenza di uno dei coeredi nei confronti di eventuali creditori, tenuto conto che l’art.  599 del codice di procedura civile stabilisce che possano essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari sono obbligati verso il creditore, con la notifica del pignoramento che deve contenere un avviso ai comproprietari ai quali è fatto divieto di lasciar separare dal  debitore la sua parte delle cose comuni senza l’ordine del giudice.

Per tale ragione ove i rapporti tra coeredi non siano più che buoni e consolidati è sempre sconsigliabile da parte mia procedere ad una divisione ereditaria parziale, mantenendo dei beni in comunione.

Quali sono le attività da affrontare per lo scioglimento della comunione ereditaria?

Una volta delineato l’asse ereditario e le relative quote di attribuzione, sia che si proceda a successione legittima, che testamentaria, il primo compito dell’avvocato è quello di procedere a ricostruire la massa ereditaria, richiedendo gli estratti conti bancari dell’ultimo decennio ed esaminando la situazione patrimoniale mobiliare ed immobiliare della persona venuta a mancare, suoi eventuali debiti, spese da sostenere, polizze assicurative e donazioni indirette.

Il ruolo dell’avvocato che tratti esclusivamente materia civilistica ed ereditaria ed abbia esperienza in ambito di  diritti  reali  e diritto immobiliare è fondamentale per fornire un quadro d’insieme corretto e il più possibile preciso, attraverso  la comparazione delle valutazioni immobiliari degli  eredi, al fine di potere accontentare tutte le parti, nell’ottica di una definizione delle vicende ereditarie mirata a  risparmiare su tempi  e costi, anche per quanto  riguarda le imposte di  successione.

Quali sono gli oneri ed i costi da affrontare per lo scioglimento della comunione ereditaria?

La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi  dalla morte del  de cuius  e non c’è obbligo se l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000,00 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari quando l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto.

Per quanto riguarda gli onorari dell’avvocato e del notaio sono regolati dai rispettivi parametri professionali, tenuto conto che è sempre bene per il cliente, e vi  è  obbligo per l’avvocato, presentare un preventivo  di  spesa di  massima,  sia per l’attività  stragiudiziale che eventualmente per quella giudiziale, ove si  debba procedere allo  scioglimento della comunione ereditaria, esperito negativamente il tentativo obbligatorio  di  mediazione,  in Tribunale.

Che consigli può dare a chi deve affrontare lo scioglimento di una comunione ereditaria ?

La materia ereditaria implica molti risvolti personali e tocca diversi ambiti del diritto  e della vita affettiva delle persone, pertanto  il  mio  consiglio  più  che spassionato,  che è il frutto di oltre 25 anni di esercizio professionale nel ramo del diritto  successorio  e testamentario, è  quello  di  non compiere mai  nessuna azione da soli,  senza il  supporto  del proprio  avvocato,   per non  pregiudicare i propri  diritti.

E’ fondamentale poi   distinguere il ruolo ed i compiti  dell’avvocato  da quello  del notaio; un notaio che, purtroppo come a volte accade, si voglia sostituire all’avvocato rischia finanche di essere radiato dall’albo notarile, non  rientrando tra le sue competenze affrontare questioni  giuridiche a lui  non demandate, non avendo relativa qualifica e preparazione professionale per trattare con i  coeredi.

Il mio consiglio, e lo dico supportato da tante testimonianze di gratitudine e riconoscenza manifestate dai miei clienti, è quello di rivolgersi al mio  studio, fondato nel 1949, che è specializzato in diritto successorio  e materia ereditaria,  per ricevere una assistenza altamente tecnica e qualificata volta a risolvere nel migliore dei  modi ogni conflitto e vicenda ereditaria, ottimizzando tempi  e costi,  tutelando i diritti del  cliente.

Per prenotare un appuntamento e sottoporre la vostra questione ereditaria potete contattare l’Avvocato Gianluca Sposato, esperto in materia testamentaria e diritto ereditario a Roma, al link di seguito Legale24h

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Accordi di divisione ereditaria

ACCORDI DI DIVISIONE E TRANSAZIONE EREDITARIA

Lo Studio Legale Sposato è specializzato in responsabilità civile e diritto successorio.

L’avvocato  che si  occupa di  questioni  ereditarie  deve avere un bagaglio frutto  di  decenni  di  esperienza alle spalle e una vasta e profonda conoscenza del diritto, non limitata soltanto al libro secondo del codice civile che regola le successioni mortis causa, ma data la vastità e complessità  della materia, una preparazione specifica anche nel campo dei  diritti reali  e della proprietà, della tutela dei diritti e della famiglia.

Il diritto ereditario implica, infatti, sempre questioni familiari, potendosi considerare una evoluzione naturale del diritto di famiglia attenendo alle vicende patrimoniali  della stessa e, per tale ragione, in presenza di eredi legittimi bisognerà tenere conto anche delle donazioni fatte in vita dal de cuius, per la relativa reintegra della quota pretermessa a favore dei  legittimari  che ecceda la quota disponibile del testatore.

AVVOCATO GIANLUCA SPOSATO ESPERTO IN  DIRITTO  SUCCESSORIO  ED EREDITARIO

L’Avvocato Gianluca Sposato, erede di uno degli studi legali più prestigiosi  della capitale, che opera nel settore del diritto successorio ed ereditario da  oltre 70 anni in Italia e all’estero per apertura della successione in Italia, è specializzato in materia successoria per accordi di  divisione e transazione ereditaria  e riesce, grazie alla sua esperienza e professionalità, nella maggior parte dei casi a risolvere ogni disputa evitando di instaurare contenzioso in tribunale, garantendo sempre il miglior risultato prefissato al cliente.

COME CHIEDERE LO SCIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE EREDITARIA

La divisione ereditaria è l’atto mediante il quale ciascun coerede, secondo la previsione di  cui  all’articolo 713 del codice civile, può porre fine alla comunione ereditaria. La divisione può essere,  sostanzialmente, di tre tipi:  divisione consensuale, mediante la sottoscrizione di  un  accordo  contrattuale   tra i coeredi; divisione giudiziale, nel caso non sia stato possibile  pervenire a una transazione ereditaria; divisione testamentaria, quando è  stata disposta dal testatore.

Ove in seguito all’apertura della successione vi siano più eredi istituiti per testamento, o per legge,  sarà opportuno procedere alla divisione. Una celere divisione ereditaria è utile anche a fini pratici e gestionali. Ove i coeredi non si trovino d’accordo sui beni e diritti da assegnare,  sarà sempre possibile attivare la divisione giudiziale, fatte salve disposizioni contrarie del testatore, valide nel limite di cinque anni dall’apertura della successione. Il diritto a domandare la divisione non può, infatti,  essere limitato dal testatore se non per i cinque anni successivi all’apertura della successione.

RICOSTRUZIONE DELL’ASSE E DEL PATRIMONIO EREDITARIO

Beni immobili caduti in  successione ereditaria

Al fine di  potere attribuire correttamente la quota spettante ad ogni erede legittimo, per prima cosa bisogna effettuare la ricostruzione dell’asse e del patrimonio ereditario, tenuto conto che la massa ereditaria è costituita sia dal  relictum che dal  donatum, oltre che dalle spese ereditarie e dai  debiti del defunto.

Il valore dei beni immobili caduto in successione può desumersi attraverso la comparazione di stima effettuata da ciascun avente diritto con perizia giurata, o attraverso la valutazione di agenzia immobiliare di  zona. In presenza di  donazioni indirette per immobili  fittiziamente intestati, o  acquistati  con il denaro  del de cuius, occorrerà procedere alla reintegra della quota pretermessa agli  altri  eredi legittimi.

Verifica su giacenze dei conti  correnti e deposito titoli da parte dei  coeredi

Per quanto  riguarda  il patrimonio finanziario caduto in successione ereditaria e,  dunque,  giacenze su  conti  correnti  bancari,  libretti  di  deposito,  portafoglio titoli e altri valori  mobiliari è sempre opportuno per gli eredi  effettuare opportuna verifica, affinché nulla venga sottratto  alla massa da dividere.

Nei  casi  di  eredità più consistenti,  quando non è  stato nominato un  esecutore testamentario, è  bene effettuare ricognizione ed inventario dei  beni, di comune accordo, o con  nomina di cancelliere del  tribunale, o notaio.

Per le somme di  denaro   attraverso  l’erede deve fare richiesta all’istituto bancario degli  estratti  conto  dell’ultimo  ventennio,  sia su  conti  correnti intestato o cointestati  del defunto,  al  fine di  verificare se vi  siano  state elargizioni  di  denaro  che ledono la legittima in  eccedenza della quota disponibile,  si  su  fondi patrimoniali  e dossier titoli.

AFFIDAMENTO DELL’INCARICO PER UNA QUESTIONE EREDITARIA AL NOSTRO  STUDIO.

L’Avvocato Gianluca Sposato, patrocinante in Cassazione, segue personalmente i casi  affidati  dal  cliente.

L’affidamento di un  incarico per una vicenda ereditaria ad un professionista da parte del  cliente richiede una serie di valutazioni che riguardano prima di tutto la competenze specifica dell’avvocato nel  diritto ereditario,  non potendo  essere assistiti da avvocati  generici,  quindi gli anni di  esperienza maturati nel   settore della materia successoria e testamentaria,  la conoscenza approfondita di  branche del  diritto civile connesse alla materia, come il  diritto  di  famiglia ed il diritto immobiliare, infine la capacità di raggiungere gli obiettivi mediante accordi e transazioni.

ESAME DEL CASO  E COSTO DI UNA CAUSA EREDITARIA

Il primo incontro  nel  nostro  studio  è  finalizzato  all’esame del caso, attraverso una consulenza legale specialistica in materia ereditaria completa ed esaustiva con  esame e analisi  dei  documenti, in  modo da poter fornire al  cliente, che si  trovi nella situazione di  dovere affrontare una vicenda ereditaria, un  quadro  giuridico chiaro sulla strada da intraprendere ed  i costi  da sostenere per tutelare al meglio i  suoi  diritti.

All’esito dell’esame del caso, se riteniamo di potere acquisire il mandato, sottoponiamo un preventivo  di  spesa scritto al cliente per l’attività da svolgere, in base alle tariffe legali di  cui  al  DM 55/14, concordando  le modalità di  espletamento del  mandato.

Il mandato  tra avvocato  e cliente è fondato  sul  rapporto di  fiducia ed il  nostro  compito è  quello di risolvere  le problematiche che ci  vengono affidate, per questo, una volta ricevuto l’incarico, la nostra attività viene  svolta sempre con preventiva comunicazione al cliente per la relativa autorizzazione a procedere al  fine di  raggiungere gli obiettivi prefissati.

COME CONTATTARCI

Per ulteriori informazioni sulla divisione ereditaria,  e conferire un incarico richiedi una consulenza online,  oppure prenota un  appuntamento  a studio  al numero 06.3217639.