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NUOVE NORME AL CODICE DELLA STRADA

Nuove norme al Codice della Strada

Intervista rilasciata dall’Avvocato Gianluca Sposato Presidente di Adism Associazione Difesa Infortunati Stradali ad AGENPARL – ROMA, 30 Giugno 2023

Sposato (Adism): lo Stato impieghi risorse economiche per sicurezza stradale e prevenzione degli incidenti

“La Nazione ha bisogno di strade più sicure ed una mobilità sostenibile”

Con queste parole L’Avv. Gianluca Sposato Presidente di ADISM – Associazione Difesa Infortunati Stradali, ha avviato un dialogo con il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Sono state segnalate alcune iniziative nell’interesse della collettività per arrestare l’angosciante fenomeno della morte per incidente stradale.

Alcune direttive sono state recepite ed inserite nel disegno di legge approvato lo scorso 27 giugno alla Camera con il Decreto Legge n 151.

Incidenti mortali prima causa di morte tra i giovani

Sono 38.520.231 i mezzi immatricolati nel nostro Paese, 590 gli incidenti stradali con feriti ogni giorno e 12 i morti.

È angosciante pensare che gli incidenti stradali mortali rappresentano la prima causa di morte tra i giovani.

Fino ad oggi le Istituzioni non sono riuscite a far fronte al problema-

Per questo occorrono nuove norme al Codice della Strada.

L’Avvocato Gianluca Sposato, Presidente di Adism, ha chiesto che lo Stato impieghi risorse economiche per sicurezza stradale e prevenzione degli incidenti stradali con danni fisici.

E’ necessario investire nella prevenzione ed educazione stradale e adottare misure idonee a contrastare il fenomeno della mortalità nelle strade, che sembra inarrestabile.

Misure di prevenzione per gli incidenti mortali

Per ridurre l’incidentalità e la mortalità sulle strade le case automobilistiche potrebbero introdurre l’obbligo della scatola nera.

Sono necessari  anche sistemi di sicurezza e di limitazione della velocità su mezzi omologati in circolazione ad elevato rischio di sinistrosità.

Ciò consentirebbe anche di  risparmiare sui costi  assicurativi e risarcimento alle vittime della strada.

Misure straordinarie devono essere prese nei confronti dei soggetti più pericolosi alla guida con ritiro definitivo della patente per chi si rende colpevole del reato di omicidio stradale.

Necessari anche richiami periodici di aggiornamento con esami per chi causa incidenti con feriti per lesioni gravi a causa di condotta pericolosa al volante. 

Educazione stradale per prevenire gli incidenti

In tale direzione un primo passo è stato compiuto dal Consiglio dei Ministri lo scorso 27 giugno.

Con il Decreto Legge n 151 sulla sicurezza stradale e la delega per la riforma del  Codice della Strada.

Ma non basta per promuovere la cultura dell’educazione stradale e prevenire gli incidenti.

L’Avvocato Gianluca Sposato chiede nuove norme al Codice della Strada e risorse economiche per sicurezza stradale e prevenzione degli incidenti.

Adism ha segnalato al Governo (Prot. USG 12473) la necessità di aumentare la quota prevista dalla lettera b) dell’art. 208 del Codice della Strada.

Questa misura è necessaria per aumentare i proventi delle sanzioni amministrative in favore di chi è tenuto a garantire la sicurezza nella circolazione stradale.

Ciò tenuto conto delle condizioni pessime del manto stradale sulla maggior parte dei tratti nazionali.

Obbligo di manutenzione stradale per prevenire gli incidenti

Per quanto concerne la manutenzione stradale, i lavori devono essere affidati a ditte specializzate in grado di garantire la tenuta del manto.

I concessionari degli appalti per la manutenzione stradale devono essere tenuti  ad idonee garanzie e rispondere per inadempimento contrattuale in caso di cattiva esecuzione dei lavori.

Si stima che occorrerebbero 2.500 miliardi di euro all’anno per garantire una viabilità sicura ed efficiente a fronte di circa 600 milioni di euro spesi.

Necessità di attraversamenti pedonali sicuri

Gli incidenti a pedoni  sono in costante aumento ed anche in questa direzione occorrono nuove norme al Codice della Strada.

L’Avvocato Gianluca Sposato di Adism ha chiesto che lo Stato impieghi risorse economiche per sicurezza stradale e prevenzione degli incidenti ai pedoni.

Gli attraversamenti pedonali devono garantire maggior sicurezza al pedone.

Per tale ragione l’attraversamento pedonale dovrebbe avere insegne fluorescenti visibili anche la notte.

Necessario anche implementare gli impianti semaforici per consentire l’attraversamento del pedone.

I marciapiedi devono essere muniti di transenne pedonali che riparano il pedone da eventuale investimento, proteggendolo in caso di collisione con autovettura.

Tre milioni di euro per le multe stradali ogni anno dai cittadini allo Stato

Ogni anno i cittadini versano allo Stato 3 miliardi di euro per le multe stradali.

Il 60% di tale gettito finisce nelle casse dei Comuni.

Vi è poi l’impiego delle risorse destinate alle Regioni dal gettito del bollo auto.

I Comuni dovrebbero investire la metà dei proventi in opere di manutenzione e ammodernamento stradale.

Tuttavia nessuno controlla l’impiego delle risorse per la sicurezza stradale.

Molti incidenti in moto  sono causati da pessime condizioni del manto stradale, e carenza di illuminazione, essenziali per garantire l’incolumità degli utenti della strada.

Riproduzione riservata Sposatolaw per Agenzia Parlamentare

L’Avvocato Gianluca Sposato ha avuto l’apprezzamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il contributo volto a tutelare i danneggiati da incidenti stradali e collabora stabilmente con L’ISLE – Istituto per la Documentazione e gli Studi Legislativi.

Leggi Articolo completo qui

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Gli scandali delle aste giudiziarie e fallimentari

Il celebre Avvocato romano Gianluca Sposato, fondatore e Presidente dei Custodi Giudiziari e Delegati alle Vendite Immobiliari ha raccontato alla Agenzia Parlamentare le ragioni delle sue dimissioni e la sua esclusione dalla sezione del tribunale.

La denuncia dove lavorava come custode e delegato alle vendite immobiliari per avere richiamato all’attenzione un sistema di corruzione e collusione tra magistrati ed ausiliari conosciuto da molti e mai raccontato per paura di essere esclusi dal giro d’affari.

Così l’Avvocato Gianluca Sposato, ha descritto lo scandalo mai raccontato delle aste giudiziarie e fallimentari.

Denunciato lo scandalo delle aste giudiziarie e fallimentari

Sentire parlare un giudice dell’esecuzione di “appetibilità’ dell’immobile sul mercato”, piuttosto che di garanzia dei diritti delle parti processuali, pur con le dovute differenze tra creditore e debitore, è stato il principio di un fenomeno che ha sconvolto le regole del diritto nelle esecuzioni immobiliari, stridendo con quella funzione di terzietà ed imparzialità che ogni giudice dovrebbe garantire.

Che esista un sistema di potere che prende le decisioni economiche, a cominciare dalla scelta degli interlocutori, come il concessionario della pubblicità, la banca, o gli ausiliari a cui affidare gli incarichi maggiormente remunerativi, che ruotano intorno al mondo delle aste e dei fallimenti spesso è sotto gli occhi di tutti, basti pensare all’ex Presidente del Tribunale di Roma ed agli incarichi milionari affidati al genero.

I benefici nel giro dei fallimenti  e delle aste giudiziarie sono per pochissimi raccomandati sui cui rapporti stretti con i giudici occorrerebbe indagare.

Chi denuncia viene automaticamente escluso,  come è  accaduto  al sottoscritto, trovandosi dopo avere investito nella professione e specializzazione, senza possibilità di lavorare più come custode giudiziari o e delegato alle vendite nelle procedure esecutive immobiliari.

L’ interpello al Ministro della Giustizia per fare luce su  corruzione e giro di soldi che scredita la magistratura.

E’ inspiegabile come certi giudici avanzino velocemente di carriera fino ad arrivare in Cassazione, o diventano Presidenti di Tribunale senza particolari meriti (a volte come nell’interland della capitale anche a seguito di scandali di molestie sessuali archiviati) e altri che, pur lavorando onestamente, non facciano scatti in avanti.  

Possibile che all’interno della magistratura vi sia un sistema di raccomandazioni dettato dalla posizione e appartenenza a diverse fazioni, che decide assegnazioni con criteri diversi dai meriti?

La magistratura deve rimanere indipendente e garantire imparzialità di giudizio, oltre che disinteresse alle questioni trattate.

E’ sul principio di affermazione della legalità, che non può prescindere da alcuna riforma della giustizia, con la separazione delle carriere per i magistrati.

Il mondo della Giustizia avrà un bel da fare ha sottolineato l’Avvocato Gianluca Sposato cresciuto nell’ambiente dell’ISLE  – Istituto per la Documentazione e gli Studi Legislativi che opera sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Fonte dell’intervista: Agenzia Parlamentare, 27 ottobre 2022

https://agenparl.eu/2022/08/27/lo-scandalo-mai-raccontato-delle-aste-giudiziarie-e-fallimentari-prima-puntata/

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Lo scandalo mai raccontato delle aste giudiziarie e fallimentari

Un sistema chiuso che non presta alcuna garanzia al debitore

Il mondo delle vendite immobiliari nelle aste giudiziarie si presenta come un sistema chiuso, che non presta alcuna garanzia al debitore esecutato, gestito da un numero ristretto di custodi giudiziari e delegati alle vendite immobiliari legati da rapporti molto stretti con i giudici.

A questo si aggiunga che sono state soppresse le forme pubblicitarie tradizionali sulla carta stampata a tiratura nazionale, rendendo più difficile e trasparente la partecipazione a tutti.

In questo articolo la cui intervista integrale è stata rilasciata all’Agenzia Parlamentare vi raccontiamo gli scandali delle aste giudiziarie e fallimentari.

Vendite più veloci e meno diritti per il debitore esecutato

Oggi, a seguito di varie riforme dettate più da interessi della finanza e dell’economia che dalla legalità e rispetto di principi basilari della legge garantiti dalla Costituzione, le case pignorate vengono vendute a prezzo ulteriormente ribassato rispetto a quello  fissato nel giro di pochi mesi.

Mi sono battuto affinchè venisse eliminato l’ ordine di liberazione dell’immobile anticipato alla vendita, in  tutti i casi  di  cooperazione da parte del  debitore esecutato.

Tuttavia permangono problematiche come: l’ obbligo  di corresponsione di una indennità di occupazione per i familiari dell’esecutato che occupano l’immobile,  il termine per proporre opposizione non oltre la vendita e costi di procedura esorbitanti.

La denuncia all’Agenzia Parlamentare 

In un sistema dove di tanto in tanto scoppia qualche scandalo per l’assegnazione degli incarichi ( vedasi le vicende dell’ex Presidente del Tribunale di Roma ora consigliere di BBC e del genero con acconti su arbitrati per 1.000.000,00 di euro)  il noto avvocato e giurista romano Gianluca Sposato ha voluto denunciare all’Agenzia Parlamentare fatti che richiedono l’apertura di una indagine.

Non solo lo “scandalo Palamara” che è risaltato ai fatti di cronaca, ma un  sistema molto più difficile da soverchiare nonostante i registri di assegnazione degli incarichi ai professionisti delegati  alle vendite debbano essere conservati e resi pubblici. 

In tutto questo vi è il monopolio di un concessionario per la pubblicità e di un altro per la gestione degli incarichi relativi alla custodia dell’immobile, con società per azioni che fatturano milioni di euro, a fronte di spese esorbitanti che ricadono sul debitore esecutato.

L’intervista integrale all’Avvocato Gianluca Sposato  dell’ISLE – Istituto per la Documentazione e gli Studi Legislativi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è integralmente pubblicata sulla Agenzia Parlamentare.

Fonte dell’intervista: Agenzia Parlamentare, 27 agosto 2022

https://agenparl.eu/2022/08/27/lo-scandalo-mai-raccontato-delle-aste-giudiziarie-e-fallimentari-prima-puntata/

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Risarcimento agli eredi per il danno da morte

Risarcimento agli eredi per il danno da morte

In questo articolo affronto il tema del risarcimento danni agli eredi per la morte di un loro familiare, a seguito di un fatto illecito.

Danno da perdita del rapporto parentale

La prova della sofferenza per l’uccisione del proprio familiare ai fini del  risarcimento del danno da perdita parentale viola principi costituzionalmente garantiti?

La guerra intestina su quantificazione e prova del danno da morte e la questione di legittimità costituzionale sollevata relativamente alla sentenza 11200/19 della Cassazione.

Potrebbe sembrare assurdo per i non addetti ai lavori, ma è così: se un proprio congiunto viene ucciso in un incidente stradale i familiari della vittima devono documentare la sofferenza per la perdita del rapporto parentale.

I familiari per avere diritto al risarcimento del danno per l’uccisione del proprio caro devono fornire la prova del vincolo affettivo, altrimenti possono anche non avere diritto ad alcun risarcimento.

Danno da morte per l’uccisione di un fratello in un incidente

Facciamo un esempio per essere più chiari su quello che la legge richiede come prova per avere diritto al risarcimento agli eredi per il danno da morte.

Se il fratello di una persona uccisa mentre attraversava sulle strisce pedonali da un automobilista chiede sic et simpliciter il risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale, potrebbe non avere diritto ad alcun risarcimento.

Oppure ottenere un indennizzo in misura ridotta, rispetto minimi e massimi che fanno riferimento all’intensità del rapporto con la vittima e alla dimostrazione del dolore per la perdita subìta.

Il danno da morte per l’uccisione di un fratello, ed in genere di un proprio familiare, infatti, non viene risarcito sul presupposto del rapporto di parentela, ma su quello del vincolo affettivo.

Di quel vincolo affettivo che, proprio per effetto dell’uccisione del proprio caro e del reato compiuto di omicidio stradale,  si è venuto ad interrompere.

La privazione del vincolo affettivo con la vittima del reato costituisce un danno di  tipo morale che deve essere risarcito ai familiari, ma sottoposto alla prova ti tale legame affettivo  e privazione che devono essere provati.

Questione di legittimità costituzionale sulla prova della sofferenza nel danno da morte

Occorre precisare che, seppur non se ne è parlato, con riferimento alla prova della sofferenza per il danno da morte è stata da me sollevata una questione di legittimità costituzionale in un giudizio di rinvio, dopo due passaggi in Cassazione, inerente la sentenza 11200/19.

Si è evidenziato come tale sentenza si ponga in contrasto e violazione degli  articoli 2, 3 e 32 della Costituzione della Repubblica italiana con riferimento agli articoli 2043 e 2059 del codice civile.

Secondo la Cassazione, infatti: “ la mera relazione di consanguineità non è da sola sufficiente ad integrare il danno risarcibile, gravando sui congiunti l’onere di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti e di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto”. 

Il giudizio è ancora in corso, in fase decisionale, e non sappiamo se gli atti verranno trasmessi alla Consulta, o meno, per dirimere tanti dubbi e rispondere ai quesiti sollevati da chi scrive.

Come provare il danno da morte?

Questa e altre sentenze di legittimità, a seguito dell’involuzione giurisprudenziale che ha elaborato la teoria del danno conseguenza a discapito del danno evento.

Ciò sul presupposto che: “la liquidazione del danno non patrimoniale subìto dai congiunti  in  conseguenza dell’uccisione del familiare non integra un danno in re ipsa, ma deve essere provato in concreto dal danneggiato”. 

Tuttavia, come ben noto alla medicina legale, che sul punto si è autorevolmente espressa con i suoi maggiori studiosi e rappresentanti, non può non evidenziarsi che il sentimento, il dolore, è qualcosa di interiore.

La sofferenza può facilmente desumersi nel caso di perdita del rapporto parentale per fatto illecito ricorrendo alle presunzioni legali.

Dovendosi esprimere non poche perplessità su modalità standard da assumere quali relativi mezzi di prova per l a sofferenza relativa alla morte di un familiare.

Autorevoli giuristi e studiosi del danno sostengono che l’onere della prova deve incombere su chi intenda dimostrare un fatto che si discosti dal sentire umano e sociale.

Ovvero un danno che si qualifichi come situazione eccezionale: come il non provare dolore, o provare un sentimento di sollievo, se non addirittura di indifferenza per l’uccisione di un  proprio familiare.

Danno da morte e sofferenza per l’uccisione di un familiare

Con la richiesta della prova della sofferenza per il risarcimento agli eredi per il danno da morte, la Cassazione compie un eccesso di potere, in danno delle vittime della strada.

La Corte Costituzionale individua quali criteri che valgono come indici dell’eccesso di potere legislativo quello dell’assoluta illogicità, incoerenza, od arbitrarietà delle motivazioni della legge.

Ciò vale anche per l’atto che alla legge è equiparato, ovvero le sentenze, come la numero 11200/19.

Altro elemento in cui si ravvisa l’eccesso di potere è dato dalla irragionevolezza delle statuizioni legislative rispetto alla realizzazione concreta del fine.

A prescindere dal valore e dal contenuto delle presunzioni legali, sembra che i giudici non vogliano tenere contro di quella che è la norma quando si deve affrontare la morte violenta di un proprio familiare.

Ovvero: sofferenza, dolore, vuoto incolmabile, sconforto, perdita della voglia di vivere per l’uccisione del proprio caro.

Ogni diversa interpretazione e convincimento entra in contrasto e lede i princìpi sanciti negli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.

Risarcimento del danno da morte, tutela costituzionale

L’articolo 2 garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, mentre l’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono uguali davanti  alla legge.

Dovere dimostrare lo sconvolgimento della propria vita per l’uccisione di un familiare è in contrasto con tali principi.

Violando la dignità sociale che si  manifesta anche nel rispetto dell’altrui dolore, che non deve essere calpestato, o  trasformato in fenomeno da circo.

Né, tantomeno può, senza riserva, costituire oggetto di prova nella generalità dei casi, attesa la natura interiore e strettamente personale del sentimento.

Ciò a prescindere dal fatto che un sentimento, come l’amore, l’amicizia, il dolore, non può essere provato, proprio perché indice di una spontaneità interiore caratterizzata dalla riservatezza ed esclusività.

Qualunque mezzo di prova rappresenta una coercizione ed una violenza al rispetto della riservatezza e del dolore per chi subisca quanto di più  atroce la vita possa riservare all’essere umano.

Ovvero: la privazione dell’affetto di un proprio caro a causa della morte violenta per fatto illecito.

Provare il dolore per l’uccisione di un familiare

E’ in corso un aspro dibattito tra giuristi su quantificazione e prova del danno da morte.

Occorre evidenziare che le ultime pronunce della Cassazione sembrano ristabilire un equilibrio a favore del  danneggiato.

A cominciare dalla ordinanza n. 7748/2020 che ha chiarito come il pregiudizio patito dai prossimi congiunti sia configurabile come danno diretto e non riflesso.

Ciò poichè può desumersi presuntivamente dal legame parentale la sofferenza, lo sconvolgimento della propria esistenza per quanto di più triste possa capitare ad una persona: sopravvivere al mondo senza l’affetto di chi amava.

Qualcuno ha, poi, paragonato alla sentenze di San Martino, per importanza ed impatto con l’attuale sistema risarcitorio in tema da danno da perdita parentale, le  3 sentenze della Suprema Corte Cass. 10579/21, Cass. 26300/21, Cass. 26301/21.

Con cui è stato chiarito quali sono i criteri per determinare gli importi da liquidare a titolo risarcimento danno per la perdita del rapporto parentale agli eredi della vittima di un fatto illecito.

Con invito ad abbandonare l’orientamento espresso nelle Tabelle Milanesi.

Danno da morte, grado di parentela, età della vittima e convivenza

Con le sentenze n. 33055/21 e n. 38077/21, la Suprema Corte ha ribadito i criteri per determinare le somme che spettano a ciascun congiunto della vittima di un fatto illecito.

Si deve fare riferimento non soltanto al grado di parentela ed alla convivenza con la vittima, ma anche all’età del defunto e all’età del congiunto superstite.

Tali criteri erano stati sconvolti solo dalle Tabelle del danno da morte del tribunale di Milano.

L’Avvocato Gianluca Sposato si è battuto per tutelare i diritti dei familiari  delle vittime della strada, anche in seno al Gruppo “Danno alla Persona” dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile, di cui fa parte.

In particolare chiedendo di rivedere il divario della forbice prevista per gli importi da liquidare ai fratelli per l’uccisione di un fratello.

Ciò tenendo conto delle Tabelle del danno da morte del tribunale di Roma e dei criteri da applicare per determinare gli importi da liquidare a ciascun erede per la morte di un proprio familiare.

Tenuto conto che gli aventi  diritto sono sempre il coniuge, il figlio, i genitori, i fratelli, i nonni ed i nipoti  e della diversa intensità del legame affettivo.

Infatti, non può non tenersi conto di quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 26301 del 2021, che ha voluto sottolineare un principio cui  non  si può derogare.

“Il vero danno nella perdita del rapporto parentale, è la sofferenza non la relazione. E’ il dolore, non la vita che cambia, se la vita è destinata, si, a cambiare, ma, in qualche modo, sopravvivendo a se stessi nel mondo”. 

Come valutare la prova della sofferenza nel danno da morte?

Si tratta di una pronuncia che non lascia dubbi e richiama il principio delle presunzioni legali nell’ambito della prova dello sconvolgimento della vita a causa di un fatto illecito per la morte di un proprio familiare.

Chiarisce anche come la sofferenza per la perdita del rapporto parentale deve essere provata e valutata dal giudice per avere diritto al risarcimento del danno ed in quale misura.

La sofferenza morale allegata e poi provata, anche a mezzo di presunzioni semplici, costituisce l’aspetto più significativo del danno.

Esiste, infatti, una radicale differenza tra il danno per la perdita del rapporto parentale e quello per la sua compromissione dovuta a macro lesione del congiunto rimasto in vita in cui è la vita di relazione a subire profonde modificazioni in peggio.          

Danno da morte e sconvolgimento della vita

L’art. 32 della Costituzione stabilisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività e la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Viene da chiedersi se costringere un genitore, che ha perso un figlio trasportato in auto in un incidente stradale, a fornire prova del suo dolore non rappresenti una violazione del rispetto della persona, della privacy, una intrusione sgradita nel suo lutto familiare.

Vi è da chiedersi se questo gioco perverso che calpesta i diritti del  danneggiato, possa portare nel circo delle aule di giustizia ad indagini ed accertamenti peritali pericolosi ed inutili ai fini dell’equità e garanzia dei diritti.

Ciò tenuto conto che la legge deve garantire uguaglianza e non disparità.

Il principio secondo cui il danno per la perdita di un familiare non è “in re ipsa“ si appalesa in netto contrasto e violazione della norma costituzionale richiamata.

La perdita di un familiare rappresenta il più grande sconvolgimento che possa abbattersi nella vita di un essere umano, ponendo spesso fine alla voglia di vivere, una mancanza ed un dolore non sanabile nel tempo.

Una situazione che non si augura a nessuno, solo chi ha vissuto un lutto familiare può comprendere come la salute risenta del vuoto incolmabile provocato dalla mancanza di un proprio caro.

Come ciò incida negativamente sulla qualità della propria esistenza, venendo meno la voglia di vivere e divenendo la vita un dolore continuo e costante.

Danno morale per uccisione di un familiare

Per tale ragione il nostro legislatore ha previsto il risarcimento di un danno  morale per determinate categorie di congiunti a seguito del decesso di un familiare (finanche i nonni, i cugini e gli zii per il tribunale di Roma 2019) cagionato da fatto illecito.

Non rappresentando l’assenza di convivenza, nel mondo in cui viviamo e con le tecnologie a disposizione, un ostacolo alla pienezza del rapporto affettivo tra consanguinei.

Tant’è vero che il giudice può ridurre (può, non deve) l’importo  riconosciuto a titolo di danno da perdita parentale fino alla metà.

Negare che l’uccisione di un proprio familiare costituisca violazione dei diritti, e dunque, dei danni, perlomeno non patrimoniali, dei congiunti superstiti è  nozione contraria ai principi basilari del sentire sociale e del diritto.

La legge è chiamata a tutelare tali beni supremi: la salute, la piena dignità sociale e l’uguaglianza sostanziale dell’individuo di  fronte alla legge.

Così come  non riconoscere che il dolore possa essere provato e manifestato in maniera differente e soggetto a valutazione equitativa da parte di organi giudicanti differenti e con propri distinti convincimenti.

D’altronde il caos generato sui danni non patrimoniali da uccisione di un  congiunto, con l’elaborazione della teoria del “danno  conseguenza” a scapito del  “danno  evento” non  tengono conto dell’unica considerazione meritevole di tutela.

Ovvero che la vita e la salute sono beni preziosi ed irrinunciabili, costituzionalmente protetti e garantiti.

E che l’evento e la conseguenza si identificano nel danno stesso, non potendo avere distinta collocazione quali espressioni racchiuse nel dettame dell’articolo 2058 del nostro codice civile.

Negare che l’uccisione di un figlio non abbia ripercussioni nella vita e sulla salute dei genitori, che la morte di un fratello non sconvolga l’esistenza dei familiari superstiti è principio che contravviene al sentire sociale.

In contrasto con quelle nozioni comuni proprie di uno Stato che voglia definirsi garantista e di diritto.

Avvocato Gianluca Sposato Gruppo “Danno alla Persona” dell’ Osservatorio Sulla Giustizia Civile – pubblicazione riservata sulla rivista di diritto “Temi Romana”.

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Quali sono le quote degli eredi quando non è stato redatto testamento?

I diritti dei discendenti prevalgono sempre su quelli degli ascendenti

Nel diritto successorio vi sono regole chiare e precise che regolano ogni ipotesi.

A meno di cause di indegnità a succedere, i familiari della persona deceduta godono di piena tutela.

Al punto da non potere essere pretermessi, o subire decurtazione della quota loro riservata per legge, neanche in ipotesi di successione testamentaria.

Abbiamo chiesto all’Avvocato Gianluca Sposato, Presidente dell’ultima sessione dell’Esame di Stato per Avvocato a Roma, esperto in diritto ereditario, come si  divide l’eredità nell’ipotesi in cui il “de cuius” sia morto senza lasciare testamento.

In questo caso l’eredità verrà divisa tra i familiari del defunto, che la legge chiama con il  nome di “legittimari”, o “eredi legittimi”.

Chi sono gli eredi legittimi?

Gli eredi legittimi sono i parenti più prossimi della persona che è venuta a mancare cominciando dai suoi discendenti in linea retta.

Dunque, gli eredi legittimi sono il coniuge ed i figli cui, in mancanza di altri eredi, viene devoluta l’intera eredità, secondo quote prestabilite dalla legge.

Quando subentrano i fratelli nell’eredità?

Qualora, invece, il “de cuius” non abbia moglie e figli, subentrano gli ascendenti nell’eredità e, quindi, eredi legittimi sono i genitori, i fratelli ed i nonni.

In mancanza sia del coniuge che di figli, dei genitori, dei fratelli e dei nonni, l’eredità spetta ai parenti più prossimi della persona deceduta.

In questi casi, dunque, quando manchino altri eredi con un grado di parentela più vicino alla persona deceduta, in mancanza di un testamento che disponga diversamente, l’eredità spetta agli zii, i cugini e nipoti entro il sesto grado.

Come viene divisa l’eredità senza testamento?

Nel caso in cui la persona deceduta non abbia disposto delle sue ultime volontà redigendo testamento, per la suddivisione dell’eredità tra gli eredi legittimi, bisogna tenere conto di queste regole.

Tenuto conto che anche in presenza di testamento, il testatore in presenza di eredi legittimi (coniuge,  figli, genitori) potrà decidere di devolvere ad altri eredi solo una parte del suo patrimonio (sua quota disponibile) non potendo pregiudicare il diritto dei legittimari (loro quota di riserva).

La quota disponibile e la quota di riserva variano a seconda di quanti eredi rientrano nell’asse ereditario come nello schema sotto riportato.

Quali sono le quote ereditarie del coniuge e dei figli?

Il coniuge gode di maggiore tutela rispetto agli altri eredi, a prescindere che sia intervenuta separazione dei coniugi o meno, poiché solo con il divorzio viene rotto il vincolo ereditario.

Tanto che in mancanza di figli, fratelli e/o genitori, il coniuge è l’unico erede e conserva il diritto di abitare la casa coniugale con il relativo mobilio.

Se il defunto è sposato e ci sono figli l’intera eredità è divisa in parti uguali tra il coniuge e il figlio se è solo uno; mentre se i figli sono più di uno al coniuge spetta 1/3 e la quota restante di  2/3 viene divisa tra tutti i figli.

Viceversa se la persona che viene a mancare è priva di coniuge e ci sono solo i figli sono loro ad ereditare in misura uguale ciascuno.

Quali sono le quote ereditarie dei fratelli e delle sorelle?                                          

I fratelli e le sorelle rientrano nell’asse ereditario solamente se il loro fratello deceduto non ha lasciato figli, concorrendo all’eredità con il coniuge, se il fratello venuto a mancare era sposato.

Dunque se il defunto era sposato, ma non ci  sono figli ed oltre al coniuge ci sono dei fratelli, o sorelle, al coniuge spettano 2/3 dell’asse ereditario ed ai fratelli e sorelle 1/3.

Se la persona deceduta lascia, oltre al coniuge ed ai fratelli, anche i genitori la quota di ¼ deve essere, comunque, riservata ad essi, a meno che non rinuncino all’eredità in favore degli altri figli.

Quali sono le quote ereditarie dei genitori e dei fratelli?

In mancanza di discendenti l’eredità viene devoluta agli ascendenti, dunque ai genitori in parti uguali, se non ci sono fratelli e sorelle.

Se invece il de cuius lascia oltre ai genitori anche fratelli, ai genitori spetta ½ dell’eredità e la restante metà viene divisa tra tutti i fratelli che ereditano in parti uguali anche se sono gli unici eredi e, dunque, ove non concorrano con i genitori.

Schema quote ereditarie senza testamento

  • Se il de cuius lascia solo il solo coniuge a lui va tutta l’eredità
  • Se lascia il coniuge ed un figlio spetta metà eredità ciascuno
  • Se lascia il coniuge e due figli spetta 1/3 ciascuno
  • Se lascia il coniuge e più di 2 figli 1/3 va al coniuge e 2/3 vengono ripartiti tra i figli
  • Se lascia coniuge fratelli e sorelle 2/3 al coniuge ed 1/3 ai fratelli (se ci sono anche genitori a loro è riservata la quota di ¼)
  • Se il de cuius lascia solo un figlio a lui va tutta l’eredità
  • Se lascia più figli l’eredità viene divisa in parti uguali tra di loro
  • Se il de cuius lascia un  solo  genitore a lui  va tutta l’eredità
  • Se lascia entrambi i genitori l’eredità viene divisa in parti uguali tra di loro
  • Se lascia genitori fratelli e sorelle ½ va ai genitori e ½ viene diviso tra i fratelli
  • Se lascia fratelli e sorelle l’eredità viene divisa in parti uguali tra di loro
  • Se lascia solo i nonni, bisnonni o altri ascendenti l’eredità viene divisa in parti uguali tra di loro (il parente più  vicino  entro il  sesto  grado esclude gli  altri  nell’asse ereditario)

L’Avv. Gianluca Sposato dell’ISLEIstituto per la Documentazione gli Studi Legislativi sotto l’ Alto Patronato del Presidente della Repubblica è tra i massimi esperti in diritto ereditario ed è disponibile per incarichi a Roma e in tutta Italia.

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Incidente stradale mortale, gli importi da liquidare agli eredi

Quali  sono  gli importi per gli  eredi negli incidenti stradali mortali?

In questo articolo spieghiamo quali sono gli importi da liquidare agli eredi in caso di incidente stradale mortale e cosa dice la legge 

Abbiamo intervistato l’Avvocato Gianluca Sposato, Presidente di ADISM l’Associazione nazionale che difende gli infortunati stradali, tra i massimi esperti a livello nazionale in risarcimento danni per incidenti stradali mortali ai familiari delle vittime della strada.

L’Avvocato Gianluca Sposato,  fa parte del Gruppo “Danno  alla Persona”  dell’Osservatorio nazionale sulla Giustizia Civile, che elabora ogni  anno le Tabelle di  liquidazione del danno per la perdita parentale.

Cosa bisogna fare quando un proprio familiare muore in un incidente stradale?

“Il  supporto medico e terapeutico ai  familiari  delle vittime della strada sono fondamentali al pari di un  avvocato con molti anni  di  esperienza in diritto delle assicurazioni e responsabilità  civile da circolazione stradale.

La materia è  molto difficile e tecnica e, benché siano in molti  a volersene occupare, sono in pochi a sapere come muoversi per tutelare pienamente i  diritti di  chi  ha riportato un lutto  familiare in  conseguenza di un omicidio  stradale,  a cominciare dalla corretta ricostruzione e dai  rilievi dell’incidente mortale,  essendo imprescindibile comprenderne la dinamica per l’attribuzione delle relative responsabilità,  evitando errori che possono costare cari in termini di  giustizia e liquidazione del danno alle vittime della strada.

La scelta dell’avvocato non può prescindere dal suo curriculum e dalla sua preparazione specifica  di  risarcimento danni per incidenti mortali, tenuto  conto dell’evoluzione costante del diritto  su tematiche relative al  danno patrimoniale e non patrimoniale e sul danno da perdita parentale”.

In che misura i familiari hanno diritto al risarcimento del danno da morte?

“Con il Gruppo Danno alla Persona dell’Osservatorio Nazionale sulla Giustizia stiamo  lavorando  a criteri omogenei  di  liquidazione ai  familiari  delle vittime della strada,  tenuto  conto  che limitatamente al danno non patrimoniale per la perdita del  rapporto  affettivo, ovvero del  danno morale per l’uccisione di un familiare esistono delle variabili che devono essere valutate correttamente dal giudice.

Come Avvocato che ha assistito ed assiste numerose persone che hanno perso un familiare in un incidente stradale devo dire che non esiste ristoro che possa colmare il dolore per la perdita affettiva di un proprio caro.

Elementi come il grado di parentela, la convivenza, l’età  del congiunto deceduto e l’età del familiare superstite sono stati richiamati di recente dalla Cassazione come criteri per determinare l’aumento degli importi da liquidare a titolo di  risarcimento del danno morale al familiare superstite.

Bisogna poi valutare a parte il danno patrimoniale,  ovvero la perdita di apporto economico alla famiglia per l’uccisione del proprio congiunto, ove questi  provvedeva al mantenimento del nucleo familiare, poiché  il massimale di polizza assicurato da chi  ha commesso l’omicidio stradale,  che per legge non può essere inferiore a 6.000.000,00  di  euro,  potrebbe non  coprire tutti i danneggiati in caso di  strage stradale“.

Come si  calcola l’importo che spetta per la morte di un  familiare?

“Bisogna, innanzi tutto, distinguere il danno patrimoniale da quello non patrimoniale per l’uccisione di un familiare.

Lo  schema delle Tabelle del danno da morte che è  stato elaborato dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano per l’anno 2021, relativamente al danno non patrimoniale, prevede i  seguenti importi.

Risarcimento per la morte di un figlio, o genitore, in un incidente stradale

A favore di ciascun genitore per morte di un figlio un importo  che può  variare da un minimo  di € 168.250,00 fino  ad un massimo  di  € 336.500,00 a seconda del  verificarsi  di  determinate condizioni.

Lo  stesso importo  è  riconosciuto a favore del figlio per morte di un genitore e a favore del coniuge non separato, o del convivente di fatto sopravvissuto per la morte del proprio congiunto.

Risarcimento per la morte di un fratello, o  di una sorella, in un  incidente stradale

A favore del fratello per morte di un fratello che sia stato ucciso in un incidente stradale il divario del risarcimento è  molto più ampio, variando da un minimo di  € 24.350,00 fino  ad un massimo  di € 146.120,00.

Gli  stessi importi vengono riconosciuti  al nucleo familiare  favore del nonno per morte del nipote in un incidente stradale, fermo restando l’onere di provare l’intensità del  vincolo affettivo, richiesto dalla giurisprudenza.

Va da sé l’importanza  per tutelare al meglio i propri  diritti e non vedersi  riconoscere liquidazioni irrisorie di  essere assistiti fin da subìto da avvocati che trattino in via esclusiva la materia civilistica relativa al danno per la perdita del rapporto parentale anche in Cassazione”.

Chi è  tenuto  a pagare in caso di omicidio stradale?

“Bisogna distinguere l’azione civile da quella penale.

L’articolo 589 bis del codice penale stabilisce la pena per chi ha compiuto un omicidio stradale con le relative attenuanti e aggravanti; mentre l’articolo 2043 del codice civile obbliga  il conducente del veicolo che ha provocato la morte a rispondere in sede civile per il risarcimento del danno da morte ai familiari di  chi  è  stato ucciso in un incidente stradale.

L’istituto dell’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile automobilistica garantisce la manleva dell’assicurazione, obbligata in solido al pagamento del  risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, ai  familiari delle vittime della strada anche nel caso di omicidio stradale.

Una procedura a parte è prevista nel caso di incidente stradale mortale causato da veicolo non assicurato, o da pirata della strada, la cui domanda di risarcimento andrà  correttamente inviata all’impresa designata territorialmente dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada.

Tempistiche del risarcimento per morte in un incidente stradale

Le tempistiche del risarcimento per la morte di un familiare in un incidente stradale possono essere molto veloci se non  ci sono dubbi sulla responsabilità di chi ha causato la morte del familiare nell’incidente stradale, come nel caso del  trasportato e sull’entità dell’importo da corrispondere agli eredi  legittimi: il coniuge, i figli, i fratelli, i genitori ed i nonni; essendo sempre possibile, comunque, chiedere una provvisionale, o trattenere le somme in acconto.

Nei casi più complessi, in cui la ricostruzione dell’incidente mortale non chiarisce le responsabilità, nel caso di presunzione di concorso di colpa e rifiuto dell’assicurazione  a risarcire gli eredi di chi è morto in un incidente stradale i tempi sono quelli di un giudizio civile, variando mediamente da  4 a 5 anni in primo grado”.

L’Avvocato Gianluca Sposato, è stato eletto migliore avvocato per il risarcimento di danni gravi e risarcimento danno da morte da Top Legal e premiato per l’impegno a promuovere la sicurezza stradale, nonché l’incessante  attività in  ambito istituzionale per la quale, come Presidente di Adism – Associazione Difesa Infortunati Stradali  ha ricevuto  l’ apprezzamento della Presidenza del  Consiglio dei Ministri  per il fattivo contributo volto  a tutelare i soggetti danneggiati da incidenti stradali,  pubblicando del Manuale “Le 50 parole del  danno stradale più usate nelle aule di  Giustizia” i cui proventi sono devoluti in beneficenza per promuovere la legalità e la sicurezza stradale.

Per prenotare un appuntamento ed affidare un incarico relativo  ad un incidente stradale mortale potete contattare l’Avv. Gianluca Sposato al numero diretto  06.3217639, o per urgenze chiamare il numero  347.8743614

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Eredità tra fratelli nella successione legittima e testamentaria

Scioglimento comunione ereditaria
Parliamo dell’eredità tra fratelli con l’Avvocato Gianluca Sposato esperto in diritto di famiglia e diritto ereditario, Presidente di Commissione dell’ultima sessione dell’Esame di Stato per Avvocato a Roma, che ha affrontato e risolto questioni ereditarie in tutta Italia e all’estero nel corso della sua lunga carriera.

Quando i fratelli e le sorelle hanno diritto  all’eredità?

Le contese ereditarie tra fratelli, oltre che frequenti, sono sempre spiacevoli da gestire nell’ambito dei rapporti familiari.

I fratelli e le sorelle se esaminiamo l’eredità in linea retta sono legittimari e non possono mai essere estromessi dall’asse ereditario.

Se esaminiamo, però, l’eredità non in linea retta, ma in linea collaterale i fratelli non sono legittimari e, non avendo una quota riservata per legge sull’eredità del fratello, possono essere esclusi nel testamento.

I fratelli e sorelle subentrano nell’eredità solo in due casi:

  1. se vengono citati nel testamento;
  2. oppure, in assenza di testamento, se il defunto non aveva figli, o il coniuge.

Chi eredita se un fratello muore senza lasciare famiglia?

Nell’ipotesi in questione bisogna distinguere a seconda che si abbia successione legittima, o successione testamentaria.

Se il fratello che è deceduto non ha redatto un testamento, si applica il disposto di cui all’articolo 570 del codice civile in base al quale il fratello, o i fratelli, erediteranno tutto il patrimonio in parti uguali, in mancanza di altri eredi legittimi.

In presenza di legittimari, quali il coniuge, i genitori, o altri ascendenti, i fratelli concorreranno, invece, rispettivamente nella misura rispettivamente di 1/3, ove sia presente solo il coniuge, o di 2/12, ove siano presenti il coniuge ed i genitori.

Occorre precisare che i fratelli e le sorelle unilaterali, conseguono la metà della quota che conseguono i fratelli e le sorelle germani.

Invece, in presenza di figli del de cuius ai fratelli non spetta nulla nella successione legittima perché sono questi a subentrare nell’asse ereditario, eventualmente con l’altro genitore superstite.

Dunque, nell’ipotesi in cui unico erede legittimo sia un fratello e si proceda alla successione legittima, in quanto non vi è un testamento che escluda il fratello superstite, questi erediterà tutto il patrimonio del fratello deceduto.

Il fratello può essere estromesso dal testamento?

I fratelli, a differenza del coniuge, dei figli e dei genitori, non sono eredi legittimari in linea collaterale, non avendo una quota riservata loro per legge sull’eredità del fratello defunto.

Tant’è che nel caso il fratello ha redatto un testamento che estromette il fratello, o la sorella,  questi non possono impugnarlo, a meno che il testamento è stato estorto con la forza. o con l’inganno al fratello o, alla sorella.

Il testamento è, altresì, nullo quando si dimostri che il testatore non era lucido e capace di intendere e volere al momento in cui lo ha redatto.

Sotto il profilo formale, per carenza dei requisiti richiesti dalla legge, ove trattasi di testamento olografo non sottoscritto o privo della data, ovvero non sia stato redatto di proprio pugno dal testatore.

Pertanto, un fratello che non ha figli e coniuge facendo testamento potrà nominare unico erede un nipote aprendosi in tale ipotesi l’eredità verso i nipoti, o una persona a lui cara, senza pregiudicare i diritti del fratello.

Per prenotare un appuntamento con l’Avvocato Gianluca Sposato, esperto in successioni ereditarie, informazioni su costi e servizi nell’area Assistenza Legale24h.

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Donazione indiretta e lesione della quota legittima degli eredi

L’Avvocato Gianluca Sposato, Presidente dell’ultima sessione per l’Esame di Avvocato a Roma, rappresentante di interessi alla Camera dei Deputati, spiega all’Agenzia Parlamentare cosa è la donazione indiretta e lesione della quota legittima degli eredi. 

Cosa è una donazione indiretta?

La donazione indiretta può qualificarsi come un negozio giuridico in cui si attua l’impoverimento di un soggetto ed il corrispondente arricchimento di un altro.

Il donante attua la liberalità ricorrendo ad un diverso mezzo giuridico che non rappresenta il contenuto dell’atto, pur producendone il risultato.

Dunque, vi si ricomprendono tutti quegli atti di liberalità che non si possono qualificare come donazione diretta.

Esempi di donazione indiretta

L’acquisto di un bene immobile costituisce donazione indiretta quando lo si intesta a una terza persona che appare come acquirente, mentre il contratto è concluso ed il prezzo pagato da chi ha operato per donare.

La remissione di debito con cui si estingue l’obbligazione, poiché il creditore non pretende più l’adempimento da parte del debitore, producendo l’impoverimento di un soggetto e l’arricchimento di un altro, rientra pure nella fattispecie.

Così anche il pagamento di un debito altrui, l’espromissione gratuita, il contratto  a favore di un terzo, la costituzione di una rendita vitalizia, o l’assicurazione a vantaggio di un terzo.

Tutti questi casi costituiscono donazione indiretta e possono produrre lesione della quota legittima degli eredi.

Donazione indiretta, cosa è la legittima?

Nel diritto ereditario si trovano in conflitto tra loro i due poli del diritto privato.

L’autonomia dei soggetti che vi domina e la subordinazione all’interesse della collettività propria del diritto di famiglia, di cui il  diritto ereditario rappresenta una naturale evoluzione.

La libertà di disporre e l’interesse della famiglia trovano una loro coesistenza nell’istituto della “legittima” riservata ad alcune categorie di successibili.

I discendenti legittimi e naturali, il coniuge e  – qualora manchino i discendenti  legittimi – anche gli ascendenti, nel momento in cui si apre la successione acquistano diritto ad una quota parte del patrimonio del de cuius.

Il patrimonio ereditario si calcola aggiungendo al relictum, cioè a quanto il defunto ha lasciato alla sua morte, il donatum, cioè i beni usciti per effetto di donazioni durante la sua vita.

Per questo è sempre consigliato fare esaminare ad un avvocato per eredità se si è in presenza di donazione indiretta e lesione della quota legittima degli eredi.

Infatti se nella divisione del testatore è pretermesso uno degli eredi legittimari l’atto è completamente nullo, se invece ne deriva solo una lesione del diritto di legittima, il legittimario eserciterà l’azione di riduzione contro i coeredi.

La rescissione per lesione, esperibile da ogni condividente contro gli altri, presuppone soltanto il fatto della lesione oltre il quarto al valore della porzione che avrebbe avuto il diritto di conseguire ex art. 763 del codice civile.

Donazione indiretta e lesione della quota legittima degli eredi: la ricostruzione del patrimonio ereditario

Il primo compito dell’avvocato specializzato in diritto ereditario è la ricostruzione del patrimonio ereditario e delle vicende familiari per determinate le quote ereditarie con e senza testamento, spettanti a ciascun erede.

Bisogna tenere presente che nella massa ereditaria ricadono non soltanto i beni lasciati in eredità dal de cuius, ma anche le donazioni indirette, ovvero quei beni di valore che sono stati oggetto di lascito nel corso della vita da parte del defunto.

Gli atti di liberalità tra vivi possono rendere vana l’aspettativa dei legittimari di  ricevere quanto a loro è riservato, ma poiché il loro è solo un diritto ereditario,  durante la vita non hanno mezzi per impedire le donazioni, né azioni contro i donatari.

La ricostruzione del patrimonio ereditario è, in presenza di atti di liberalità, una operazione che implica questioni complesse inerenti aspetti di  conflittualità tra donazioni ed eredità.

Accade frequentemente, per evitare imposte di successione o tassazione su secondi immobili, che il defunto ha acquistato con proprio denaro ed intestato fittiziamente un immobile ad un altro familiare privilegiandolo rispetto ad altri venendo, così, a ledere la quota legittima di altri eredi.

Una volta ricostruita la massa ereditaria composta dal relictum e dal donatum, si procederà alla ripartizione delle quote tra gli eredi, con o senza conguagli, tenuto conto, per quanto possibile, delle rispettive richieste.

Donazione indiretta, avvocato specializzato in diritto ereditario

L’avvocato che tratta questioni ereditarie, oltre ad una preparazione civilistica consolidata deve avere grandi doti di diplomazia al fine di non pregiudicare la possibilità di una transazione e divisione ereditaria.

Allo stesso tempo l’avvocato a cui affidarsi per una problematica ereditaria  deve avere autorevolezza ed esperienza nell’affrontare situazioni che spesso, dettate da legami affettivi o risentimenti familiari, possono degenerare impedendo lo scioglimento della comunione ereditaria.

I clienti che si rivolgono al mio Studio Legale fondato nel 1949 specializzato in  diritto ereditario hanno appena subìto un lutto familiare, questo significa essere  poco lucidi e disorientati per il fatto di dovere affrontare una perdita nella loro vita e gestire rapporti familiari ed economici con gli altri eredi

Hanno bisogno di sentirsi protetti ed al sicuro, di sapere di essersi affidati al migliore avvocato per eredità e di comprendere a livello giuridico ogni aspetto, sia che si tratti di successione legittima o di  successione testamentaria  contenendo costi e spese relativi anche alle imposte di successione.

Per richiedere un primo parere in materia successoria all’Avvocato Gianluca Sposato ,è possibile prenotare un appuntamento telefonico, o un’appuntamento a studio tramite il servizio Assistenza Legale24h dove sono indicati i costi dei servizi.

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Testamento, quando può essere impugnato?

Il testamento può essere impugnato da chiunque vi abbia interesse, per vizi di  forma, o sostanziali come nel caso in cui la volontà non sia genuina, nel qual caso bisogna dare preferenza alle delazione legittima.

Chi fa testamento può disporre solo di una quota del proprio patrimonio liberamente, spiega l’Avvocato Gianluca Sposato, Ceo di Legale24h, specializzato in diritto successorio ed eredità, alla redazione dell’ Agenzia Parlamentare.

In ogni caso il testamento quando lede i diritti degli eredi legittimari può essere impugnato nel termine di 5 anni trattandosi di cause di annullabilità, mentre nel caso di nullità l’azione è imprescrittibile. 

Quali sono i casi di invalidità del testamento?

I casi di invalidità del testamento, o delle singole disposizioni testamentarie, sono previsti dalla legge.

Occorre a riguardo precisare, però, che il legislatore ha voluto limitare l’applicazione di conseguenze irrimediabili in considerazione della irripetibilità dell’atto da parte di  chi è morto.

Esistono casi di nullità e casi di annullabilità che hanno effetti sulle disposizioni testamentarie.

L’azione di nullità è imprescrittibile, mentre quella di annullabilità  deve essere esercitata e si prescrive nel termine di 5 anni.

Il testamento è nullo per vizi di forma, se nel testamento mancano la data e la sottoscrizione, o per violenza fisica quando la volontà del testatore ha subìto coercizione.

L’articolo 590 del codice civile stabilisce che la nullità della disposizione testamentaria non può essere fatta valere da chi, conoscendone la causa ha confermato la disposizione, o dato ad essa volontaria esecuzione.

Il testamento è annullabile in tutti gli altri casi, quando lede i diritti degli eredi  legittimari e può essere impugnato.

Chi redige testamento deve rispettare le quote ereditarie?

Nella successione testamentaria non possono essere violate le quote riservate agli eredi legittimari, né il testatore può eccedere per atti di liberalità la quota disponibile a lui riservata per legge.

Il testatore nel redigere l’atto di sua ultima volontà deve considerare prima di tutto la composizione dell’asse ereditario.

Non possono essere violate le quote spettanti per legge al coniuge, ai figli, ai genitori e altri ascendenti, altrimenti il testamento quando lede i diritti degli eredi legittimari può essere impugnato da chiunque vi abbia interesse.

Nel redigere un atto di ultima volontà si deve, inoltre, tenere conto di eventuali atti di liberalità compiuti in vita ed esaminare il rapporto tra donazioni  ed eredità al fine del computo delle quote ereditarie, per effetto di donazioni indirette.

Cosa sono le donazioni indirette?

Le donazioni indirette sono donazioni simulate, negozi giuridici che hanno impoverito una persona a vantaggio di un’altra, come nel caso di acquisti fatti in favore dell’erede dal de cuius con proprio denaro.

Si pensi all’intestazione fittizia di un immobile, come sovente avviene, ad un figlio anche per usufruire delle agevolazioni prima casa e non pagare le imposte di  successione.

La donazione viene considerata come un impoverimento del patrimonio ereditario in favore di uno solo degli eredi e per tale ragione, per effetto della collazione, va imputata alla massa ereditaria.

Quota di riserva e quota disponibile, quando è possibile esperire l’azione di riduzione?

Ai familiari, in qualità di legittimari, spetta una quota di riserva anche nell’ipotesi in cui si apra la successione all’eredità senza testamento e si abbia, dunque, la successione legittima.

Nel caso in cui si dia luogo alla successione testamentaria saranno molteplici gli elementi da analizzare, a cominciare dalla capacità di intendere e volere del testatore.

Per verificare se la disposizione di ultima volontà lede i diritti dei legittimari occorre verificare la validità del testamento che produce effetto dal momento della sua pubblicazione.

L’art. 554 del codice civile dispone che le disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre sono soggette a riduzione.

Ciò può avvenire nei limiti della quota medesima, attraverso l’esperimento dell’azione di riduzione dinanzi il Tribunale competente.

Tale azione si rende necessaria per la reintegra nell’eredità ove sia fallito il tentativo di ricomporre la controversia ereditaria con una transazione ereditaria, con bilanciamento delle quote spettanti a ciascun erede.

Quali sono le quote nel testamento?

La quota disponibile varia a seconda del numero dei legittimari ma, in ogni caso, non può mai essere inferiore ad ¼ del patrimonio del testatore.

Diversamente il testamento quando lede i diritti degli eredi legittimari può essere impugnato.

Il testatore può disporre di ¼ del suo patrimonio come vuole, destinandolo anche a soggetti diversi dai propri familiari e parenti, o privilegiando uno di loro rispetto ad altri.

Se non ci sono eredi legittimari, dunque il coniuge, i figli, i genitori o i nonni, il testatore può disporre liberamente dell’intera quota del proprio patrimonio.

Quale è la quota disponibile nel testamento?

Se il testatore è sposato bisogna distinguere a seconda che ci siano figli, o meno.

Se non ci sono figli, ma solo il coniuge la sua quota disponibile è di ½, dunque l’altro ½ rappresenta la quota di riserva del coniuge.

Se oltre al coniuge ci sono anche dei figli la quota disponibile è di 1/3 se il figlio è uno solo e di  ¼ se i figli sono più di uno.

In presenza di figli il coniuge avrà, diritto  quando concorre con un figlio ad 1/3 e nel caso di più figli ad ¼ dell’asse ereditario, oltre all’uso della casa coniugale e del suo mobilio.

Se il testatore alla sua morte lascia solo figli la quota disponibile sarà di ½ se ha un solo figlio e di 1/3 se lascia più di un figlio, essendo riservata a loro la restante quota nell’una e nell’altra ipotesi.

Quote nel testamento con genitori

Se il de cuius non è sposato e non ha figli ma, nell’asse ereditario sono presenti ascendenti e, dunque, genitori o nonni, che possono agire anche per rappresentazione ereditaria, la quota loro destinata a titolo di riserva è di 1/3.

Dunque la quota disponibile del testatore è di 2/3 che se non rispettata nel testamento e lede i diritti degli eredi legittimari può essere impugnato.

Non è prevista invece alcuna quota di riserva per i fratelli che, dunque, se il fratello o la sorella sono sposati ed hanno figli non può impugnare il testamento che lo escluda.

Pertanto, il testamento quando lede i diritti degli eredi legittimari può essere impugnato, ma non dai fratelli.

Schema quota di riserva e disponibile 

  • Se il testatore lascia solo il coniuge la quota disponibile è ½ (quota riserva coniuge 1/2)
  • Se sopravvive coniuge e un figlio la quota disponibile è 1/3 (quota riserva coniuge 1/3, figlio 1/3)
  • Se sopravvive coniuge e più di un figlio quota disponibile 1/4 (quota riserva coniuge ¼, figli ½)
  • Se rimane solo un figlio la quota disponibile è ½ (quota riserva figlio ½)
  • Se rimane più di un figlio la quota disponibile è 1/3 (quota riserva figli 2/3)
  • Se lascia coniuge e ascendenti disponibile ¼ (quota riserva coniuge ½, ascendenti 1/4)
  • Se lascia solo ascendenti disponibile 2/3 (quota riserva ascendenti 1/3)

Per prenotare un appuntamento e sottoporre una questione ereditaria all’Avvocato Gianluca Sposato, esperto in materia testamentaria consultare la pagina Legale24h dove sono indicati anche i costi.

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Problematiche frequenti legate alle compravendite immobiliari

Problematiche frequenti legate alle compravendite immobiliari

Preliminare di compravendita

Intervista all’Avvocato Gianluca Sposato, Direttore del Network  Legale24h, sulle problematiche frequenti legate alle compravendite immobiliari.

La compravendita immobiliare tra privati

Nelle compravendite immobiliari  tra privati è importante distinguere ruoli e attività: avvocato, agenzia immobiliare e notaio hanno compiti e svolgono funzioni differenti.

Rivolgersi ad una agenzia immobiliare per l’acquisto di un immobile tra privati non sempre garantisce l’acquirente da rischi per evizione e formalità perente.

Come nel caso di ipoteche o trascrizioni pregiudizievoli che risultano non essere state cancellate ed impediscono il rogito notarile, con tutte le conseguenze per l’adempimento al preliminare di compravendita.

Per contro, pensare che il Notaio possa garantire i termini di esecuzione dell’obbligazione contrattuale, risolvendo ogni situazione di intralcio nella compravendita immobiliare tra privati, non è corretto.

Perché la sua funzione è quella di eseguire l’effetto traslativo dell’immobile effettuando le annotazioni nei pubblici registri immobiliari e garantire la corresponsione delle imposte al Fisco.

L’assistenza dell’avvocato immobiliarista è, dunque, fondamentale per la buona riuscita della compravendita immobiliare tra privati.

Assistenza dell’avvocato nelle compravendite immobiliari

L’assistenza di un avvocato esperto in diritto immobiliare viene spesso trascurata dagli acquirenti, i quali per il solo fatto di essersi rivolti ad una agenzia, o ad un notaio, la ritengono un costo superfluo.

In realtà la presenza di un legale alla stipula è imprescindibile per curare ogni dettaglio e aspetto contrattuale, garantendo l’acquirente in tutte le fasi, ma meglio ancor prima di formalizzare l’offerta di acquisto.

Infatti, una volta formalizzata la proposta di acquisto e versata la caparra, possono verificarsi brutte sorprese, sia per l’acquirente che per il venditore, che si sarebbero potute conoscere e risolvere se assistiti da un avvocato immobiliarista.

Problematiche frequenti legate alle compravendite immobiliari: il regolamento di condominio

E’ buona prassi conoscere anche il regolamento condominiale prima di formalizzare la proposta di acquisto di un immobile.

Atteso che molto spesso vi  sono limitazioni alla proprietà contenenti espressi divieti che, se regolarmente trascritti, hanno piena validità legale.

Come nel caso in cui sia vietata la destinazione di appartamenti ad uffici pubblici, attività di tipo turistico ricettivo come case vacanza o bed and breakfast.

Ma il regolamento condominio può contenere divieti  anche per attività come palestre, scuole di musica, scuole di canto e di ballo, ambulatori medici o sanitari per malattie contagiose.

Situazioni poco chiare, prospettate come affari a prezzi vantaggiosi, sono quasi sempre da evitare, poiché causa di problematiche frequenti legate alle compravendite immobiliari.

Compravendita di immobile tra privati e per asta giudiziaria

Solo gli acquisti per asta giudiziaria sono garantiti dal tribunale, che con effetto purgativo trasferisce la proprietà di un immobile libero da vizi.

Nella compravendita privata le situazioni occulte alla compravendita che possono verificarsi sono molteplici.

Dall’acquisto di quote, in cui non si è rispettato il diritto di prelazione di altri soggetti, alla vendita di immobili gravati da garanzie reali.

Particolare attenzione, poi, bisogna prestare agli appartamenti che risultano essere pervenuti per donazione venendo a ledere la quota di riserva degli eredi legittimari.

Una ulteriore problematica è rappresentata dagli immobili ancora privi delle necessarie autorizzazioni urbanistiche e abitative.

Come non si possono escludere persino azioni volte a rivendicare la proprietà di un immobile per avvenuta usucapione.

Se il libero mercato offre maggiori opportunità di scelta, le aste immobiliari garantiscono l’acquirente, che abbia effettuato il saldo del prezzo nei termini di cui all’ordinanza di vendita, da eventuali rischi di evizione e dalla cancellazione di tutte le formalità pregiudizievoli.

Tuttavia, anche in questo settore, a prescindere dalle possibilità concrete di aggiudicazione, l’assistenza legale, dati i tecnicismi e la complessità della materia è indispensabile ed è bene diffidare dai tanti intermediari.

Libera contrattazione e problemi in sede di rogito notarile

In sede di acquisto di un immobile i rischi possono essere molteplici.

Qualora l’immobile sia ancora da costruire, per esempio, il rilascio di una fideiussione a garanzia dello stato di insolvenza del costruttore non è l’unico elemento da considerare.

Sono frequenti anche problemi con agenzie immobiliari particolarmente invadenti che operano scorrettamente, non solo per acquisire un mandato di vendita, ma anche non comunicando situazioni che, se conosciute, non avrebbero portato a formalizzare l’offerta di acquisto.

Tuttavia, il mercato immobiliare in ambito privato, con l’assistenza di un  avvocato esperto in compravendite, è del tutto sicuro e oltre ad offrire maggiori soluzioni adatte alle proprie richieste ed esigenze immobiliari, offre il vantaggio della contrattazione libera.

Tenuto conto del sovraffollamento delle aste giudiziarie con l’interessamento di intermediari anche in quel settore, ove non  sarebbe dovuta alcuna provvigione di intermediazione, con relative incertezze in ordine alla possibilità di aggiudicazione dell’immobile.